Gazzetta di Modena

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Io Lavoro/ Dalla Nuova Zelanda a Modena per le api

di Serena Fregni
Io Lavoro/ Dalla Nuova Zelanda a Modena per le api

La modenese Viola Servi racconta il progetto “Api Selvatica” nato per coltivare il piacere di lavorare con la natura

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MODENA Una storia iniziata tre anni fa dopo una laurea in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Modena e Reggio e continuata dall’altra parte del mondo in Nuova Zelanda. Una storia che continua anche oggi ma tra le colline modenesi dove la 26enne Viola Servi si dedica all’apicoltura consapevole, etica ed ecologica nel suo progetto “Api Selvatica”. Oggi Viola indossa ogni giorno la tuta per apicoltura, alleva le sue quaranta famiglie di api come fossero dei piccoli figli e ha trovato la sua vera strada.
«In Nuova Zelanda ho lavorato presso una fattoria - racconta Viola - e lì ho capito, non solo che volevo lavorare a stretto contatto con la natura ma che lo volevo fare nella mia terra d’origine, quella dove sono nata e cresciuta, l’Emilia».
Ha fatto della sua passione il suo lavoro. “Api Selvatica” è realtà, di cosa si tratta?
«Api Selvatica nasce da un’idea, quella di provare a cambiare qualcosa, selvatica come la natura che ospita le sue api, dove non c’è sfruttamento né pesticidi e prima di tutto viene la biodiversità, origine di ogni cosa. È un tratto distintivo della mia apicoltura che definisco appunto consapevole, dove allevo solo “Apis Mellifera Ligustica”, sottospecie italiana dell’Apis Mellifera, da preservare e valorizzare. Anche il miele che ne deriva segue questo percorso, genuino e del territorio, estratto grazie alla forza centrifuga e filtrato dalle impurità, lasciato riposare e poi invasettato. Un prodotto puro e naturale».

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Apicoltura consapevole, di cosa si tratta?
«È un tipo di apicoltura etica, ecologica, ho deciso di allevare solo la sottospecie autoctona “Apis Mellifera Ligustica” con la convinzione e la consapevolezza di avere tra le mani un tesoro prezioso e oggi sono molto contenta di aver scelto questo tipo di apicoltura, che rispetta non solo le api ma anche la natura, i suoi ritmi e il nostro ambiente».
Tornando a tre anni fa, da Scienze della Comunicazione all’apicoltura, un bel salto, cosa è successo?
«Era il 2014, mi ero appena laureata ma sentivo che non era quello che volevo fare, la strada che volevo percorrere. Dopo la laurea ho preso un volo di sola andata per la Nuova Zelanda, sono partita con l’idea di lavorare in campagna, presso una fattoria e così è stato. Ho lavorato nelle vigne per sei mesi. Quando sono tornata però ho capito che si, volevo fare l’agricoltrice ma cercavo qualcosa di più stimolante. Ho iniziato così a cercare dei percorsi alternativi e dopo vari studi sulla senape e aver scoperto il suo alto potenziale mellifero (che fornisce il nettare alle api) mi sono avvicinata all’apicoltura, ho frequentato un corso in Regione, apicoltura biodinamica a Reggiolo. Questo è stato l’inizio di un nuovo percorso, ho scoperto un nuovo mondo che mi piaceva molto e così ho continuato per questa strada, ho partecipato ad un progetto internazionale di volontariato in Spagna in un’azienda agricola tra i Pirenei dove ho imparato parecchie nozioni sulle api e apicoltura e quando sono tornata ho fatto un ulteriore corso in Toscana che ho terminato lo scorso ottobre. A giugno 2016 ho comprato in Toscana le mie prime dieci famiglie di api, anche se la stagione non è stata delle migliori ma quest’anno si è ripresa alla grande e sono arrivata a 40 famiglie che risiedono nelle postazioni che gestisco, sparse per l'Appennino».
Perché la scelta di ritornare?
«In Nuova Zelanda trovavo un po’ inutile rimanere lì, non solo perché ero dall’altra parte del mondo senza i miei affetti, non è solitudine ma i tuoi legami restano qui e credo che siano una delle cose fondamentali da coltivare nella vita. Oltre a questo rimanere in Nuova Zelanda avrebbe voluto dire impegnare se stessi in una terra che non è la tua e soprattutto nel settore agricolo questo è punto fondamentale perché significa valorizzare la propria terra e riscoprire le proprie origini. Spesso ti accorgi di questa mancanza quando sei lontano e vorresti essere nella tua terra, a coltivare e produrre per la tua terra. Bisogna voler bene alle proprie radici».
Come trascorre le sue giornate, fra api e colline modenesi?
«Ogni mattina vengo a controllare le mie famigliole di api, mi appunto i vari dati sulle famiglie, se lavorano bene e quali tendenze hanno, si deve arrivare alla fioritura principale che è l’acacia. È un lavoro che segue i ritmi della natura, lontano dai pericoli umani ma vicino a boschi e persone che si sanno prendere cura del nostro pianeta con saggezza e sincerità e ovviamente tanta, ma tanta passione».
Passione e amore per la propria terra...
«Soprattutto nell’apicoltura come nell’agricoltura se non ami ciò che fai allora è inutile. Ci vuole passione e tanta voglia di fare e provare. Il mio lavoro parte dalla passione, studio, tanto tempo fatto di gioie e soprattutto fermarsi e seguire il ritmo della nostra terra e rispettarla».

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