Gazzetta di Modena

Modena

Inchiesta Aemilia: Giovanardi e Ventura indagati dall’antimafia

di Alberto Setti
Inchiesta Aemilia: Giovanardi e Ventura indagati dall’antimafia

Inchiesta Aemilia Ter su rivelazioni di segreti e minacce a favore di Bianchini Senatore e funzionario convocati davanti al giudice dopo le intercettazioni

4 MINUTI DI LETTURA





[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.15180205:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/giovanardi-un-mio-dovere-telefonare-alla-prefettura/56814/57166]]

MODENA. Rivelazione di segreti d’ufficio e violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato.
Delitti - riferiscono da ieri le agenzie di stampa - aggravati dall’articolo 7 legge 203/1991, che contempla in sostanza l’aver agevolato in qualche modo una organizzazione mafiosa.
Sono questi i reati ipotizzati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna contro il senatore modenese Carlo Giovanardi - che ha immediatamente smentito la consistenza delle accuse - e un’altra decina di indagati. L’inchiesta per i lettori della Gazzetta è nota - la potremmo chiamare “Aemilia Ter” - e riguarda appunto tutte le pressioni e i favori che una parte ambigua dello Stato ha fatto per tentare di favorire le imprese dei Bianchini di San Felice, nel tentativo di farle ammettere alla “White list”.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.15180173:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.15180173:1650376841/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

E di superare i risultati delle investigazioni che denunciavano la pericolosa “promiscuità” (per così dire) della famiglia Bianchini con esponenti della cosca di ’ndrangheta oggi alla sbarra nel maxi-processo Aemilia, in corso a Reggio.
Tra gli indagati, venerdì sono stati notificati 4 avvisi di garanzia. Oltre a Giovanardi, i carabinieri del reparto operativo di Modena hanno “informato” Augusto e Alessandro Bianchini, padre e figlio. E, come era nell’aria, anche il capo di gabinetto della Prefettura, Mario Ventura.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.15180170:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.15180170:1650376840/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

È l’uomo considerato - a torto o a ragione - il “referente” di Giovanardi nel palazzo del Governo di Modena, da dove filtravano i documenti riservati di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi. E dove si concentravano le pressioni del Senatore per sostenere le ragioni i Bianchini, come aveva già fatto con la Fratelli Baraldi di Staggia.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.15180202:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/aemilia-i-documenti-presi-dalla-cassaforte-del-prefetto/75074/75644]]

Tra gli altri indagati figura - era inevitabile - quel Giuseppe De Stavola, funzionario della Dogana, che si procurava i documenti riservati «nella cassaforte del prefetto» e li passava ai Bianchini, perché, ad esempio, si preparassero ai controlli della Finanza «mettendo a posto le carte» e perché sapessero cosa veniva discusso nei tavoli antimafia cui partecipavano anche il Girer, la Questura, il Prefetto...
Nel registro degli indagati si ipotizza anche un altro personaggio della Prefettura: un tecnico già emerso in altre inchieste e circostanze equivoche, presunti favori reciproci con altri noti personaggi dell’economia che hanno gravato su Modena.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.15180178:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2017/04/11/news/giovanardi-e-l-indagine-dell-antimafia-difendevo-le-imprese-non-gli-ndranghetisti-1.15180178]]


Su altre due figure della prefettura, sono stati svolti accertamenti perché considerati vicini a Giovanardi. A scanso di equivoci, questi due non sono indagati, ma gli inquirenti hanno valutato se possano essere considerati anche loro tra gli “agganci” in prefettura di De Stavola.
Nelle indagini di Aemilia Ter (la seconda inchiesta è uno stretto sviluppo della prima) sono finiti poi i referenti della famosa società Safi, con sede operativa in Croazia, come abbiamo già scritto. Anche quelli parallelamente impegnati a far ottenere (ma in cambio di 50mila euro alla volta, alla luce del contratto sequestrato dai carabinieri nella sede di San Felice) la immissione dei Bianchini nella White list. Ovvero nella lista della Prefettura che consentiva di partecipare agli appalti pubblici della ricostruzione post sisma.
Perché dunque ai 4 (i due Bianchini, Giovanardi e Ventura) viene notificato un avviso di garanzia, e agli altri no?

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.15180191:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2017/04/11/news/ventura-il-martello-pneumatico-e-la-ios-1.15180191]]


Perché i procuratori della Dda che indagano (Beatrice Ronchi e Marco Mescolini) vogliono essere certi di poter utilizzare le intercettazioni tra di loro nelle quali si sono imbattuti, e che hanno come protagonista un parlamentare, appunto Giovanardi. Così ai 4 è stata notificata (con il contestuale avviso di garanzia, che consentirà loro di acquisire gli atti per difendersi) la fissazione di una udienza. A fine mese, davanti al Giudice della Indagini preliminari.
Il giudice nel contraddittorio delle parti dovrà valutare la rilevanza di quelle intercettazioni e se sia necessario sospendere le indagini, per chiedere una “autorizzazione a procedere” al Senato, contro Giovanardi.
Di che intercettazioni si tratta? Presumibilmente telefoniche, e certamente di alcuni di quei famosi 23 video girati di nascosto e con il telefonino da Alessandro Bianchini, nel pieno della sua battaglia “segreta” per ottenere l’iscrizione alla White List, con la nuova ditta di famiglia, la Ios.
In uno dei video, Giovanardi dichiara di essersi rivolto energicamente al Prefetto, a Ventura e alle altre autorità in loro difesa, parlando di “rissa” (sottinteso verbale) ed evocando l’uso delle armi da parte dei Bianchini.
In un altro video di ottobre 2014, parlando con i Bianchini, Giovanardi viene reso edotto da Augusto dei suoi rapporti con Giglio (il pentito della n’drangheta emiliana) e della emissione di almeno una fattura falsa. Insomma, per gli inquirenti “sapeva”, mentre il senatore sostiene di essersi “astenuto” una volta appreso delle indagini penali, così come di aver denunciato i due della Safi, una volta appreso che chiedevano quei soldi per le reimmissioni in White list.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.15175849:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2017/04/10/news/inchiesta-aemilia-l-antimafia-indaga-sul-senatore-carlo-giovanardi-1.15175849]]

Fatto sta che alla luce delle intercettazioni, a Giovanardi si contestano minacce e pressioni. Ai prefetti Basile e Di Bari, il politico avrebbe prospettato il trasferimento ad altra sede o incarico attraverso interventi al Ministero degli Interni. Agli ufficiali dei carabinieri - individuati dal senatore come i principali oppositori alla fatidica iscrizione dei Bianchini - sempre secondo gli investigatori era stata paventata la presentazione di esposti all’autorità giudiziaria, quantomeno un’azione “ispettiva” parlamentare. Il senatore parla di lecita azione politica. Cosa ci sia di definitivo lo accerterà il procedimento penale avviato 18 mesi fa. Senato permettendo.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google