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L’INTERVENTO 

L’infelice gestione dei problemi in casa Seta

«Prima l’interruzione della trattativa tra Seta e sindacati, sulla mancata sospensione dello sciopero del 24 aprile. Poi la massiccia adesione (95%) allo sciopero del 20 marzo. Un’adesione compatta,...

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«Prima l’interruzione della trattativa tra Seta e sindacati, sulla mancata sospensione dello sciopero del 24 aprile. Poi la massiccia adesione (95%) allo sciopero del 20 marzo. Un’adesione compatta, resa possibile da un atteggiamento avvertito come unilaterale e intimidatorio da parte di molti lavoratori, alcuni dei quali si sono visti recapitare lettere di contestazione per la mancata disponibilità a svolgere lavoro straordinario obbligatorio e che, per questo motivo, sono stati raggiunti da lettere che li sospendono dal lavoro per anche 15 giorni. La manifestazione di marzo era in realtà stata anche occasione per ribadire la necessità di intervento circa ulteriori temi come la mobilità, la sicurezza dei mezzi, la manutenzione, l’allargamento del parco bus e l’assunzione di autisti dalla graduatoria, al fine di coprire regolarmente tutte le corse evitando di forzare i propri dipendenti a turni che giungono fino a 15 ore di lavoro continuato, di cui 13 dietro il volante. Tuttavia il tavolo saltato del 30 marzo era programmato per affrontare questioni ben più cruciali e che premono i lavoratori dal giorno in cui nacque Seta. In quel cruciale passaggio venne infatti a determinarsi una differenza di trattamento tra quanti erano già nell’organico dell’azienda e i neoassunti, a discapito di questi ultimi i cui diritti si limitano tutt’ora a quelli circoscritti dal contratto nazionale, e che ad esempio guadagnano ogni mese circa 120 euro in meno dei colleghi e non si vedono riconosciute le indennità di turno disagiato. L’azienda è in utile e aumenta e i propri passeggeri ma ciò raramente è ricondotto allo sforzo del personale viaggiante che spesso al medesimo tempo deve guidare il mezzo, staccare i biglietti e contrastare l’evasione. D’altronde risulta un po’ curioso cercare meriti altrove a fronte dei chilometri e delle ore di servizio erogate che sembrano essere il vanto principale dell’azienda. Congiuntamente all’armonizzazione, i sindacati chiedono la definizione di una clausola sociale, cioè l’obbligo da parte di chi dovesse subentrare a Seta di mantenere l’organico e i diritti definiti dal contratto aziendale. Ciò terrebbe con ogni probabilità alla larga avventurieri con l’intenzione di giocarsi al ribasso, sulla pelle dei lavoratori e a discapito del servizio, la vittoria della prossima gara, prevista entro la fine del 2019. Nel proprio schizofrenico irrigidimento Seta ha fatto grande confusione mischiando questioni di natura diversa e difficilmente discernibili da osservatori non addetti ai lavori: un’operazione abbastanza infelice se pensiamo alla premura che l’azienda asserisce di nutrire rispetto alla propria immagine».
Giuseppe Merella
Sinistra Italiana

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