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Nonantola, Gioni, il giardiniere della Lamborghini

di Patrizia Cantusci
Nonantola, Gioni, il giardiniere della Lamborghini

Da bimbo era diretto in Nuova Zelanda ma si fermò nel Modenese: in fabbrica cura il verde e per passione pulisce i boschi

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NONANTOLA. Johnny Tonolo, classe 1961, londinese, fa il giardiniere alla Lamborghini di Sant’Agata. Vive a Rami di Ravarino, ma è “nonantolano”.
Erbe officinali, erbe selvatiche un tempo commestibili, il vezzo di pulire tratti di bosco dal pattume e la perfetta conoscenza di alveari e decotti descrivonola sua personalità.
All’anagrafe Tonolo è Gioni: quando la famiglia tornò in Italia l’impiegato comunale, capiì e trascrisse così. Gioni aveva sei anni ed era arrivato a Nonantola invece di finire in Nuova Zelanda. I suoi genitori, poco prima di salpare per Wellington, avevano deciso di tornare, per via di una nonna malata. «Erano pronti biglietti e documenti neozelandesi. Papà aveva avuto gli atti di proprietà dall’autorità britannica perché all’epoca, per popolare lande vuote, gli inglesi davano terre e case al nucleo famigliare di un lavoratore di consolidata serietà, qual mio padre era».
Ceppo veneto, amore per la terra, abnegazione per il lavoro, sono i fattori con i quali Johnny Tonolo e i quattro fratelli vengono cresciuti. Sposò giovanissimo una signorina di Boccassuolo: «Eravamo noi, il prete e i genitori. A Castagneto di Pavullo».
Johnny nel cuore dell’Appennino Modenese trascorre i suoi momenti liberi. Per pulire i boschi: «Mia moglie e mia suocera raccolgono fiori selvatici. Nel frattempo prendo sacchi vuoti e percorro i tratti della vallata dove so che è d’uso fare picnic. A volte ne riempio diversi. Non mi piace che lattine e bottiglie di plastica rimangano lì per sempre. La gente è fatta così…».
Per l’azienda Lamborghini lavora da dodici anni. Cura, insieme ad altri dello staff, il verde di un’area industriale. Aiuole, alberi, arbusti, predisposizione di decori in occasione di visite istituzionali sono le sue mansioni. Inoltre, cura il Parco Lamborghini, bosco di 7 ettari con 10mila piante nato nel 2011 per volontà dell’Azienda in collaborazione alle università di Bologna, Bolzano e Monaco di Baviera. La finalità sta nello studio delle biodiversità e piante autoctone. Johnny conosce varietà e specie nella loro dicitura latina. Non dice peonie, non dice faggio, né roseto né uliveto. Nomenclatura della quercia è “quercus robrum” e così via. Ma la sua ostinazione è il rispetto per l’ambiente: «Andrebbe appreso da piccoli. Tutto il resto verrà dopo, con naturalezza. Nel Parco ora ci sono anche le api, insetti per i quali nutro ammirazione al punto che vorrei fossero esempio per noi umani. Hanno compiti e ruoli definiti e li svolgono a regola d’arte per la comunità. Le api giovani, per esempio, si occupano di pulire le celle. Altre si alzano in volo per cercare polline che depongono nelle sacche delle zampe posteriori. Tornate al nido, si fermano all’entrata e fanno movimenti armonici per liberarsene, facilitando così le compagne preposte alla raccolta. Poi l’ape regina si alza in volo seguita dal maschio. Amoreggiano in altura come in una danza. Infine torna al nido, feconda. Il maschio? Muore subito dopo».
 

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