Gazzetta di Modena

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Teresa, da Modena Burkina Faso per condividere

di Laura Solieri
Teresa, da Modena  Burkina Faso per condividere

Cuoca con il desiderio di andare nelle missioni per aiutare: «Si va per aiutare, ma si capisce che i bisognosi siamo noi»

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MODENA. «Normalmente vivo a Baggiovara, con la mia famiglia. Dico ‘normalmente’ perché da qualche anno, ho scelto un lavoro che mi può portare lontano da casa per vari mesi. Per vivere faccio la cuoca. Se posso scegliere, la cuoca in montagna, preferibilmente la cuoca di un rifugio di montagna anche se non sempre capita. È un lavoro appassionante e totalizzante che unisce la mia passione per la cucina rustica e dal sapore di ricordi casalinghi, alla mia inclinazione a vivere e scorrazzare il più possibile all’aria aperta, in mezzo alla natura e piuttosto lontana da centri abitati caotici».
Incontriamo Teresa Maria Costantini, modenese di venticinque anni e tanta voglia di fare e conoscere il mondo.
«Il mio è un lavoro che mi dà la possibilità di conoscere tanti piccoli mondi diversissimi fra loro e anche di godermi paesaggi mozzafiato! Da quando è cominciata l’avventura nel settore ristorativo ho dovuto sacrificare parte del tempo che dedicavo ad attività di volontariato. Per diversi anni, soprattutto attraverso la Parrocchia di S. Agostino e all’Ufficio di animazione diocesana, ho avuto l’opportunità di vivere varie attività di volontariato tra cui l’Unità di strada in collaborazione con l’associazione Papa Giovanni XXIII, uscite notturne per incontrare le ragazze schiave della prostituzione e momenti di servizio presso la parrocchia nelle Case della Carità».
E dalla conoscenza di questo mondo, il mondo delle Case della Carità, è scattato qualcosa in Teresa, che le ha cambiato il modo di vedere le cose e di andare oltre nel conoscere luoghi e situazioni diverse, nelle periferie del mondo.
« Era proprio in quel bel periodo di vicinanza quasi quotidiana con situazioni di grande povertà e dopo un’esperienza di tre settimane in Burkina Faso, che ho sentito il desiderio di vivere un tempo più lungo in un paese lontano. - prosegue il suo raconto Teresa Costantini - Era il 2010 e grazie all’aiuto di persone capaci di consigliarmi e sostenermi, nel giro di un anno questo piccolo grande sogno si è realizzato. Sono partita con Alice a metà di novembre 2011 per il Burkina Faso, accompagnate dall’Ufficio di Animazione Missionaria. Saremmo rimaste lì fino a settembre dell’anno successivo. Dieci mesi di volontariato o forse qualcosa di più. Avremmo svolto il nostro servizio in un centro diurno per bambini orfani e nella scuola materna, avremmo passato del tempo con i ragazzi della parrocchia per aiutarli nelle loro attività della citè des Jeunes. Questo è quello che avremmo fatto. In realtà però, la missione è molto di più di un progetto operativo che impacchetti in valigia per sentirti utile fin da subito».
Teresa racconta di non aver fatto nulla di straordinario: «Siamo semplicemente ‘state’. Abbiamo vissuto la quotidianità di un mondo diversissimo dal nostro, siamo entrate in un mondo e in un progetto già esistente prima del nostro arrivo, abbiamo ricominciato da zero nella vita di tutti i giorni sentendoci prima di tutto assolutamente inutili e bisognose. Bisognose di imparare a vivere come loro, bisognose di imparare a esprimersi ma soprattutto di capire. E non nascondo la collezione di figuracce a proposito! Solo cercando di vivere come loro, cercando di non essere più ospitate ma parte di una famiglia, saremmo arrivate più vicine a loro, li avremmo incontrati veramente e quindi anche aiutati per davvero. Per questo la missione in Burkina non è stato un partire “per fare” ma un partire “per condividere” la quotidianità, un mondo di difficoltà, miseria e sofferenze ma anche di grandi bellezze, gioie e profondi insegnamenti. Nel volontariato - sostiene Teresa - trovo la meravigliosa possibilità di non sprecare il tempo. Di tempo ne abbiamo poco e per me è sempre un pensiero costante utilizzarlo nella maniera più intelligente. Nell’esperienza in Burkina ho vissuto la possibilità di dare il mio tempo a una terra, a un popolo, completamente, non per qualche ora al giorno ritagliata con fatica. Ero lì per loro. Tante volte era frustrante pensare a quanto mi sentissi inutile e incompetente. Ma il fulcro della missione era “stare lì”, vivere quella quotidianità, dare quello che potevo, con entusiasmo ma con la consapevolezza di non essere indispensabile. Per quanto mi riguarda, le varie esperienze piccole e grandi che ho vissuto sono state tutte occasioni d’oro per conoscere situazioni, persone, vite e vissuti diversi dalla mia, storie, sofferenze e miserie che mai avrei conosciuto. Il volontariato è un’occasione continua per aprire la mente, per conoscere una briciola in più di mondo. È un’occasione in più per conoscere me stessa, per ascoltarmi e cercare di capire ciò che profondamente voglio. È uno strumento, come altri, per insegnarmi a vivere. Certamente so che il volontariato non è un ritaglio di tempo per sentirsi utili, buoni e in pace con se stessi. Se mai dovessi attribuire un significato del genere a questo genere di attività, cancellerei istantaneamente qualsiasi impegno di questo tipo».
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