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Modena, sulla fascia ferroviaria ancora passaggi di fortuna

di Luca Gardinale
Modena, sulla fascia ferroviaria ancora passaggi di fortuna

La zona tra la Madonnina e il Villaggio Giardino ormai abbandonata a se stessa Rudimentali passerelle create dai residenti: ci arrampichiamo ma è pericoloso

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MODENA. Non è difficilissimo, specie alla loro età, ma un po’ bisogna tribolare: per esempio, dopo aver attraversato il “ponte” fatto con una lastra più lunga, bisogna stare attenti a infilare bene la ruota della bici nella parte interna delle sei mattonelle che portano lassù, sulla massicciata. A quel punto, il più è fatto: basta accompagnare il mezzo a mano, attraversare la ferrovia e ricompiere la stessa manovra in discesa.
Un piccolo sforzo che vale almeno cinque chilometri in meno, permettendo di guadagnare dieci minuti per la colazione o per il pranzo. Perché mentre in zona San Cataldo continuano i lavori per arrivare al superamento della linea ferroviaria storica, nelle aree più a sud della città, tra la Madonnina e il Villaggio Giardino, i problemi quotidiani dovuti alla separazione dei quartieri continuano a farsi sentire.

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E allo stesso modo, continuano a funzionare gli attraversamenti della vecchia ferrovia creati dagli studenti insieme ai residenti: in sostanza, si tratta di quattro punti di attraversamento della massicciata, creati attraverso delle passerelle che utilizzano le vecchie mattonelle della ferrovia. E uno dei più utilizzati dagli studenti è quello che unisce via Nobili, al Villaggio Artigiano, e via don Zeno Saltini, un’area densamente abitata in fondo a via Uccelliera, alla Madonnina.


Basta passare di lì intorno all’una per assistere al viavai continuo dei ragazzi che arrivano in bicicletta o a piedi. «Il passaggio che abbiamo creato noi della Madonnina è molto comodo - spiega Lorenzo Pini mentre scende dalla bicicletta per attraversare - perché ci permette di risparmiare diversi chilometri e diversi minuti. Certo, la cosa migliore sarebbe riuscire ad aprire proprio la strada, in modo che non ci si debba arrampicare sulla massicciata per passare…».


Ad auspicare la riapertura è anche Matteo Devoti, che studia al Wiligelmo: «Solo superando la separazione creata dalla ferrovia - spiega - si risolverebbe il problema dell’isolamento del quartiere». Con loro ci sono anche Irene Pini e Laura Saracino: «Ormai ci siamo abituate a salire quassù con la bici, ma il rischio di cadere c’è, quindi avere un passaggio vero e proprio sarebbe la cosa migliore». E mentre in altri tre punti della città sono state individuate soluzioni simili - poco più avanti, tra via D’Avia Nord e viale Leonardo Da Vinci, poi, spostandosi verso nord, tra via Zarlati e via don Fiorenzi, e infine tra via Cabassi e via Tabacchi - in tanti alla Madonnina si chiedono se realmente il progetto di ricucitura della città sarà portato a conclusione.

Un segnale in questa direzione è arrivato la settimana scorsa, all’assemblea sulle Fonderie, dove l'amministrazione comunale ha fatto sapere che per il concerto di Vasco Rossi saranno aperti i passaggi Nobili-don Saltini e Fiorenzi-Rinaldi: in sostanza, a fine giugno saranno aperti i due varchi pedonali, per lasciare poi spazio ai lavori per l’apertura vera e propria delle strade. Più complesso il discorso che riguarda il cavalcavia della Madonnina: anche qui qualcosa si muove, visto che la settimana scorsa è stata approvata la variante urbanistica che ha dato l’ok all’apertura del Despar che aspettava da tempo il via libera, ma resta da decidere quale sarà la viabilità futura dell’area del sovrappasso.

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