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Sentenza per presunto stupro Contestazione a Modena

Sentenza per presunto stupro Contestazione a Modena

«Basta violenza nei tribunali contro le donne».Recitava così uno dei cartelli esposti ieri alle 12 all'entrata del tribunale. Il motivo?La protesta indetta in tutta Italia per quell'ora dalla rete...

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«Basta violenza nei tribunali contro le donne».
Recitava così uno dei cartelli esposti ieri alle 12 all'entrata del tribunale. Il motivo?
La protesta indetta in tutta Italia per quell'ora dalla rete “Non Una di Meno”, che ha così espresso solidarietà alla giovane donna che, il 22 marzo a Torino, ha visto assolvere l’uomo che ha indicato come il suo stupratore con una sentenza che, secondo le donne che contestavamo la scelta, ha dell'incredibile.
Secondo la giudice, infatti, siccome la vittima non ha urlato, non ci sarebbe stata violenza. E ora, dopo la sentenza, la giovane si ritrova imputata per calunnia.
«Questo processo per calunnia alla sopravvissuta può essere un precedente perché altre donne in futuro abbiano paura di denunciare», dichiarano le attiviste modenesi, che manifestavano in corso Canalgrande distribuendo materiale informativo.
«Già è una difficoltà, per una sopravvissuta, denunciare, per tutti i fattori emotivi che sono dietro un atto del genere», dicono.
Difficoltà che derivano dal ricordare i particolari di un trauma, unite al dover rispondere a domande che vanno ad indagare la vita di chi denuncia, alcune delle quali sono state scritte in un cartellone esposto di fianco all'ingresso del tribunale.
"Come era vestita?", "Aveva bevuto?", "È sicura di aver detto di no?".
«Noi diciamo che il "no" non è solo dire "no", ma che sono gli uomini a dover riconoscere un rifiuto e a doversi assumere la responsabilità dei loro atti, senza colpevolizzare le donne».
A riunirsi di fronte al tribunale ieri alle 12 sono state soprattutto alcune giovani donne, che sono attive nella politica cittadina e provenienti da diversi background culturali.
«Si sono aggregate anche altre persone, è una cosa positiva. Vogliamo lavorare sulle persone, anche contro il razzismo. Le donne immigrate, a causa della legge, hanno ancora più difficoltà».
Enrico Vincenzi

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