Io lavoro/ Michael Giovanardi: "Cellule staminali, che avventura!"
Michael Giovanardi borsista al Centro di Medicina Rigenerativa "Stefano Ferrari" (CMR) dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia,: «Team giovane che fa studi d’avanguardia: in Italia»
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.15185309:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/io-lavoro-michael-giovanardi-e-l-avventura-delle-cellule-staminali/75184/75755]]
MODENA Un lavoro impegnativo ma molto stimolante, quello che svolge ogni giorno Michael Giovanardi, borsista presso il Centro di Medicina Rigenerativa "Stefano Ferrari" (CMR) dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, una struttura di eccellenza nel panorama della ricerca internazionale sulla caratterizzazione delle cellule staminali epiteliali e sulla loro applicazione clinica in terapia cellulare e terapia genica.
Un lavoro di responsabilità, ricerca, studio e passione che Michael svolge con gioia e soddisfazione in un paese, l’Italia ma soprattutto a Modena, città che ama «Non c’è prezzo nel poter fare un lavoro avanzato come il mio nella tua città, è veramente appagante». Un centro che ha dato la possibilità, a tanti ragazzi come Michael, provenienti da tutta Italia, di lavorare in un settore, quello della rigenerazione dei tessuti attraverso le cellule staminali epiteliali, all’avanguardia in tutto il mondo. Tutto questo a Modena.
Di cosa si occupa oggi al centro di medicina rigenerativa “Stefano Ferrari”?
«Isoliamo le cellule staminali adulte proprie di un individuo partendo dalla biopsia del suo stesso tessuto. Essendo cellule staminali dell’individuo adulto non sono legate a tutte le limitazioni etiche e legislative legate alle cellule staminali embrionali. Sono cellule di alcuni epiteli come ad esempio quello corneale, le coltiviamo e riusciamo a riottenere un epitelio perfettamente identico a quello del donatore essendo le sue stesse cellule (questo risolve anche il problema di rigetto in quanto le cellule sono quelle del donatore). L’ultima fase è il trapianto dell’epitelio perfettamente funzionante sul paziente. Un epitelio che mantiene la capacità di rinnovarsi, essenziale per il nostro corpo. Con questo abbiamo pazienti con risultati ottimi a decenni di distanza, questa è la prova migliore e anche un grande soddisfazione per il lavoro che svolgiamo ogni giorno».
Tutto però è iniziato all’Unimore oltre dieci anni fa... «Esatto, mi sono immatricolato nel 2004 e ho iniziato a studiare la genetica microbica. Dopo la laurea triennale ho cercato un’altra sfida che è arrivata dal professore Michele De Luca durante la prima lezione del corso di biologia delle cellule staminali, corso del quale il professore era co-titolare insieme alla professoressa Graziella Pellegrini. Volevo fare lo staminologo, lavorare dove lavorava il professore De Luca, perché mi piaceva molto, era molto interessante. In quel preciso momento mi sono detto: questo è quello che farò».
Poi è arrivato il lavoro...
«Si, dopo aver capito che era ciò che volevo fare ho chiesto al professore De Luca se c’era la possibilità di inserire uno studente all’interno del centro, che era stato appena inaugurato, nel 2008. Così, insieme alla professoressa Pellegrini e grazie a loro, ho intrapreso questa grande avventura».
Come è stato intraprendere “questa grande avventura” come l’ha definita lei?
«E’ stato l’inizio non solo di nuova vita ma la scoperta di un nuovo mondo sia professionale che umano perché il lavoro è fantastico e i colleghi anche. Siamo un ambiente giovane e dinamico con più di 100 persone che vi lavorano, è molto bello vedere come una realtà locale riesca a lavorare bene in un settore per il quale in Italia i finanziamenti sono esigui. La ricerca viene sempre accettata in negativo, un taglio continuo e qui invece si può, grazie anche al supporto di un privato italiano che crede nel progetto, “Chiesi farmaceutici”, che insieme a Michele De Luca e Graziella Pellegrini ha creato lo spinoff “Holostem Terapie Avanzate”, deputato alla produzione in GMP dei prodotti per terapie avanzate nonché alla implementazione di sperimentazioni cliniche di terapie avanzate con cellule staminali adulte sviluppate dalla ricerca universitaria. Siamo la prima realtà al mondo che ha brevettato un farmaco basato sulle cellule staminali».
Spesso tanti giovani scelgono l’estero, soprattutto nel campo della ricerca, lei invece ha scelto Modena, la sua città natale, lo rifarebbe?
«Assolutamente si, poter svolgere questo lavoro nella mia città è straordinario. Come me anche tanti altri giovani lavorano qui, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia abbiamo ragazzi da tutta Italia e anche dall’estero. E’ vero, la ricerca in Italia vive sempre tempi difficili ma la formazione dei ricercatori italiani non ha pari in tutto il mondo. Siamo una grande forza».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
