Modena, l'assessore Vandelli: «Fascia Ferroviaria, il recupero farà rinascere i Villaggi artigiani»
di Luca Gardinale
«Noi crediamo molto in queste aree produttive che vogliamo trasformare e rigenerare» «Il Psc si chiamerà Pug, ma dobbiamo attendere le linee guida regionali: se ne parlerà a settembre»
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Non suona proprio benissimo, ma in fin dei conti è solo una questione di abitudine. Perché quello che è stato un po’ il mantra degli ultimi anni, almeno dal punto di vista delle politiche urbanistiche e delle relative polemiche, si appresta a cambiare… nome.
Così, nei prossimi mesi, non sarà l’iter del Psc a partire con la conferenza di pianificazione, ma piuttosto il percorso per il Pug, il nuovo Piano urbanistico del Comune di Modena che si svilupperà attorno alla nuova legge in discussione in Regione.
Nomi a parte, i temi restano sempre quelli, dalla riqualificazione dell’esistente alla città compatta, dalla mobilità al piano casa. Temi con cui l’assessore all’Urbanistica Anna Maria Vandelli è alle prese tutti i giorni.
Assessore, partiamo dal Piano urbanistico. A che punto siamo e quali sono i tempi previsti?
«Nei mesi scorsi abbiamo nominato i quattro ‘capi settore’ della commissione scientifica, che si trovano tutte le settimane per discutere dei temi cruciali, dalla mobilità al paesaggio, dalla qualità dell'abitare alla rigenerazione. Oggi stiamo lavorando affinché il Piano modenese sia il primo a partire con la nuova legge regionale urbanistica, oggi in discussione in commissione. Una volta che la legge regionale sarà stata approvata, e potrebbe essere luglio o più verosimilmente settembre, partiremo con la conferenza di pianificazione, di fatto il primo atto per elaborare il Pug, il nuovo Piano urbanistico, che sarà adottato entro la fine del mandato».
Ci sono novità in arrivo dalla legge regionale?
«Una, in particolare, che ci trova pienamente d’accordo sul capitolo riqualificazione, che sarà al centro del Piano: in sostanza, una trasformazione realizzata da un privato sarà condizionata dalla riqualificazione anche dello spazio pubblico pertinente. Facendo un esempio, se l’intervento copre parte di una strada, il privato dovrà farsi carico anche delle opere pubbliche che si trovano su quella via. Una novità che sarà contenuta nel documento strategie urbane e ambientali e che, appunto, sarà recepita dal Pug modenese. Del resto, la filosofia del Piano è stata recepita nelle azioni che stiamo già portando avanti, come ad esempio nel masterplan del Bando periferie».
Nelle scorse settimane si è tornato a parlare di via Aristotele e via Cannizzaro, due spine nel fianco per la giunta Pighi: nasceranno nuove palazzine nella zona delle falde?
«Il tema non è assolutamente in agenda, e in generale non stiamo istruendo progetti di espansione. Le uniche zone che sono in agenda, ma semplicemente perché si tratta di piani già istruiti in passato, sono quelle di via Santa Caterina, via Fratelli Rosselli e via Morane».
Tra gli assi portanti del nuovo Piano c’è la Diagonale’, un tratto di quasi 10 chilometri che coincide con la linea storica della ferrovia… «Un asse di riqualificazione urbana che tocca tre quartieri, ovvero Madonnina, Villaggio Artigiano e Villaggio Giardino, ma in realtà anche parte del centro, dal momento che la Diagonale parte dalla stazione, e anche la Sacca, contando i nuovi sottopassi che nasceranno grazie al Bando periferie. La Diagonale rappresenterà un asse di riqualificazione urbana ambientale e sostenibile, con un sistema di mobilità ciclopedonale e pubblico, mentre la mobilità privata sarà esclusa».
Il tema della Diagonale si intreccia con quello dei villaggi artigiani, con il grido di dolore arrivato nei giorni scorsi dagli imprenditori intervistati dalla Lapam…
«I villaggi artigiani sono pieni di aziende che possono essere ‘innesco’ della trasformazione e della rigenerazione urbana. Soprattutto quando non si fa produzione massiva, ma si elaborano progetti e prototipi, è possibile fare innovazione. Noi crediamo molto in queste zone, come dimostra l’‘Ovest lab’, il community hub che a breve aprirà in via Nicolò Biondo, con uno spazio affittato al Consorzio attività produttive, dove troveranno posto l’Archivio Cesare Leonardi e l'associazione Amigdala. L’obiettivo resta quello di trasformare e rigenerare. Ad esempio, quando le Fonderie della Madonnina chiuderanno, entro il 2021, il manufatto sarà demolito, ma bisogna puntare a riutilizzare l’area: stiamo pensando a una serie di servizi sovracomunali o privati, come un centro di ricerca. Parliamo di uno spazio di circa due ettari, e la soluzione più naturale sarebbe quella abitativa, ma 150 alloggi non muoverebbero il sistema di trasporto pubblico come potrebbe fare un centro che ospita 300 ricercatori».
Così, nei prossimi mesi, non sarà l’iter del Psc a partire con la conferenza di pianificazione, ma piuttosto il percorso per il Pug, il nuovo Piano urbanistico del Comune di Modena che si svilupperà attorno alla nuova legge in discussione in Regione.
Nomi a parte, i temi restano sempre quelli, dalla riqualificazione dell’esistente alla città compatta, dalla mobilità al piano casa. Temi con cui l’assessore all’Urbanistica Anna Maria Vandelli è alle prese tutti i giorni.
Assessore, partiamo dal Piano urbanistico. A che punto siamo e quali sono i tempi previsti?
«Nei mesi scorsi abbiamo nominato i quattro ‘capi settore’ della commissione scientifica, che si trovano tutte le settimane per discutere dei temi cruciali, dalla mobilità al paesaggio, dalla qualità dell'abitare alla rigenerazione. Oggi stiamo lavorando affinché il Piano modenese sia il primo a partire con la nuova legge regionale urbanistica, oggi in discussione in commissione. Una volta che la legge regionale sarà stata approvata, e potrebbe essere luglio o più verosimilmente settembre, partiremo con la conferenza di pianificazione, di fatto il primo atto per elaborare il Pug, il nuovo Piano urbanistico, che sarà adottato entro la fine del mandato».
Ci sono novità in arrivo dalla legge regionale?
«Una, in particolare, che ci trova pienamente d’accordo sul capitolo riqualificazione, che sarà al centro del Piano: in sostanza, una trasformazione realizzata da un privato sarà condizionata dalla riqualificazione anche dello spazio pubblico pertinente. Facendo un esempio, se l’intervento copre parte di una strada, il privato dovrà farsi carico anche delle opere pubbliche che si trovano su quella via. Una novità che sarà contenuta nel documento strategie urbane e ambientali e che, appunto, sarà recepita dal Pug modenese. Del resto, la filosofia del Piano è stata recepita nelle azioni che stiamo già portando avanti, come ad esempio nel masterplan del Bando periferie».
Nelle scorse settimane si è tornato a parlare di via Aristotele e via Cannizzaro, due spine nel fianco per la giunta Pighi: nasceranno nuove palazzine nella zona delle falde?
«Il tema non è assolutamente in agenda, e in generale non stiamo istruendo progetti di espansione. Le uniche zone che sono in agenda, ma semplicemente perché si tratta di piani già istruiti in passato, sono quelle di via Santa Caterina, via Fratelli Rosselli e via Morane».
Tra gli assi portanti del nuovo Piano c’è la Diagonale’, un tratto di quasi 10 chilometri che coincide con la linea storica della ferrovia… «Un asse di riqualificazione urbana che tocca tre quartieri, ovvero Madonnina, Villaggio Artigiano e Villaggio Giardino, ma in realtà anche parte del centro, dal momento che la Diagonale parte dalla stazione, e anche la Sacca, contando i nuovi sottopassi che nasceranno grazie al Bando periferie. La Diagonale rappresenterà un asse di riqualificazione urbana ambientale e sostenibile, con un sistema di mobilità ciclopedonale e pubblico, mentre la mobilità privata sarà esclusa».
Il tema della Diagonale si intreccia con quello dei villaggi artigiani, con il grido di dolore arrivato nei giorni scorsi dagli imprenditori intervistati dalla Lapam…
«I villaggi artigiani sono pieni di aziende che possono essere ‘innesco’ della trasformazione e della rigenerazione urbana. Soprattutto quando non si fa produzione massiva, ma si elaborano progetti e prototipi, è possibile fare innovazione. Noi crediamo molto in queste zone, come dimostra l’‘Ovest lab’, il community hub che a breve aprirà in via Nicolò Biondo, con uno spazio affittato al Consorzio attività produttive, dove troveranno posto l’Archivio Cesare Leonardi e l'associazione Amigdala. L’obiettivo resta quello di trasformare e rigenerare. Ad esempio, quando le Fonderie della Madonnina chiuderanno, entro il 2021, il manufatto sarà demolito, ma bisogna puntare a riutilizzare l’area: stiamo pensando a una serie di servizi sovracomunali o privati, come un centro di ricerca. Parliamo di uno spazio di circa due ettari, e la soluzione più naturale sarebbe quella abitativa, ma 150 alloggi non muoverebbero il sistema di trasporto pubblico come potrebbe fare un centro che ospita 300 ricercatori».
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