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«La ’ndrangheta è tra noi Siamo ormai assuefatti» 

di Luca Gardinale
«La ’ndrangheta è tra noi Siamo ormai assuefatti» 

Formigine. Serata antimafia con il procuratore Nicola Gratteri e il prof. Nicaso «Necessario contrastare la “zona grigia” e la collusione che favorisce i boss»

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FORMIGINE. Oggi è semplicemente la mafia più ricca del mondo. Volendo quantificare, si può parlare di un “fatturato” di 55 miliardi all’anno, a cui ha contribuito la scelta di buttarsi sulla cocaina negli anni ’90, quando Cosa Nostra era impegnata con lo stragismo, mentre lei, la ’ndrangheta, ha capito che il grande business era la droga: con una serie di broker inviati in Sudamerica si è così garantita la materia prima a basso costo, per rivenderla con ricarichi enormi sui mercati europei.
Il ritratto della ’ndrangheta, dalla metà dell’800 a oggi, è stato tracciato da Nicola Gratteri, procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, e Antonio Nicaso, docente e giornalista, nonché uno dei maggiori esperti italiani di mafie. Gratteri e Nicaso hanno presentato il loro libro “Padrini e padroni” giovedì sera alla Meridiana di Casinalbo, davanti ad un centinaio di persone, tra cui il sindaco di Formigine Maria Costi.
Nicaso ha così ricordato che “la ’ndrangheta è riuscita a passare indenne il periodo fascista, anche perché il fascismo non ha fatto nulla per contrastarla, e spesso gli ’ndranghetisti più potenti erano riusciti a infiltrarsi nel partito. Decennio dopo decennio, è così riuscita a mettere radici dappertutto, in Emilia come in Piemonte e in Lombardia, anche perché più che un modo di essere, la ’ndrangheta è un modo di fare, e quindi è esportabile”.
«Uno dei più importanti successi di questo tipo di criminalità organizzata - ha aggiunto Gratteri - è stato iniziare a occuparsi della cogestione della cosa pubblica fin dalla fine degli anni ’60, sedendosi ai tavoli per decidere direttamente se le opere servivano oppure no».
Poi, all’inizio degli anni ’90, il boom della cocaina: «In quel periodo - ha detto ancora il procuratore - l’80% dei tossicodipendenti faceva uso di coca. I capi sono stati bravi a capirlo subito, e mentre Cosa Nostra era nel pieno del periodo dello stragismo, la ’ndrangheta è diventata la mafia più ricca del mondo».
E a proposito di droghe, Gratteri ha ribadito il suo “no” alla legalizzazione di quelle leggere: «Prima di tutto - ha detto - non credo che i consumatori andrebbero a comprare la marijuana in farmacia, dove il prezzo oscillerebbe tra i 10 e i 12 euro al grammo, mentre al mercato nero oggi si paga 4 o 5 euro. E poi trovo inaccettabile sentir dire da un politico che lo Stato potrebbe incassare un sacco di soldi dalla vendita legale di droghe leggere: insomma, io non riesco ad immaginare uno Stato che legalizza una cosa che fa male».
Nicaso ha quindi affrontato il tema dell’accettazione sociale della ’ndrangheta: «Oggi è presente in quasi tutto il mondo - ha detto - ma quello che sconvolge è l’assuefazione, mentre i soldi della criminalità entrano con una facilità incredibile. Perché quello che dobbiamo riuscire a colpire, oggi, è la collusione, la zona grigia che sta attorno alle mafie. Del resto, i nostri legislatori devono capire che anche le mafie subiscono un’evoluzione, e gli strumenti pensati negli anni ’80 non bastano più: le mafie si sono globalizzate, l’antimafia no».

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