«Moto elettriche vincenti: dateci colonne di ricarica»
di Andrea Ancarani
«Negli Usa, soprattutto in California, abbiamo grande successo ma il problema di infrastrutture carenti frena le vendite in certi mercati». Settore in evoluzione
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Il settimo Rapporto GreenItaly di Fondazione Symbola e Unioncamere ha certificato una ripresa per il settore automotive e soprattutto per le aziende che puntano sull’innovazione nelle tecnologie “green”. L’Italia nel 2016 è stata leader in Europa in termini di volume di immatricolazioni di vetture ad alimentazione alternativa con 211.000 auto vendute su un totale di 640.000. Ne parliamo con Livia Cevolini, Ceo di “Energica Motor Company”, primo costruttore di moto elettriche made in Italy ad alte prestazioni e impatto “0”.
Come è nato il progetto “Energica” e di una moto ad alte prestazioni?
«Il progetto nasce nel 2009 inizialmente all’interno delle aziende del gruppo CRP con l’intenzione di sviluppare una moto elettrica da corsa. Poi nel 2014 con uno spin off abbiamo conquistato una maggiore autonomia fondando “Energica Motor Company”. L’anno scorso la quotazione alla Borsa di Milano, segmento Aim».
Il vostro primo modello?
«Con la nascita del progetto abbiamo lanciato eCRP, un prototipo di moto totalmente elettrico con prestazioni simili a una 250 cc. Da questa positiva esperienza nel 2015 abbiamo lanciato sul mercato “Ego”, con tempi record di sviluppo e produzione. Nel 2016 è uscita “Eva”, un modello “streetfight” caratterizzato da un confort maggiore ma senza rinunce alle prestazioni».
Sono state utili le competenze accumulate dal gruppo Crp per lo sviluppo del “concept” di una moto totalmente elettrica ad alte prestazioni?
«Senza dubbio, le competenze accumulate dal gruppo ci hanno permesso di passare dal prototipo al prodotto industriale in 4 anni contro la media di 5-10 anni. Inoltre l’esperienza raccolta dal gruppo Crp nel mondo delle competizioni e tecnologie estreme ci ha permesso da subito di sviluppare una moto ad alte prestazioni».
Come ha reagito il mercato al prodotto così innovativo?
«Dipende dai mercati e dal cliente. Riguardo a quest’ultimo abbiamo riscontrato un interesse a 360 gradi. Tuttavia la mancanza di alcune condizioni fondamentali per la commercializzazione dei nostri prodotti, come le infrastrutture di ricarica, ha decisamente frenato le vendite in alcuni mercati. In Italia, ad esempio, sotto questo aspetto siamo molto carenti rispetto ad altri Paesi. In Nord Europa, al contrario, c’è una rete molto più diffusa e radicata con una colonnina di ricarica in media ogni 50 chilometri. L’insufficienza delle infrastrutture si ripercuote sulle vendite».
Ma negli Usa, e soprattutto in California, avete trovato un clima favorevole.
«Certamente. A luglio dell’anno scorso abbiamo inaugurato una sala mostra Galleria Energica proprio a San Francisco dal momento che abbiamo trovato condizioni ambientali, come propensione alle tech, infrastrutture di ricarica e un potere d’acquisto alto, molto favorevoli. La California rappresenta la punta di diamante per l’elettrico».
L’ultimo rapporto GreenItaly di Fondazione Symbola e Unioncamere ha rilevato come il settore dell’automotive “green” in Italia abbia reagito molto bene alla crisi e che ora stia trainando l’innovazione.
Come Energica Motor Company avvertite sintomi di ripresa sul mercato nazionale?
«Ho sempre pensato che nelle crisi nascono le idee e le innovazioni. Noi siamo nati nel 2009, all’indomani della crisi mondiale. Invece di tirare i remi in barca abbiamo deciso di innovare e di fare qualcosa di diverso cogliendo così la sfida della crisi. E poi riscontriamo una grande voglia di innovare e di tornare a produrre da parte di tutta la filiera. Dal punto di vista dell’elettrico si fanno prodotti nuovi e interessanti, ci sono tante aziende che innovano. Il problema tuttavia rimane il background. Gli imprenditori vorrebbero fare più affidamento sul mercato globale ma persistono problemi di infrastrutture, di burocrazia e una mentalità che è ancora poco aperta a queste nuove tecnologie. Come Energica siamo dunque costretti a giocare sempre fuori casa esportando più del 95% della produzione, e questo è un peccato perché il mercato italiano sarebbe di alta qualità».
Quanto conta per un’azienda innovativa che opera in un settore tradizionale, potere contare sulla filiera della Motor Valley modenese?
«Molto. Energica è un progetto nato e cresciuto nella Motor Valley e il valore della gestione della catena per la distribuzione migliore al mondo non è sostituibile. E per noi è fondamentale la comodità di lavorare a breve distanza dai fornitori: questo ci consente di creare sinergie e partnership».
E il made in Italy?
«Il valore del made in Italy - risponde Livia Cevolini - viene riconosciuto all’estero, dove piacciono l’attenzione ai dettagli, lo stile e la qualità dei materiali tutti italiani».
Guardando al futuro, come vede l’orizzonte di Energica da qui a qualche anno?
«Ad Eicma abbiamo fatto vedere un “concept” estremo “Eva EsseEsse9” riportandone feedback contrastanti. Stiamo ancora lavorando sul terzo modello. L’obiettivo è continuare a sviluppare prodotti esclusivi ad altissima qualità e contenuto tecnologicamente innovativo, quindi stiamo valutando il terzo segmento di mercato più ricettivo dopo i segmenti supersport e streetfighter. Dal punto di vista geografico continueremo a investire su Europa e Stati Uniti, questi ultimi contano da soli per il 45 per cento delle vendite. Come Energica inoltre ci stiamo muovendo per implementare l’infrastruttura di ricarica».
Come è nato il progetto “Energica” e di una moto ad alte prestazioni?
«Il progetto nasce nel 2009 inizialmente all’interno delle aziende del gruppo CRP con l’intenzione di sviluppare una moto elettrica da corsa. Poi nel 2014 con uno spin off abbiamo conquistato una maggiore autonomia fondando “Energica Motor Company”. L’anno scorso la quotazione alla Borsa di Milano, segmento Aim».
Il vostro primo modello?
«Con la nascita del progetto abbiamo lanciato eCRP, un prototipo di moto totalmente elettrico con prestazioni simili a una 250 cc. Da questa positiva esperienza nel 2015 abbiamo lanciato sul mercato “Ego”, con tempi record di sviluppo e produzione. Nel 2016 è uscita “Eva”, un modello “streetfight” caratterizzato da un confort maggiore ma senza rinunce alle prestazioni».
Sono state utili le competenze accumulate dal gruppo Crp per lo sviluppo del “concept” di una moto totalmente elettrica ad alte prestazioni?
«Senza dubbio, le competenze accumulate dal gruppo ci hanno permesso di passare dal prototipo al prodotto industriale in 4 anni contro la media di 5-10 anni. Inoltre l’esperienza raccolta dal gruppo Crp nel mondo delle competizioni e tecnologie estreme ci ha permesso da subito di sviluppare una moto ad alte prestazioni».
Come ha reagito il mercato al prodotto così innovativo?
«Dipende dai mercati e dal cliente. Riguardo a quest’ultimo abbiamo riscontrato un interesse a 360 gradi. Tuttavia la mancanza di alcune condizioni fondamentali per la commercializzazione dei nostri prodotti, come le infrastrutture di ricarica, ha decisamente frenato le vendite in alcuni mercati. In Italia, ad esempio, sotto questo aspetto siamo molto carenti rispetto ad altri Paesi. In Nord Europa, al contrario, c’è una rete molto più diffusa e radicata con una colonnina di ricarica in media ogni 50 chilometri. L’insufficienza delle infrastrutture si ripercuote sulle vendite».
Ma negli Usa, e soprattutto in California, avete trovato un clima favorevole.
«Certamente. A luglio dell’anno scorso abbiamo inaugurato una sala mostra Galleria Energica proprio a San Francisco dal momento che abbiamo trovato condizioni ambientali, come propensione alle tech, infrastrutture di ricarica e un potere d’acquisto alto, molto favorevoli. La California rappresenta la punta di diamante per l’elettrico».
L’ultimo rapporto GreenItaly di Fondazione Symbola e Unioncamere ha rilevato come il settore dell’automotive “green” in Italia abbia reagito molto bene alla crisi e che ora stia trainando l’innovazione.
Come Energica Motor Company avvertite sintomi di ripresa sul mercato nazionale?
«Ho sempre pensato che nelle crisi nascono le idee e le innovazioni. Noi siamo nati nel 2009, all’indomani della crisi mondiale. Invece di tirare i remi in barca abbiamo deciso di innovare e di fare qualcosa di diverso cogliendo così la sfida della crisi. E poi riscontriamo una grande voglia di innovare e di tornare a produrre da parte di tutta la filiera. Dal punto di vista dell’elettrico si fanno prodotti nuovi e interessanti, ci sono tante aziende che innovano. Il problema tuttavia rimane il background. Gli imprenditori vorrebbero fare più affidamento sul mercato globale ma persistono problemi di infrastrutture, di burocrazia e una mentalità che è ancora poco aperta a queste nuove tecnologie. Come Energica siamo dunque costretti a giocare sempre fuori casa esportando più del 95% della produzione, e questo è un peccato perché il mercato italiano sarebbe di alta qualità».
Quanto conta per un’azienda innovativa che opera in un settore tradizionale, potere contare sulla filiera della Motor Valley modenese?
«Molto. Energica è un progetto nato e cresciuto nella Motor Valley e il valore della gestione della catena per la distribuzione migliore al mondo non è sostituibile. E per noi è fondamentale la comodità di lavorare a breve distanza dai fornitori: questo ci consente di creare sinergie e partnership».
E il made in Italy?
«Il valore del made in Italy - risponde Livia Cevolini - viene riconosciuto all’estero, dove piacciono l’attenzione ai dettagli, lo stile e la qualità dei materiali tutti italiani».
Guardando al futuro, come vede l’orizzonte di Energica da qui a qualche anno?
«Ad Eicma abbiamo fatto vedere un “concept” estremo “Eva EsseEsse9” riportandone feedback contrastanti. Stiamo ancora lavorando sul terzo modello. L’obiettivo è continuare a sviluppare prodotti esclusivi ad altissima qualità e contenuto tecnologicamente innovativo, quindi stiamo valutando il terzo segmento di mercato più ricettivo dopo i segmenti supersport e streetfighter. Dal punto di vista geografico continueremo a investire su Europa e Stati Uniti, questi ultimi contano da soli per il 45 per cento delle vendite. Come Energica inoltre ci stiamo muovendo per implementare l’infrastruttura di ricarica».
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