Gazzetta di Modena

Modena

Progetto Welchome, Chi aiuta, chi è aiutato

Enrico Grazioli
Progetto Welchome, Chi aiuta, chi è aiutato

 

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Carissima Emanuela Carta, la lettera che mi hai inviato dopo averci pensato molto e che ieri abbiamo pubblicato in prima pagina non avrebbe bisogno di commenti. Ma dopo averci pensato abbastanza, credo giusto sottolineare non tanto il coraggio e la determinazione che con la tua famiglia hai dimostrato in questa vicenda, quanto il senso del bene comune.

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Che vi anima e che fa dell’accoglienza in affido di un ragazzo immigrato una storia pubblica e non solo intima, privata. Una sequela di male parole, risentimento e disprezzo ha accolto sui social network le nostre notizie relative all’esperienza di WelcHome, in particolare il racconto corale fattone da diverse famiglie in una parrocchia a Modena. In quel luogo avete semplicemente detto che quei minori non accompagnati di cui vi state facendo carico con responsabilità e altrettanta serenità stanno dando alla nostra comunità più di quanto ricevono, prendono. Non sottraggono risorse né speranze, come troppi pensano e sbraitano al riparo del sostanziale anonimato del web: ne aggiungono, testando la capacità di una rete di nuclei familiari, di individui, di farsi società e non semplice somma di interessi spesso contrastanti fra loro.

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Questa maglia tiene se chi ha in mano il filo non amplia le smagliature. E ha bisogno di una cucitura paziente, instancabile, generosa: silenziosa nel suo compiersi quotidiano, ma anche capace di uscire dal silenzio e di essere testimoniata in pubblico, come avete fatto voi. Trasformandola in conoscenza a disposizione di tutti, in esempio di risultato concreto e possibile, in traccia da seguire anche in contesti diversi

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. Non è una risposta solo alla richiesta di aiuto da parte di chi sfida mostri terrestri e marini per cercare sopravvivenza: la è anche alla domanda, spesso urlata quanto inespressa, che noi stessi rivolgiamo allo specchio in cui non abbiamo più il coraggio di guardarci. Di saper essere, restare, umani. E fare la nostra parte, non solo reclamarla. Di questo ti diciamo, vi diciamo grazie, Emanuela.

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