«Non aprite qui una sala scommesse»
di Gabriele Farina
In tre giorni raccolte oltre 200 firme: «Assurdo sia collocata a fianco di scuole, uffici, centri di aggregazione e un oratorio»
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«Quella sala giochi non la vogliamo: facciamo rispettare la legge». Nei dintorni di palazzo Europa è nato un fronte compatto contro l’attività che sta preparando ad aprire al numero 105. Ne fanno parte scuole e cooperative, associazioni, sigle sindacali, persino una parrocchia. Senza dimenticare il contributo dei cittadini che vivono o lavorano nei paraggi e non intendono transigere.
In oltre duecento si sono uniti alle ventisei organizzazioni e realtà territoriali che hanno lanciato una petizione ad hoc già alla fine dello scorso mese.
Quattro i destinatari: il prefetto Maria Patrizia Paba, il questore Paolo Fassari, il sindaco Gian Carlo Muzzarelli e il presidente della Regione Stefano Bonaccini.
Il governatore ha già fatto sentire la sua opinione in merito, sia con le parole sia (ancor più importante) con i fatti. È del 28 ottobre scorso, infatti, la legge regionale numero 18 sul tema delle sale scommesse. L’articolo 48 vieta espressamente “l’esercizio delle sale da gioco e delle sale scommesse, nonché la nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito, in locali che si trovino a una distanza inferiore a cinquecento metri, calcolati secondo il percorso pedonale più breve, dai seguenti luoghi sensibili: gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, i luoghi di culto, impianti sportivi, strutture residenziali…, luoghi di aggregazione giovanile e oratori”.
Realtà di cui abbonda la zona. «Dalle 8 alle 14, dal lunedì al sabato, circa un migliaio di studenti dalla stazione delle autocorriere raggiungono le aule scolastiche - ricordano i sottoscrittori della petizione - e si fermano per una colazione o per il pranzo; decine i ragazzi e centinaia i giovani che anche nel pomeriggio frequentano corsi di formazione; bambini e adolescenti, sette giorni su sette, partecipano alle attività dell’oratorio e alle iniziative della parrocchia; migliaia le persone che si recano qui per adempimenti fiscali e assistenza per la tutela delle persone e delle famiglie o per partecipare ad assemblee pubbliche, incontri e corsi; quattrocento sono i dipendenti e i collaboratori che lavorano negli uffici o nelle attività adiacenti».
«Assolutamente contrario» si dichiara l’assessore alla Promozione della cultura della legalità Andrea Bosi, intenzionato a studiare le carte relative a quell'insediamento .
«La politica sta già lavorando e continuerà a farlo - aggiunge Paolo Tomassone, presidente del Centro Ferrari - per cui siamo ottimisti che si troverà una soluzione».
In oltre duecento si sono uniti alle ventisei organizzazioni e realtà territoriali che hanno lanciato una petizione ad hoc già alla fine dello scorso mese.
Quattro i destinatari: il prefetto Maria Patrizia Paba, il questore Paolo Fassari, il sindaco Gian Carlo Muzzarelli e il presidente della Regione Stefano Bonaccini.
Il governatore ha già fatto sentire la sua opinione in merito, sia con le parole sia (ancor più importante) con i fatti. È del 28 ottobre scorso, infatti, la legge regionale numero 18 sul tema delle sale scommesse. L’articolo 48 vieta espressamente “l’esercizio delle sale da gioco e delle sale scommesse, nonché la nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito, in locali che si trovino a una distanza inferiore a cinquecento metri, calcolati secondo il percorso pedonale più breve, dai seguenti luoghi sensibili: gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, i luoghi di culto, impianti sportivi, strutture residenziali…, luoghi di aggregazione giovanile e oratori”.
Realtà di cui abbonda la zona. «Dalle 8 alle 14, dal lunedì al sabato, circa un migliaio di studenti dalla stazione delle autocorriere raggiungono le aule scolastiche - ricordano i sottoscrittori della petizione - e si fermano per una colazione o per il pranzo; decine i ragazzi e centinaia i giovani che anche nel pomeriggio frequentano corsi di formazione; bambini e adolescenti, sette giorni su sette, partecipano alle attività dell’oratorio e alle iniziative della parrocchia; migliaia le persone che si recano qui per adempimenti fiscali e assistenza per la tutela delle persone e delle famiglie o per partecipare ad assemblee pubbliche, incontri e corsi; quattrocento sono i dipendenti e i collaboratori che lavorano negli uffici o nelle attività adiacenti».
«Assolutamente contrario» si dichiara l’assessore alla Promozione della cultura della legalità Andrea Bosi, intenzionato a studiare le carte relative a quell'insediamento .
«La politica sta già lavorando e continuerà a farlo - aggiunge Paolo Tomassone, presidente del Centro Ferrari - per cui siamo ottimisti che si troverà una soluzione».
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