Rolando Balugani, una vita tra ricerca storica e impegno civile
di Giovanni Ivan Tocci
Si sono svolti sabato 15 aprile nella Chiesa Parrocchiale di Montombraro, i funerali di Rolando Balugani. Molte cose di lui, come benemerito promotore di iniziative volte al mantenimento o al...
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Si sono svolti sabato 15 aprile nella Chiesa Parrocchiale di Montombraro, i funerali di Rolando Balugani. Molte cose di lui, come benemerito promotore di iniziative volte al mantenimento o al recupero di beni culturali della sua Comunità, sono state ricordate nel rito commemorativo. Qui, da parte nostra, si vuole portare l’attenzione, direi doverosamente se pur brevemente, sul lodevole, lungo e continuo impegno di ricerca storica condotto da Balugani attorno a un tema di Storia Contemporanea da lui particolarmente sentito: quello della fase finale della seconda Guerra Mondiale e della Resistenza. Nucleo centrale le tragiche vicende che toccarono il territorio del Modenese dalla pianura alla montagna, le comunità di Montombraro e Zocca. Il tragico epilogo della rappresaglia nazi/fascista del 18 luglio 1944 che colpì alcuni membri della sua famiglia, compreso il padre, ebbe su di lui, fin dalla giovane età, l’effetto di un incoercibile bisogno di volgersi a quel passato, di ricercare tra archivi e testimonianze orali le ragioni di tale violenza, di individuare i nessi tra gli eventi che si susseguirono talvolta in modo precipitoso e secondo strategie non immediatamente decifrabili. Certo, Balugani si trovò all’inizio delle sue ricerche di fronte a una storiografia su quel periodo notevolmente ricca ancorché differenziata per diversi orientamenti ideologici e appartenenze politiche. La proposta interpretativa della Resistenza come ‘guerra civile’ offerta nel 1991 dallo storico Claudio Pavone, pur con qualche distinguo, parve non dispiacere a Rolando Balugani. Così, quando l’analisi dei fatti venne a concentrarsi sul circuito stretto del proprio territorio, della propria piccola comunità e di una popolazione che, per quanto esigua, era attraversata da inimicizie, rancori, desideri mai sopiti di rivalsa nei confronti dei gruppi famigliari per qualsivoglia ragione ‘emergenti’ (e tali erano a Montombraro i Balugani), diveniva inevitabile fare i conti con lo spirito di faida, elemento che gli studiosi di antropologia culturale ci dicono essere connaturato alla struttura delle comunità di valle o di montagna. Da qui una nota di amarezza in tante pagine di Rolando Balugani molto attento all’individuazione dei valori di libertà e democrazia dei quali erano portatori i più autentici esponenti della Resistenza (si veda il libro da lui dedicato a Zosimo Marinelli (2006), quello a Leonida Patrignani alias “Bandiera” (2007), i vari contributi su Giovanni Palatucci. Per completezza di ricostruzione storica egli doveva pur ricordare i diffusi fenomeni infamanti della delazione anonima, della vendetta trasversale per una ‘resa dei conti’ che finì per costituire in tante parti d‘Italia – indistintamente da Nord a Sud – una pagina nera della Resistenza. Rolando Balugani tanto più avvertiva il dramma di quella sorta di “eclissi della ragione” verificabile nei momenti più turbolenti e tormentosi della nostra storia nazionale. In quel clima oltremodo intorbidito egli si ostinava a cercare gli elementi utili a far emergere la Verità. Una generosa illusione che gli veniva dal vivere la ricerca come impegno civile; un empito genuino, un entusiasmo non sempre controllato spiegabile dall’essersi formato come autodidatta, con una forse inconsapevole opzione positivista per quella sua fede inconcussa nel documento, opzione che lo portava un po’ lontano dalla necessaria euristica metodologica, oltre quel limite proprio del mestiere dello storico che è l’interpretazione, vista nella sua graduale, meditata e metodologicamente corretta formulazione. In quella sua per altro comprensibilissima tensione verso la Verità (che, se raggiungibile, gli avrebbe probabilmente placato il tormento per quel tragico 18 luglio 1944) si manifestava la schietta umanità di Rolando Balugani, testimone, non ultimo suo merito, di una non molto diffusa volontà di tenere viva la memoria del luogo natale, della propria gente, della propria famiglia e dei valori civili da difendere.
*già Ordinario di Storia Moderna. Università di Modena e Reggio.
*già Ordinario di Storia Moderna. Università di Modena e Reggio.
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