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Paolo Mattarozzi: "Vi racconto il mio amico Vasco Rossi: un fuoriclasse"

di Andrea Marini
Paolo Mattarozzi: "Vi racconto il mio amico Vasco Rossi: un fuoriclasse"

Paolo Mattarozzi, amico e dentista del Kom: «Ci conosciamo da bambini, è come un fratello. Impossibile non volergli bene»

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«Una mia foto con Vasco?!?! Ci vediamo talmente di frequente che non ne facciamo mai… Vasco per me non è la rockstar che fa muovere migliaia di persone per i suoi concerti… Per me Vasco è semplicemente il mio amico. Anzi lo sento come un fratello. Minore, visto che sono più vecchio di lui...».
Paolo Mattarozzi sorride, quasi imbarazzato, per non aver saputo fornire la prova fotografica del suo legame con Vasco Rossi, ma del resto è così, eccezion fatta per i giovani di oggi, che fanno un selfie con gli amici ogni 10 minuti; tra amici più attempati le foto-ricordo spesso sono una rarità. Non si pensa a fotografarsi con chi si ha sempre a disposizione. «Le foto che gli ho fatto più di frequente sono le radiografie ai denti quando devo curarlo, visto che sono anche il suo dentista» aggiunge ridendo il dottor Mattarozzi.
Anche lui originario di Zocca, Paolo Mattarozzi si può dire sia cresciuto insieme a Vasco.

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«Sin da bambini lui girava nel piazzale dell’azienda di mio padre Carlo su a Zocca. Suo papà Giovanni Rossi detto “Carlin” lavorava per il mio, ma era anche un suo grande amico. Anche mamma Novella lavorava nell’azienda. Qundi, da bambino, Vasco veniva da noi e si stava insieme. Lui più piccolo, rispetto a me e ai miei amici, inizialmente ci vedeva un po’ con timore, poi, crescendo, siamo diventati una compagnia. Soprattutto all’epoca in cui si andava a Modena e in giro per l’Emilia nelle discoteche e ci si divertiva insieme a cercare di conquistare le ragazze. Si faceva quasi a gara a chi fosse il play boy migliore con Angelo Righetti. E va detto che, anche con le donne, Vasco ci sapeva fare…».
Chiedere a Mattarozzi di Vasco vuol dire costringerlo a pescare tra migliaia di ricordi. Mentre li racconta passa da un aneddoto all’altro. Piccoli frammenti di vita vissuti insieme. Quelli belli e quelli meno belli.

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IN FAMIGLIA. «I ricordi sono tanti. - racconta il dottor Mattarozzi - Uno di quelli ai quali sono più affezionato e riconoscente riguarda un lutto che ebbi da bambino. Morì la nonna e i miei genitori, in quei momenti, preferirono mandarmi via da casa per evitare la pesantezza emotiva della situazione. Fui accolto per qualche giorno a casa di Vasco, lo fecero con grande affetto, mi sentivo in famiglia». E poi via: si salta da un ricordo all’altro, a quando Vasco «Un giorno in piscina mi disse: “Paolo, ho deciso di creare una radio. La chiameremo Punto Radio” - racconta. Io lo guardai, gli dissi bella idea. Ma… poi chi è che parla? Lui rispose. “Beh noi”. Scoppiai a ridere. Vasco è sempre stato un tipo molto timido, non lo vedevo al microfono a parlare. E invece ebbe ragione lui, Punto Radio fu una grande esperienza. Da qui in poi lui ha cominciato a farsi conoscere. Io invece andai a Bologna e mi sposai».
IL TIMIDO. Quella del carattere timido di Vasco ritorna spesso nei racconti del dottor Mattarozzi. «La timidezza è sempre stata una sua caratteristica. Vasco è una persona che ti sa mettere sempre a tuo agio. Quando parli con lui riesce sempre a farti sentire importante, nel senso che presta molta attenzione a quello che dici. Inoltre ha un modo di fare che ti spinge a volergli bene e anzi sei sempre portato a proteggerlo».
Di Vasco, Mattarozzi, sa un po’ tutto, le cose professionali e quelle personali. «Di momenti insieme ne abbiamo passati tanti, quelli belli e quelli difficili. Ma siamo sempre stati in contatto. A parte nel periodo in cui io mi sposai e intrapresi la professione mentre lui iniziò il grande volo. L’ho sentito l’altro giorno al rientro da Los Angeles. Quando chiama stiamo al telefono a lungo e scherziamo. A volte, giocando sul suo essere rockstar, mi dice: “Ti chiamo da una località segreta... Non ti dico da dove perché tu hai la lingua lunga...”. Nulla di strano. Ripeto, per me è l’amico non il cantante».

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MODENA PARK. Con Mattarozzi Vasco parla anche di musica. «Mi dice cosa prepara, a volte mi ha fatto ascoltare in anteprima le canzoni o leggere i testi. Ne scrive tante. Specie nei periodo in cui si isola per creare».
E Modena Park?
«Eh… Modena Park. Di quello preferisce che gliene parli poco altrimenti “gli viene l’agitazione”. - sorride Mattarozzi - È un concerto cui tiene tantissimo. Ha voluto a tutti i costi farlo a Modena. Quando all’inizio ci furono le polemiche gli suggerii “Ma scusa, vai a Imola no?”. E lui: “No, Modena park è il parco più grande in Europa. E lì sarà».
VISITA IN INCOGNITO. «Le rivelo un segreto: un paio di mesi fa, quando è venuto in studio per il solito controllo ai denti, mi ha chiesto di accompagnarlo a vedere il parco. L’ho caricato in auto e in incognito siamo andati a fare un giro di tutta l’area: era soddisfatto. Di più non posso dire, ne parliamo poco. Così non si agita, ma lui non ha motivo. Quando è sul palco la sua timidezza sparisce e diventa un animale da palcoscenico».
AL CUORE. «È veramente un grande, che sa arrivare dritto al cuore della gente e mamma Novella lo capì subito, gli fece studiare musica e canto. - prosegue - Ha coltivato quel talento. Certo gli inizi non sono stati facili. Mi ricordo le prime serate quando faceva la spalla a gruppi più noti. Una sera mi ritrovai ai Lidi Ferraresi, e sapevo che Vasco si sarebbe esibito. Andai con mia moglie, lui doveva cantare dopo Pierangelo Bertoli. Finito il concerto di Bertoli il pubblico sparì. Rimanemmo io, mia moglie e pochi altri ad ascoltarlo. Tanto che le sussurrai: “Mi sa che finirà che dovremo dare una mano a Vasco”… E invece ... Mai avrei pensato riuscisse ad arrivare ad un tale livello. E forse non lo pensava nemmeno lui. Certo ci sperava. Ma così? Inimmaginabile. Ma lo merita: è bravo».

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Cos’è che lo rende diverso dagli altri?
«Ovviamente esprimo il mio pensiero, che è di parte, ma è innegabile che Vasco sia creativo, ha sempre idee nuove che fanno di lui un precursore nella musica, nel linguaggio, nei social. E poi è determinato, non distoglie mai lo sguardo dall’obiettivo sino a quando non lo ha centrato».
GIÙ DAL PALCO. Ma giù dal palco Vasco com’è? «Come quella sua canzone: l’uomo semplice. Ama molto leggere, i testi filosofici soprattutto, poi gli piace la buona cucina. A tavola preferisce il Brunello al Lambrusco ed è molto legato agli amici d’infanzia. Quelli che ha frequentato sin da ragazzo. È molto legato a Zocca: “Il paesello”. Gli piace tornare, andare al bar a giocare a carte. Come un Rossi qualsiasi... Poi a Natale abbiamo la tradizione: ci ritroviamo da 30 anni nello stesso locale per festeggiare».
IN FORMA. «Che altro dire. Per me Vasco oggi è più in forma di 30 anni fa. Sarà la maturità. Ha una moglie che è la donna giusta per lui... Lo ha aiutato molto a trovare il suo equilibrio. Sono una bella coppia. Certo la sua vita non è stata facile, ha avuto momenti difficili ma ha saputo superarli. Ogni tanto gli dico che lui, da questo punto di vista, può ritenersi un miracolato».

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