Addio Riccardo Bellei con Vasco Rossi fondò Punto Radio
di Saverio Cioce
Grande conoscitore di musica e compositore, dj di punta nella mitica emittente di Zocca nonchè giornalista e critico
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«Le cose della vita fanno piangere i poeti/Ma se non le fermi subito diventano segreti...” Sono le parole della canzone di Venditti scelte per ricordare Riccardo Bellei sul santino che lo ricorda. Bellei se n’è andato a 63 anni, il giorno di Pasqua. Lui, affamato di vita e di musica, pianista e compositore, innamorato del rock e di ogni ribellione contro le ingiustizie, aveva dimostrato a tutti com’era possibile non arrendersi a un destino che lo aveva inchiodato a una sedia a rotelle.
Aveva scritto canzoni e suonato a fianco di Antonello Venditti ( il cantautore romano ieri ha salutato l’amico sulla pagina Fb della Gazzetta: «Addio Riccardo, specialissimo amico») , Gaetano Curreri (Stadio), Massimo Riva, chitarrista di Vasco Rossi.
E anche con il rocker di Zocca, Bellei ebbe modo di intrecciare la sua parabola di amicizia e artistica: nel disco d’esordio dell’amico Vasco, “Ma cosa vuoi che sia una canzone”, del 1978. Negli anni successivi, quelli in cui Guccini cantava nell’Avvelenata “... non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni”, il buon Riccardo continuava a sostenere con vigore quelle che si chiamavano canzoni di lotta e che erano le colonne sonore delle manifestazioni. A suo modo Bellei fu in un certo senso un’ intelligenza critica. Senza salire in cattedra vedeva i limiti del conformismo di sinistra. Ma lui, a dispetto della vecchia iscrizione a Economia e Commercio, andò a lavorare alla Fiat; per poco tempo, perchè la malattia lo spinse sulle scrivanie dei giornali modenesi e le radio, come Punto Radio e Teleradiocittà.
Opinionista irriverente, raccolse i suoi racconti in un libro pochi anni fa; le sue canzoni, suonate in pubblico, sono raccolti in due cd, conservati con cura dalla moglie Tamara Spinu, moldava, sposata nel 2005, che gli ha dato due gemelli nel 2009.
Della sua esperienza degli anni caldi della contestazione, sulla barricata della sinistra extraparlamentare, parlava poco ma volentieri con gli amici stretti. A metà anni ’70 colse al volo l’opportunità di dire la sua nelle primissime “radio libere” che parlavano al di fuori dei recinti ufficiali della Rai. I suoi amici dell’epoca a Punto Radio di Zocca, Floriano Fini e Manola ad esempio, sono stati tra i primi a venire per dargli l’ultimo saluto.
Ieri nella sua casa in campagna, tra Lesignana e Villanova, sono arrivati alla spicciolata tante altre persone che hanno avuto modo di conoscerlo in trent’anni di canzoni, libri e musica.
Negli ultimi anni la sofferenza lo aveva piegato nel corpo e nell’anima, rendendogli impossibili anche gesti semplici, negandogli quel minimo di autonomia a cui teneva immensamente. Ma non per questo aveva smesso a dire la sua, come aveva sempre fatto. Lascia oltre alla famiglia la madre Marta Calzolari e la sorella Letizia.
Oggi, dopo la benedizione della salma con il pope ortodosso di Modena, Giorgio Arletti, la salma sarà avviata alla cremazione.
Aveva scritto canzoni e suonato a fianco di Antonello Venditti ( il cantautore romano ieri ha salutato l’amico sulla pagina Fb della Gazzetta: «Addio Riccardo, specialissimo amico») , Gaetano Curreri (Stadio), Massimo Riva, chitarrista di Vasco Rossi.
E anche con il rocker di Zocca, Bellei ebbe modo di intrecciare la sua parabola di amicizia e artistica: nel disco d’esordio dell’amico Vasco, “Ma cosa vuoi che sia una canzone”, del 1978. Negli anni successivi, quelli in cui Guccini cantava nell’Avvelenata “... non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni”, il buon Riccardo continuava a sostenere con vigore quelle che si chiamavano canzoni di lotta e che erano le colonne sonore delle manifestazioni. A suo modo Bellei fu in un certo senso un’ intelligenza critica. Senza salire in cattedra vedeva i limiti del conformismo di sinistra. Ma lui, a dispetto della vecchia iscrizione a Economia e Commercio, andò a lavorare alla Fiat; per poco tempo, perchè la malattia lo spinse sulle scrivanie dei giornali modenesi e le radio, come Punto Radio e Teleradiocittà.
Opinionista irriverente, raccolse i suoi racconti in un libro pochi anni fa; le sue canzoni, suonate in pubblico, sono raccolti in due cd, conservati con cura dalla moglie Tamara Spinu, moldava, sposata nel 2005, che gli ha dato due gemelli nel 2009.
Della sua esperienza degli anni caldi della contestazione, sulla barricata della sinistra extraparlamentare, parlava poco ma volentieri con gli amici stretti. A metà anni ’70 colse al volo l’opportunità di dire la sua nelle primissime “radio libere” che parlavano al di fuori dei recinti ufficiali della Rai. I suoi amici dell’epoca a Punto Radio di Zocca, Floriano Fini e Manola ad esempio, sono stati tra i primi a venire per dargli l’ultimo saluto.
Ieri nella sua casa in campagna, tra Lesignana e Villanova, sono arrivati alla spicciolata tante altre persone che hanno avuto modo di conoscerlo in trent’anni di canzoni, libri e musica.
Negli ultimi anni la sofferenza lo aveva piegato nel corpo e nell’anima, rendendogli impossibili anche gesti semplici, negandogli quel minimo di autonomia a cui teneva immensamente. Ma non per questo aveva smesso a dire la sua, come aveva sempre fatto. Lascia oltre alla famiglia la madre Marta Calzolari e la sorella Letizia.
Oggi, dopo la benedizione della salma con il pope ortodosso di Modena, Giorgio Arletti, la salma sarà avviata alla cremazione.
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