Carpi. «Ho perdonato il killer che mi sparò agli occhi»
di Serena Arbizzi
Cieco da 30 anni, il missionario carpigiano in Brasile rivive il tragico attentato «Malgrado questo episodio, ricordo quel periodo come il migliore della mia vita»
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«Uccidete quel prete». Era il 27 agosto del 1987 quando l’ordine venne impartito in Brasile, dai fazenderos della Sierra Rosada. Un comando che mirava alla vita di don Francesco Cavazzuti, 83 anni il prossimo 19 ottobre, che si trovava in Sud America in veste di missionario della Diocesi. Quest’anno, ricorrono esattamente 30 anni dall’attentato in seguito al quale don Francesco perse la vista. Un killer aspettò che il religioso uscisse da messa, celebrata in una cappella allestita in un piccolo paesino, e fece fuoco con un fucile caricato a pallettoni. Il 27 agosto verranno organizzati eventi per commemorare quel giorno, che non ha certo fatto affievolire l’impegno del religioso. Anzi, ha cementato ulteriormente la sua fede e la volontà di aiutare il prossimo. Tanto che molti carpigiani auspicano già la santità per lui.
«Sono ormai passati 30 anni da quando a Sanclerlandia, in Brasile, mi spararono in faccia e rimasi cieco - racconta don Cavazzuti - Il pistolero è stato scoperto, così come il mandante, tra i padroni di fazendas il cui dio è costituito soltanto dal potere. Per loro il messaggio evangelico di libertà, uguaglianza e giustizia è una bestemmia».
Don Cavazzuti ha conosciuti chi ha cercato di ucciderlo ed è riuscito in una delle imprese più difficili: quella del perdono. «Ho incontrato chi ha attentato alla mia vita: lui mi ha detto che gli dispiaceva di avermi sparato, io l’ho perdonato. Nonostante questo episodio che mi ha cambiato profondamente, ricordo ancora il periodo del Brasile come il migliore della mia vita. Sono ritornato da dieci anni ma quella terra per me rimane indimenticabile».
L’unica “responsabilità” di don Francesco è stata quella di «difendere - continua - i diritti dei contadini senza terra, che lavorano nelle fazende, ma non hanno niente, ricevono lo stipendio, ma non riescono nemmeno a mantenere la famiglia. Io mi sono battuto affinché questi lavoratori avessero un pezzo di terra dove vivere liberamente: ecco la mia colpa per cui hanno ritenuto di punirmi e tentato di uccidermi, ma grazie a Dio e ai medici sono salvo».
Don Francesco non rinuncia a rivolgere un messaggio ai giovani che si stanno interrogando o meno sulla loro vocazione missionaria. Giovani, che secondo il sacerdote, devono «fare un esame di coscienza sull’amore: se si è capaci di amare allora bisogna partire, perché c’è bisogno di amore e di amare perché il mondo è pieno d’odio».
Durante la visita di Papa Francesco - il 2 aprile - don Cavazzuti ha avuto la possibilità di incontrare il Pontefice in Seminario e di rivolgergli un quesito sui sacerdoti anziani. Il prete carpigiano aveva anche concelebrato con Bergoglio, nel gennaio 2013, la messa nella cappella di Santa Marta in Vaticano.
«Sono ormai passati 30 anni da quando a Sanclerlandia, in Brasile, mi spararono in faccia e rimasi cieco - racconta don Cavazzuti - Il pistolero è stato scoperto, così come il mandante, tra i padroni di fazendas il cui dio è costituito soltanto dal potere. Per loro il messaggio evangelico di libertà, uguaglianza e giustizia è una bestemmia».
Don Cavazzuti ha conosciuti chi ha cercato di ucciderlo ed è riuscito in una delle imprese più difficili: quella del perdono. «Ho incontrato chi ha attentato alla mia vita: lui mi ha detto che gli dispiaceva di avermi sparato, io l’ho perdonato. Nonostante questo episodio che mi ha cambiato profondamente, ricordo ancora il periodo del Brasile come il migliore della mia vita. Sono ritornato da dieci anni ma quella terra per me rimane indimenticabile».
L’unica “responsabilità” di don Francesco è stata quella di «difendere - continua - i diritti dei contadini senza terra, che lavorano nelle fazende, ma non hanno niente, ricevono lo stipendio, ma non riescono nemmeno a mantenere la famiglia. Io mi sono battuto affinché questi lavoratori avessero un pezzo di terra dove vivere liberamente: ecco la mia colpa per cui hanno ritenuto di punirmi e tentato di uccidermi, ma grazie a Dio e ai medici sono salvo».
Don Francesco non rinuncia a rivolgere un messaggio ai giovani che si stanno interrogando o meno sulla loro vocazione missionaria. Giovani, che secondo il sacerdote, devono «fare un esame di coscienza sull’amore: se si è capaci di amare allora bisogna partire, perché c’è bisogno di amore e di amare perché il mondo è pieno d’odio».
Durante la visita di Papa Francesco - il 2 aprile - don Cavazzuti ha avuto la possibilità di incontrare il Pontefice in Seminario e di rivolgergli un quesito sui sacerdoti anziani. Il prete carpigiano aveva anche concelebrato con Bergoglio, nel gennaio 2013, la messa nella cappella di Santa Marta in Vaticano.
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