modena
cronaca

Sotto torchio anche un sindacalista 

Perboni (Cisl), chiamato ad una testimonianza difficile sulla Bianchini e la Safi


14 aprile 2017


REGGIO. Giornata difficile in tribunale ieri a Reggio per Remo Perboni, 50enne concordiese e dirigente a Modena della Cisl. Ieri ha testimoniato al processo Aemilia, davanti a rappresentanti e legali dei sindacati e delle istituzioni costituiti parte civile. La testimonianza di Perboni ha messo in luce rapporti con l’azienda Bianchini e una certa conoscenza della società Safi, i cui titolari sono ora indagati nell’inchiesta Aemilia Ter dalla Dda.
Perboni ha infatti certificato e cristallizzato la liquidazione di Alessandro Bianchini, che figurava come dipendente della ditta di famiglia, e che si apprestava a costituire la Ios, a sua volta finita nell’inchiesta con la Dueaenne: quasi ventimila euro, che sono passati in euro e mezzi meccanici ad Alessandro.
«Conoscevo i Bianchini dagli anni Novanta, in ditta contavamo una quarantina di dipendenti iscritti al nostro sindacato. Alessandro non era iscritto alla Cisl - ha confermato Perboni, rispondendo alle incalzanti domande del Pm Ronchi - ma i titolari della ditta mi chiesero di poter certificare l’accordo, che senza la mia firma non sarebbe stato valido. Tuttavia pretesi che venisse messo a verbale che prima era necessaria una perizia, per quantificare il valore di mezzi e beni che venivano dati ad Alessandro». Certezza che si è disciolta quando i legali di Bianchini gli hanno mostrato l’accordo, firmato da Perboni e senza alcun cenno alla perizia. Il sindacalista ha più volte scosso il capo. Il peggio è arrivato con le domande della dottoressa Ronchi sulla sua conoscenza della Safi. Come si ricorderà, i carabinieri anni dopo, sentendo Perboni, hanno scoperto che aveva in tasca un bigliettino da visita della Safi: «Sì, li ho conosciuti negli incontri per risolvere la iscrizione della Baraldi alla White list. Dissero che si sarebbero dati da fare tra ricorsi e istanze in prefettura. In effetti non mi era mai capitata una situazione del genere», ha ammesso Perboni, parlando di anomalia. Ma, vista l’efficacia di quella azione per conto dei Baraldi, aveva finito per condividere una analoga azione (incentrata sui cambi ai vertici della società) anche nel caso delle ditte dei Bianchini. (ase)

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