Sos licenziamenti nel settore tessile Crisi Luca Maglierie
di Serena Arbizzi
Giardiello, Cisl: «Primavera negativa per l’occupazione» Greco, Cgil: «Preoccupazione per il personale in esubero»
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Un’ondata di licenziamenti che non ha ancora raggiunto il culmine, ma che manifesterà il picco in primavera. È la previsione della Cisl secondo cui la fine della crisi è ancora lontana.
A soffrire maggiormente a causa della difficile congiuntura economica sono gli artigiani e le piccole medie imprese dove caleranno gli ammortizzatori sociali e, non avendo più a disposizione questa misura, le aziende saranno in un periodo di difficoltà crescente. «Il sistema di ammortizzatori attuale non è adeguato e rende i pagamenti da parte dell’Inps più lunghi del previsto, con i lavoratori ovviamente in difficoltà a causa di questi ritardi: passano anche parecchi mesi prima che si vedano i soldi – spiega Roberto Giardiello, responsabile Femca Cisl - tra aprile e maggio finiranno i fondi a disposizione per la cassa integrazione e inizierà un’ondata di licenziamenti nelle imprese. E non è finita qui. C’è un altro problema. La legge Fornero ha previsto un particolare tipo di ammortizzatore che non va bene per il settore moda: non è previsto, infatti, l’utilizzo della cassa integrazione su base stagionale. E sappiamo, invece, che la moda ha un andamento stagionale. La moda in otto anni ha perso 100mila posti di lavoro e 10mila aziende sono state chiuse in Italia. Carpi segue lo stesso trend. In otto anni è andato in fumo circa il 20% dei posti. Questo a parità di fatturato prodotto: significa che si produce la stessa ricchezza ma con meno persone».
Giardiello avanza una proposta per cercare di invertire la tendenza.
Tra le aziende dove i dipendenti stanno affrontando un periodo critico c’è Luca Maglierie di via Pitagora, impresa con anni di storia alle spalle che ha annunciato esuberi per il 50% del personale. «È la seconda volta che l’azienda apre una crisi che si sta materializzando con la cassa integrazione straordinaria fino alla fine dell’anno - spiega Sergio Greco, Cgil - Gli esuberi annunciati sono pari al 50% e riguardano una ventina di dipendenti sui 44 totali. La cosa che fa più male è che quest’azienda ha uno stabilimento in Romania nella quale lavorano oltre mille dipendenti. Ma l’intenzione di non produrre più a Carpi è chiara. Il personale è già stato ridotto: una volta i dipendenti erano oltre 70... Abbiamo parlato con i vertici dell’azienda per rimandare alla fine dell’anno la discussione sugli esuberi e tenerci un po’ di tempo per ridiscutere e affrontare la situazione».
A soffrire maggiormente a causa della difficile congiuntura economica sono gli artigiani e le piccole medie imprese dove caleranno gli ammortizzatori sociali e, non avendo più a disposizione questa misura, le aziende saranno in un periodo di difficoltà crescente. «Il sistema di ammortizzatori attuale non è adeguato e rende i pagamenti da parte dell’Inps più lunghi del previsto, con i lavoratori ovviamente in difficoltà a causa di questi ritardi: passano anche parecchi mesi prima che si vedano i soldi – spiega Roberto Giardiello, responsabile Femca Cisl - tra aprile e maggio finiranno i fondi a disposizione per la cassa integrazione e inizierà un’ondata di licenziamenti nelle imprese. E non è finita qui. C’è un altro problema. La legge Fornero ha previsto un particolare tipo di ammortizzatore che non va bene per il settore moda: non è previsto, infatti, l’utilizzo della cassa integrazione su base stagionale. E sappiamo, invece, che la moda ha un andamento stagionale. La moda in otto anni ha perso 100mila posti di lavoro e 10mila aziende sono state chiuse in Italia. Carpi segue lo stesso trend. In otto anni è andato in fumo circa il 20% dei posti. Questo a parità di fatturato prodotto: significa che si produce la stessa ricchezza ma con meno persone».
Giardiello avanza una proposta per cercare di invertire la tendenza.
Tra le aziende dove i dipendenti stanno affrontando un periodo critico c’è Luca Maglierie di via Pitagora, impresa con anni di storia alle spalle che ha annunciato esuberi per il 50% del personale. «È la seconda volta che l’azienda apre una crisi che si sta materializzando con la cassa integrazione straordinaria fino alla fine dell’anno - spiega Sergio Greco, Cgil - Gli esuberi annunciati sono pari al 50% e riguardano una ventina di dipendenti sui 44 totali. La cosa che fa più male è che quest’azienda ha uno stabilimento in Romania nella quale lavorano oltre mille dipendenti. Ma l’intenzione di non produrre più a Carpi è chiara. Il personale è già stato ridotto: una volta i dipendenti erano oltre 70... Abbiamo parlato con i vertici dell’azienda per rimandare alla fine dell’anno la discussione sugli esuberi e tenerci un po’ di tempo per ridiscutere e affrontare la situazione».
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