Gazzetta di Modena

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«Così riorganizziamo la Diocesi» 

di Davide Berti
«Così riorganizziamo la Diocesi» 

Il vescovo Castellucci e le scelte future: «Servizi più funzionali e immobili da vendere e riconvertire»

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Il messaggio di Pasqua, che parte dalla rottura delle uova per far uscire dal guscio dell’egoismo le sorprese che ognuno ha nel cuore, glielo ha “suggerito” un bambino ai tempi della parrocchia.
Don Erio legge il suo scritto davanti a un centinaio di gufi sistemati su una antica credenza dell’arcivescovado. Provengono da una collezione appartenuta a monsignor Benito Cocchi, e il vescovo ha voluto rimetterli in vista, un segno di affetto verso il suo predecessore.
Cosa chiede a questa Pasqua?
«Di rompere i gusci appunto, non dobbiamo solamente dire che Cristo è risorto. Dobbiamo anche fare».
Un impegno da prendersi?
«Aprire il cuore e lasciare uscire ciò che abbiamo dentro. Non chiudiamoci e liberiamo le energie più belle».
Modena ci sta riuscendo ad esempio nell’accoglienza. Anche in questi giorni abbiamo raccontato storie belle di integrazione.
«È un percorso lungo ma doveroso. È un impegno anche questo che ci dobbiamo prendere: favorire le buone prassi e le esperienze che già ci sono: quando vediamo bambini che giocano insieme, che fanno sport insieme, che si frequentano, il nostro cuore comincia ad allargarsi. E noi cerchiamo di facilitare l’accoglienza diffusa e non gli assembramenti. la collaborazione con le istituzioni è buona e grazie all’aiuto del volontariato ci stiamo riuscendo».
Quali sono gli appuntamenti più significativi per la Diocesi nelle prossime settimane?
«All’inizio di giugno avremo la tre giorni di verifica sulle linee pastorali della famiglia e presenteremo quelle legate alla parrocchia».
A proposito di parrocchie, come procede la riorganizzazione?
«Le proposte fatte dai parroci hanno portato ad uno schema che ridurrà, se sarà così attuato, le attuali 243 parrocchie a circa 215. Ma ci sarà anche una revisione di alcuni uffici e di alcune mansioni anche qui in Diocesi, per rendere tutto più agevole».
Allora è proprio il caso di chiamarla rivoluzione.
«Ci sarà una revisione, con anche nuove proposte per gli enti collegati alla Diocesi. E stiamo ragionando, su tutto il territorio, per alienare e convertire i tanti immobili che abbiamo e in alcuni casi oggi sono hanno un costo elevato da sostenere. Si tratta di valorizzare meglio il patrimonio, non significa solo vendere ma anche cambiare destinazione ad alcuni di questi spazi per un utilizzo più virtuoso in ottica caritativa e di accoglienza».
Ci può dare qualche anticipazione su alcune di queste scelte?
«Ne stiamo ancora discutendo. Sicuramente un esempio calzante è quello della casa del seminario alla Santona di Lama Mocogno. Andremo a mettere mano anche a tutte quelle situazioni che, ad esempio, non hanno più un parroco residente: quei locali vuoti e sfitti andranno riconvertiti».
Chiudiamo coi giovani: alla giornata della gioventù di Formigine ne ha visti circa un migliaio, cosa ha detto loro?
«Il primo messaggio lo hanno dato loro a me, cantando per la strada e dando una grande testimonianza di fede. Siamo partiti dalla figura di Maria Elisabetta: ho chiesto di vivere la vita non come un vagabondaggio, ma come un pellegrinaggio verso la meta durante il quale, se riusciremo a spargere gioia, faremo sicuramente notizia».

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