Centrale a Olina, Sgarbi in ritardo
di Daniele Montanari
Pavullo. Il Comune: «Iter complesso, ma il ministero ha già dato parere favorevole. Partono i lavori»
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PAVULLO. «Il Ministero che Sgarbi interpella si è già espresso, e ha dato parere favorevole alla centrale idroelettrica vicino al ponte di Olina, pur con diverse prescrizioni». Così il Comune di Pavullo precisa in merito al caso sollevato dal celebre critico e storico dell’arte, che martedì con un post su Facebook per la serie “#italiasfregiata” ha rivolto un appello al ministro Franceschini chiedendogli di “fermare questo nuovo scempio”.
Nello specifico, si tratta di una centrale che sfrutta un salto di 3,85 metri del torrente Scoltenna (per una potenza di 114 kW) nella briglia situata 300 metri a valle, dove a lato verrà realizzato un edificio di servizio di 11,2 per 9,2 metri e poi una “scala per i pesci” per favorire la risalita. Il contesto è di grande pregio, sia ambientale che architettonico, vista la presenza di un ponte-gioiello costruito nel 1522 per unire il lato di Pavullo a quello di Montecreto. Per questo l’esame dell’opera proposta dalla ditta milanese K7 srl è stato lunghissimo: 8 anni circa per l’autorizzazione unica al vaglio della Conferenza dei servizi, tra i vari enti. Tanto che il progetto iniziale del 2009 è stato profondamente rivisto, senza più captazione a monte.
E prima del via libera nel Consiglio comunale del 2 aprile 2016 c’è stato un doppio ok della Soprintendenza datato 23 dicembre 2015, sia sotto il profilo paesaggistico che archeologico. Sul primo fronte, il parere positivo è stato subordinato alla richiesta “di mitigare per quanto possibile l’impatto degli edifici di nuova edificazione, interrandoli parzialmente in modo da ridurre l’altezza e realizzando una copertura in materiali conformi all’architettura locale”, ovvero in sasso. Poi la raccomandazione di mitigare l’impatto visivo dei manufatti filtro con vegetazione. Sul fronte archeologico invece sono “sorvegliati speciali” gli scavi relativi alla linea elettrica di collegamento. In quest’ambito, è tuttora in corso una contrattazione con un privato che ha un terreno interessato dalla linea, ma si spera di trovare l’accordo senza procedere a esproprio (comunque possibile).
I lavori però sono già iniziati la settimana scorsa (domani il recupero dei pesci prima di chiudere il tratto), per un cantiere che si prevede di completare nell’anno.
«Abbiamo ereditato una pratica già approvata in Consiglio comunale - sottolinea il vicesindaco con delega all’Urbanistica Daniele Iseppi - da parte nostra faremo di tutto per assicurare massimo rispetto delle prescrizioni e la migliore mitigazione possibile».
La centrale si vedrà parzialmente dal ponte, ma tutto dipenderà da come. Va detto che già adesso la vista è appannata dai resti della vecchia briglia poco più in alto, travolta da una frana. Uno sfregio che dovrebbe essere sistemato nell’ambito delle compensazioni.
Nello specifico, si tratta di una centrale che sfrutta un salto di 3,85 metri del torrente Scoltenna (per una potenza di 114 kW) nella briglia situata 300 metri a valle, dove a lato verrà realizzato un edificio di servizio di 11,2 per 9,2 metri e poi una “scala per i pesci” per favorire la risalita. Il contesto è di grande pregio, sia ambientale che architettonico, vista la presenza di un ponte-gioiello costruito nel 1522 per unire il lato di Pavullo a quello di Montecreto. Per questo l’esame dell’opera proposta dalla ditta milanese K7 srl è stato lunghissimo: 8 anni circa per l’autorizzazione unica al vaglio della Conferenza dei servizi, tra i vari enti. Tanto che il progetto iniziale del 2009 è stato profondamente rivisto, senza più captazione a monte.
E prima del via libera nel Consiglio comunale del 2 aprile 2016 c’è stato un doppio ok della Soprintendenza datato 23 dicembre 2015, sia sotto il profilo paesaggistico che archeologico. Sul primo fronte, il parere positivo è stato subordinato alla richiesta “di mitigare per quanto possibile l’impatto degli edifici di nuova edificazione, interrandoli parzialmente in modo da ridurre l’altezza e realizzando una copertura in materiali conformi all’architettura locale”, ovvero in sasso. Poi la raccomandazione di mitigare l’impatto visivo dei manufatti filtro con vegetazione. Sul fronte archeologico invece sono “sorvegliati speciali” gli scavi relativi alla linea elettrica di collegamento. In quest’ambito, è tuttora in corso una contrattazione con un privato che ha un terreno interessato dalla linea, ma si spera di trovare l’accordo senza procedere a esproprio (comunque possibile).
I lavori però sono già iniziati la settimana scorsa (domani il recupero dei pesci prima di chiudere il tratto), per un cantiere che si prevede di completare nell’anno.
«Abbiamo ereditato una pratica già approvata in Consiglio comunale - sottolinea il vicesindaco con delega all’Urbanistica Daniele Iseppi - da parte nostra faremo di tutto per assicurare massimo rispetto delle prescrizioni e la migliore mitigazione possibile».
La centrale si vedrà parzialmente dal ponte, ma tutto dipenderà da come. Va detto che già adesso la vista è appannata dai resti della vecchia briglia poco più in alto, travolta da una frana. Uno sfregio che dovrebbe essere sistemato nell’ambito delle compensazioni.
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