Gazzetta di Modena

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«È stata pensata senza criterio» 

di Luca Gardinale
«È stata pensata senza criterio» 

Giorgio Castelli (Fiab): «Il deposito in piazza Mazzini? Siamo alla vera follia»

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Se conta il giudizio, è piuttosto duro, anche perché il «qui si perdono tante occasioni spendendo un sacco di soldi» non farà sicuramente piacere al sindaco Muzzarelli e all'assessore Giacobazzi. Del resto, i rapporti si erano incrinati già nel settembre del 2015, quando i rappresentanti dell'associazione hanno abbandonato il tavolo di discussione, chiamandolo “tavolo comunicato, più che tavolo partecipato”, alludendo alla scarsa propensione del Comune ad ascoltare e recepire le loro perplessità. Ad affrontare il tema delle piste ciclabili in città, attraverso la voce del presidente Giorgio Castelli, sono gli Amici della bicicletta del Fiab.
Castelli, partiamo dalla nuova pista sulla via Emilia Est...
«La nostra opinione è che di piste ne servissero due, ovvero una per ogni lato, altrimenti tutto il flusso sarà concentrato solo da una parte, penalizzando sia la sosta, sia la pedonalità. La scelta del Comune è però stata opposta, con l'aggravante che verso via del Pozzo sarà necessario attraversare la strada, perché la pista è dall'altra parte rispetto a quella nuova. E dire che lo spazio ci sarebbe stato: le corsie della via Emilia sono sufficientemente larghe da poter pensare ad un restringimento».
Ma restringere le corsie non può creare pericoli per le auto?
«No, almeno non dove la carreggiata è larga come sulla via Emilia, dove addirittura si vede spesso una doppia fila di parcheggi, cosa pericolosa. Avere la pista da entrambe le parti darebbe anche la possibilità di avere un bello spazio per il pedonale, anche perché, volendo fare una scala di valori, la mobilità per i pedoni viene al primo posto».
In città servono più piste ciclabili?
«Siamo ovviamente contenti del fatto che in via Emilia stia nascendo una nuova ciclabile, anche se senza dubbio si poteva fare meglio. Siamo convinti che le ciclabili abbiano senso soprattutto sulle arterie principali e più larghe, da viale Amendola alla Vignolese, dalla Emilia Est alla Emilia Ovest, mentre nei quartieri residenziali non servono: meglio andare piano e convivere con le auto. Insomma, in alcune strade residenziali, come via Dalla Chiesa, ci sono delle ciclabili strette e pericolose, quando basterebbe moderare la velocità e viaggiare insieme alle macchine. Così si finisce per spendere un sacco di soldi per piste che si potevano fare meglio».
A proposito di biciclette, in piazza Mazzini si pensa ad un deposito all'ex diurno...
«Siamo alla follia, anche perché forse in piazza Grande non sanno fare i conti su quanto può costare attrezzare una zona del genere. Cosa facciamo, mettiamo le bici tre metri sotto terra?».
E poi ci sono i portabiciclette, con il caso della biblioteca Delfini, nell'autunno scorso.
«Un caso che ha dimostrato chiaramente la modesta sensibilità dimostrata da sindaco e assessori per la mobilità ciclabile. Insomma, a parole sono tutti dalla parte dei pedoni e dei ciclisti, ma poi si tolgono i portabiciclette per fare due posti per le macchine. Il bilancio dice che con la gestione Giacobazzi ne sono spariti oltre 140».
Nonostante la nuova pista sulla via Emilia, insomma, non sembrate troppo entusiasti...
«Lo saremmo, ma la realtà parla di tante occasioni perse, peraltro spendendo tanto: vedendo le cose dalla parte di chi pedala e di quella dei cittadini che mettono i soldi, non possiamo certo essere entusiasti...».

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