GUIGLIA. UNA DELLE NOVITÁ AL VINITALY
Terraquilia lancia il “Tresassi”
Mattioli: «Un vitigno autoctono valorizzato dal metodo ancestrale»
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Si chiama Tresassi ed è prodotto con metodo ancestrale da Terraquilia, l'azienda vitivinicola di Guiglia.
È un nuovo vino bianco, frutto del recupero un antico vitigno originario di una zona montana situata all'internod el Parcoi dei Sassi di Roccamalatina, e sarà presentato nei prossimi giorni alla grande rassegna Vinitaly di Verona.
Terraquilia sarà presente al Padiglione 8 all'interno dello stand Fivi (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti).
«Non avendo completato l'iter di identificazione e classificazione - ha spiegato Romano Mattioli, patron di Terraquilia - per il momento è semplicemente Tresassi. Si tratta di un vitigno autoctono, montanaro, dall'acidità spiccata, di buona struttura, e soprattutto naturalmente resistente alle malattie. Scorza dura, carattere, ma anche profondità e ricchezza organolettica: sono le caratteristiche del vino. La decisione di valorizzarlo con il nostro metodo ancestrale - ha aggiunto Romano Mattioli - è venuta naturale. Si tratta di una rifermentazione in bottiglia senza l’aggiunta di zuccheri e di lieviti, nessuna filtrazione, permanenza sui lieviti di almeno 18 mesi prima di procedere a remuage e degorgement. Dosaggio zero come da prassi Terraquilia».
«Il recupero delle vecchie varietà e delle tecniche di vinificazione antiche - ha detto ancora Mattioli - è di fatto l'essenza di Terraquilia. Non si tratta solamente di vino, ma soprattutto di recuperare tradizioni, cultura, biodiversità di un territorio: in sintesi di custodire un patrimonio».
È un nuovo vino bianco, frutto del recupero un antico vitigno originario di una zona montana situata all'internod el Parcoi dei Sassi di Roccamalatina, e sarà presentato nei prossimi giorni alla grande rassegna Vinitaly di Verona.
Terraquilia sarà presente al Padiglione 8 all'interno dello stand Fivi (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti).
«Non avendo completato l'iter di identificazione e classificazione - ha spiegato Romano Mattioli, patron di Terraquilia - per il momento è semplicemente Tresassi. Si tratta di un vitigno autoctono, montanaro, dall'acidità spiccata, di buona struttura, e soprattutto naturalmente resistente alle malattie. Scorza dura, carattere, ma anche profondità e ricchezza organolettica: sono le caratteristiche del vino. La decisione di valorizzarlo con il nostro metodo ancestrale - ha aggiunto Romano Mattioli - è venuta naturale. Si tratta di una rifermentazione in bottiglia senza l’aggiunta di zuccheri e di lieviti, nessuna filtrazione, permanenza sui lieviti di almeno 18 mesi prima di procedere a remuage e degorgement. Dosaggio zero come da prassi Terraquilia».
«Il recupero delle vecchie varietà e delle tecniche di vinificazione antiche - ha detto ancora Mattioli - è di fatto l'essenza di Terraquilia. Non si tratta solamente di vino, ma soprattutto di recuperare tradizioni, cultura, biodiversità di un territorio: in sintesi di custodire un patrimonio».
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