Vandelli: «Le Fondazioni e Unipol nel patto sociale»
L’auspicio dell’Ad per l’assemblea del 2018 in cui il Cda sarà rinnovato del tutto e si dovrà allargare il gruppo coeso di soci. «Nessuna aggregazione in vista»
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Nella conferenza stampa al termine dell’assemblea l’Ad Vandelli ha chiarito un paio di punti significativi sul futuro di Bper. Sia in relazione all’assemblea del 2018, quando il Cda dovrà essere rinnovato totalmente e si potrebbe teoricamente concretizzare una posizione più aggressiva dei Fondi di investimento, sia riguardo possibili future aggregazioni.
Su quest’ultimo punto Vandelli è stato perentorio: «Per il 2017 ritengo difficile ci possano essere novità. L’esperienza ci sta insegnando che il nostro atteggiamento prudente sta pagando, occorre essere molto attenti nelle valutazioni dei rischi di certe operazioni, abbiamo resistito a sollecitazioni evitando di avventurarci in situazioni non convenienti e continueremo a farlo».
Sul tema dell’assemblea 2018 Vandelli ha auspicato che vengano individuati equilibri corretti vista l’importanza degli investitori internazionali nel capitale sociale: «Garantire la continuità - ha detto l’Ad - non significa immobilismo, quindi studieremo questi equilibri. Di certo è auspicabile che il patto parasociale dei soci storici possa avvalersi di apporti significativi quali possono essere Unipol e le Fondazioni».
All’assemblea era presente l’imprenditore romagnolo Giorgio Pulazza, promotore del patto parasociale dei soci storici di Bper, che con un 6 per cento abbondante del capitale hanno contribuito al successo della Lista 1.
«Il lavoro che è stato fatto - ha detto Pulazza - si basa sulla enorme stima e fiducia che abbiamo nell’attuale amministratore delegato Vandelli, che è davvero imbattibile, e sugli altri dirigenti. L’operazione Carife, per esempio, è stata eccezionale: avere portato a casa al prezzo di un euro questa banca è una scelta lungimirante perché quello è un territorio con notevoli potenzialità». Durante l’assemblea il socio Gianpiero Samorì ha lanciato dubbi sui protagonisti del patto parasociale, adombrando il sospetto che non si tratti di soci realmente autonomi ma legati alla banca da debiti e affidamenti. Su questo punto Pulazza replica con decisione: «Non voglio fare polemica ma devo dire che io non ho affidamenti personali e riguardo le mie società sono tutte abbondantemente capitalizzate». Sul futuro della banca e del patto parasociale Pulazza ha le idee chiare: «È evidente che l’anno prossimo sarà tutta un’altra partita, quando il Cda dovrà essere rinnovato totalmente. Ci si dovrà muovere per tempo e lavorare bene per garantire un patto coeso e consistente che condivida le scelte e i programmi e assicuri i legami della banca con il territorio in cui è sorta e si è sviluppata. Va anche ricordato che i grandi investitori, i Fondi internazionali desiderano solo che la banca cresca e garantisca dividendi. Quindi non è detto che vogliano controllare la maggioranza se la governance lavora bene».
Stefano Turcato
Su quest’ultimo punto Vandelli è stato perentorio: «Per il 2017 ritengo difficile ci possano essere novità. L’esperienza ci sta insegnando che il nostro atteggiamento prudente sta pagando, occorre essere molto attenti nelle valutazioni dei rischi di certe operazioni, abbiamo resistito a sollecitazioni evitando di avventurarci in situazioni non convenienti e continueremo a farlo».
Sul tema dell’assemblea 2018 Vandelli ha auspicato che vengano individuati equilibri corretti vista l’importanza degli investitori internazionali nel capitale sociale: «Garantire la continuità - ha detto l’Ad - non significa immobilismo, quindi studieremo questi equilibri. Di certo è auspicabile che il patto parasociale dei soci storici possa avvalersi di apporti significativi quali possono essere Unipol e le Fondazioni».
All’assemblea era presente l’imprenditore romagnolo Giorgio Pulazza, promotore del patto parasociale dei soci storici di Bper, che con un 6 per cento abbondante del capitale hanno contribuito al successo della Lista 1.
«Il lavoro che è stato fatto - ha detto Pulazza - si basa sulla enorme stima e fiducia che abbiamo nell’attuale amministratore delegato Vandelli, che è davvero imbattibile, e sugli altri dirigenti. L’operazione Carife, per esempio, è stata eccezionale: avere portato a casa al prezzo di un euro questa banca è una scelta lungimirante perché quello è un territorio con notevoli potenzialità». Durante l’assemblea il socio Gianpiero Samorì ha lanciato dubbi sui protagonisti del patto parasociale, adombrando il sospetto che non si tratti di soci realmente autonomi ma legati alla banca da debiti e affidamenti. Su questo punto Pulazza replica con decisione: «Non voglio fare polemica ma devo dire che io non ho affidamenti personali e riguardo le mie società sono tutte abbondantemente capitalizzate». Sul futuro della banca e del patto parasociale Pulazza ha le idee chiare: «È evidente che l’anno prossimo sarà tutta un’altra partita, quando il Cda dovrà essere rinnovato totalmente. Ci si dovrà muovere per tempo e lavorare bene per garantire un patto coeso e consistente che condivida le scelte e i programmi e assicuri i legami della banca con il territorio in cui è sorta e si è sviluppata. Va anche ricordato che i grandi investitori, i Fondi internazionali desiderano solo che la banca cresca e garantisca dividendi. Quindi non è detto che vogliano controllare la maggioranza se la governance lavora bene».
Stefano Turcato
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