Referendum, turchi modenesi alle urne
di Gaetano Josè Gasparini
In centinaia sono partiti in auto e in pullman per raggiungere il consolato a Milano e votare sul presidenzialismo
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Sono partiti in centinaia con macchine, pulmini e autobus da via Canaletto ieri mattina alla volta di Milano dove al consolato turco hanno votato per il referendum in favore del presidenzialismo. Sono i turchi di Modena e provincia, oltre 1500 residenti sul nostro territorio. In Emilia, invece, sono 3500 mentre nell'intero paese la diaspora turca conta 20mila cittadini. Chiamati alle urne i turchi di Modena hanno votato presso i seggi consolari aperti da venerdì sino ad oggi. Non solo in Italia. Da lunedì 27 marzo hanno già iniziato a votare i cittadini turchi che vivono all'estero.
I seggi sono stati aperti in 120 sedi consolari di 57 paesi diversi. Il voto ha mobilitato le grandi comunità turche di Germania, Belgio, Austria, Svizzera e Danimarca dove risiedono complessivamente 3 milioni di cittadini turchi aventi diritto al voto che potrebbero essere decisivi per le sorti della consultazione. In gioco c'è il cambiamento del sistema politico del paese: una vittoria del “sì” trasformerebbe la Turchia in una Repubblica presidenziale, con i poteri fortemente accentrati nelle mani del presidente della Repubblica. «Ma Erdogan non è un dittatore, è un uomo del popolo che fa gli interessi del suo paese», dice Murat Durgun, presidente dell'Ulu Camii. La comunità turca modenese più numerosa è quella che orbita intorno all'associazione turca “Ulu Camii” di via Munari. È molto coesa e omogenea politicamente ed ha organizzato la trasferta per Milano affitando cinque autobus: «Anche se in moschea non facciamo politica», afferma il presidente. Con un consenso che nel paese anatolico sfiora il 70%, l'Akp del presidente Erdgogan è il partito di riferimento della comunità locale, 80% dei frequentatori dichiara di essere elettore o simpatizzante dell'Akp. «La Turchia è matura per il presidenzialismo, un sistema che garantirebbe stabilità ad un paese che nonostante la minaccia terrorista sta crescendo economicamente» dice Mustafa Turk, giovane frequentatore della Ulu Camii. Gli affiliati alla Ulu Camii si fidano ciecamente del loro presidente nonostante la repressione e gli arresti occorsi all'indomani del mancato golpe del 14 luglio scorso: «Lo Stato va difeso ad ogni costo ed è in questo quadro che vanno letti gli arresti. Se ci fosse un referendum per sancire Erdogan presidente a vita, non esiterei a votare a favore», aggiunge Turk.
Un voto che rischia di allontanare la Turchia dall'Europa: «C'è pregiudizio nei confronti del presidente e dei turchi in generale, l'Unione europea si comporta come un club cristiano ed è questo il motivo principale delle resistenze all'adesione della Turchia all'Ue». Mercoledì un illustre dirigente turco ha visitato la Ulu Camii. Si tratta di Mehmet Emin Ozafsar, vice-presidente del Diyanet, il dipartimento degli affari religiosi, un istituto legato allo Stato turco che coordina una rete di oltre 2000 moschee turche sparse per il mondo. Una visita fugace quasi in incognito a cui hanno partecipato anche altri imam e dirigenti delle associazioni turche d'Italia giunti da Como, Imperia e Milano. “Ma non è venuto per fare campagna elettorale, ogni due anni un dirigente del Diyanet visita le associazioni turche nel mondo, un tour istituzionale per portare i saluti di Ankara e ascoltare le problematiche degli emigrati”, dice Ozgur Ozcan, portavoce dell'associazione turco-modenese.
I seggi sono stati aperti in 120 sedi consolari di 57 paesi diversi. Il voto ha mobilitato le grandi comunità turche di Germania, Belgio, Austria, Svizzera e Danimarca dove risiedono complessivamente 3 milioni di cittadini turchi aventi diritto al voto che potrebbero essere decisivi per le sorti della consultazione. In gioco c'è il cambiamento del sistema politico del paese: una vittoria del “sì” trasformerebbe la Turchia in una Repubblica presidenziale, con i poteri fortemente accentrati nelle mani del presidente della Repubblica. «Ma Erdogan non è un dittatore, è un uomo del popolo che fa gli interessi del suo paese», dice Murat Durgun, presidente dell'Ulu Camii. La comunità turca modenese più numerosa è quella che orbita intorno all'associazione turca “Ulu Camii” di via Munari. È molto coesa e omogenea politicamente ed ha organizzato la trasferta per Milano affitando cinque autobus: «Anche se in moschea non facciamo politica», afferma il presidente. Con un consenso che nel paese anatolico sfiora il 70%, l'Akp del presidente Erdgogan è il partito di riferimento della comunità locale, 80% dei frequentatori dichiara di essere elettore o simpatizzante dell'Akp. «La Turchia è matura per il presidenzialismo, un sistema che garantirebbe stabilità ad un paese che nonostante la minaccia terrorista sta crescendo economicamente» dice Mustafa Turk, giovane frequentatore della Ulu Camii. Gli affiliati alla Ulu Camii si fidano ciecamente del loro presidente nonostante la repressione e gli arresti occorsi all'indomani del mancato golpe del 14 luglio scorso: «Lo Stato va difeso ad ogni costo ed è in questo quadro che vanno letti gli arresti. Se ci fosse un referendum per sancire Erdogan presidente a vita, non esiterei a votare a favore», aggiunge Turk.
Un voto che rischia di allontanare la Turchia dall'Europa: «C'è pregiudizio nei confronti del presidente e dei turchi in generale, l'Unione europea si comporta come un club cristiano ed è questo il motivo principale delle resistenze all'adesione della Turchia all'Ue». Mercoledì un illustre dirigente turco ha visitato la Ulu Camii. Si tratta di Mehmet Emin Ozafsar, vice-presidente del Diyanet, il dipartimento degli affari religiosi, un istituto legato allo Stato turco che coordina una rete di oltre 2000 moschee turche sparse per il mondo. Una visita fugace quasi in incognito a cui hanno partecipato anche altri imam e dirigenti delle associazioni turche d'Italia giunti da Como, Imperia e Milano. “Ma non è venuto per fare campagna elettorale, ogni due anni un dirigente del Diyanet visita le associazioni turche nel mondo, un tour istituzionale per portare i saluti di Ankara e ascoltare le problematiche degli emigrati”, dice Ozgur Ozcan, portavoce dell'associazione turco-modenese.
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