«Quei testimoni avevano paura»
Zavatti (Cgil) dopo le mezze ritrattazioni ad Aemilia dei dipendenti di Bianchini
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SAN FELICE. «Cosa ho pensato? Quello che hanno pensato tutti attorno a me. Avvocati di parte civile inclusi, così come il pubblico ministero della dda, che ha espressamente parlato di “testimone impaurito”. Sì, ho pensato che quei due ragazzi stessero tentando, proprio perché impauriti, di sfuggire ad una testimonianza che li poteva mettere in difficoltà. Quando poi, a margine dell’udienza, ho sentito dire che quello dei due costituito parte civile avrebbe ricevuto una non meglio precisata visita a casa, nel corso della quale gli è stato chiesto se ha dei figli, mi sono convinto che stesse accadendo qualcosa di grave...».
Franco Zavatti, responsabile della Cgil costituita parte civile al Processo Aemilia, interpreta così l’udienza choc cui ha assistito giovedì, quando due ex muratori di Bianchini - due trentenni residenti nel mantovano - hanno parzialmente ritrattato le accuse circostanziate che avevano dichiarato e firmato un anno fa, quando furono convocati dai carabinieri che indagavano sulla infiltrazione della ’ndrangheta nell’impresa di San Felice. «Come Cgil siamo costituiti sia a livello regionale che con le due Camere del Lavoro di Reggio e Modena - spiega Zavatti - Notammo che dopo il sisma i nostri iscritti alla Bianchini erano precipitati. Non è facile presentarsi nei cantieri e chiedere a queste persone se si sentono tutelate, come vengono trattate...».
Da Bianchini nell’immediato post terremoto, per i cantieri che si aprivano, erano stati assunti tramite la “consorteria” sotto processo ad Aemilia numerosi lavoratori, tra i quali il “genero” del boss Nicolino Grande Aracri. a governare le assunzioni, questo è assodato, era Lauro alleluia, mentre gli operai facevano riferimento a Michele Bolognino (che non aveva alcun incarico alla Bianchini, pur frequentandola e frequentando i cantieri). Bolognino è considerato il braccio della ’ndrangheta a Parma e a San Felice
«Dei tredici individuati nelle indagini come operai inseriti da quelle persone - spiega Zavatti - solo due avevano voluto e trovato il coraggio di testimoniare. Uno è anche costituito parte civile, segno che era intenzionato a chiedere il risarcimento dei danni che ha patito: parliamo di persone pagate 5 euro all’ora, private, secondo le loro stesse denunce, di tanti diritti di lavoratori. Persone minacciate, intimorite, costrette a recarsi fino a Montecchio per ritirare la busta paga, in un capannone, la sera alle 21... Ovvio che sentirli così l’altro giorno mi ha insospettito. Come mi ha insospettito che le parole con le quali smentissero le circostanze, pur trattandosi di persone poco alfabetizzate, fossero le stesse, come imparate prima a memoria...».
Una vicenda sulla quale il Tribunale tenterà di fare chiarezza, in quanto per la difesa dei Bianchini si è trattato semplicemente di testimoni falsi, forzati nelle loro denunce dai carabinieri, e smentiti dalla documentazione prodotta dagli stessi Bianchini. Farà chiarezza martedì, quando il primo testimone, dopo essersi rifiutato di proseguire il controesame, è stato riconvocato dal Tribunale: «Il giudice ha fatto bene a non infierire, dandogli la possibilità di riflettere e di tornare», chiude Zavatti.
Sempre martedì cominciano ad Aemilia le parti civili. Con Cgil, sono costituite anche Cisl e Uil regionali, e sono previsti interventi autorevoli sulla vicenda. (a.setti)
Franco Zavatti, responsabile della Cgil costituita parte civile al Processo Aemilia, interpreta così l’udienza choc cui ha assistito giovedì, quando due ex muratori di Bianchini - due trentenni residenti nel mantovano - hanno parzialmente ritrattato le accuse circostanziate che avevano dichiarato e firmato un anno fa, quando furono convocati dai carabinieri che indagavano sulla infiltrazione della ’ndrangheta nell’impresa di San Felice. «Come Cgil siamo costituiti sia a livello regionale che con le due Camere del Lavoro di Reggio e Modena - spiega Zavatti - Notammo che dopo il sisma i nostri iscritti alla Bianchini erano precipitati. Non è facile presentarsi nei cantieri e chiedere a queste persone se si sentono tutelate, come vengono trattate...».
Da Bianchini nell’immediato post terremoto, per i cantieri che si aprivano, erano stati assunti tramite la “consorteria” sotto processo ad Aemilia numerosi lavoratori, tra i quali il “genero” del boss Nicolino Grande Aracri. a governare le assunzioni, questo è assodato, era Lauro alleluia, mentre gli operai facevano riferimento a Michele Bolognino (che non aveva alcun incarico alla Bianchini, pur frequentandola e frequentando i cantieri). Bolognino è considerato il braccio della ’ndrangheta a Parma e a San Felice
«Dei tredici individuati nelle indagini come operai inseriti da quelle persone - spiega Zavatti - solo due avevano voluto e trovato il coraggio di testimoniare. Uno è anche costituito parte civile, segno che era intenzionato a chiedere il risarcimento dei danni che ha patito: parliamo di persone pagate 5 euro all’ora, private, secondo le loro stesse denunce, di tanti diritti di lavoratori. Persone minacciate, intimorite, costrette a recarsi fino a Montecchio per ritirare la busta paga, in un capannone, la sera alle 21... Ovvio che sentirli così l’altro giorno mi ha insospettito. Come mi ha insospettito che le parole con le quali smentissero le circostanze, pur trattandosi di persone poco alfabetizzate, fossero le stesse, come imparate prima a memoria...».
Una vicenda sulla quale il Tribunale tenterà di fare chiarezza, in quanto per la difesa dei Bianchini si è trattato semplicemente di testimoni falsi, forzati nelle loro denunce dai carabinieri, e smentiti dalla documentazione prodotta dagli stessi Bianchini. Farà chiarezza martedì, quando il primo testimone, dopo essersi rifiutato di proseguire il controesame, è stato riconvocato dal Tribunale: «Il giudice ha fatto bene a non infierire, dandogli la possibilità di riflettere e di tornare», chiude Zavatti.
Sempre martedì cominciano ad Aemilia le parti civili. Con Cgil, sono costituite anche Cisl e Uil regionali, e sono previsti interventi autorevoli sulla vicenda. (a.setti)
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