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Il geometra Chelli: «Nessuna insolvenza con la Bianchini»

SAN FELICE. È tornato in Aula il processo che vede protagonista il geometra Alberto Chelli, accusato di insolvenza fraudolenta nei confronti della Bianchini Costruzioni. Se nell’ultima udienza c’erano...


20 aprile 2017


SAN FELICE. È tornato in Aula il processo che vede protagonista il geometra Alberto Chelli, accusato di insolvenza fraudolenta nei confronti della Bianchini Costruzioni. Se nell’ultima udienza c’erano state le testimonianze della famiglia Bianchini, con Alessandro che aveva raccontato di un filmato - stessa tecnica che tanto scalpore ha suscitato nell’inchiesta Aemilia-ter - girato alla presenza di Chelli e in cui emergevano le promesse di pagamento, ieri è toccato ad un testimone della difesa. Chelli era in aula e il suo avvocato, Massimo Vellani, ha depositato 15 documenti “utili a dimostrare come il mio assistito non abbia commesso alcuna insolvenza fraudolenta”. Intanto il teste, ex presidente del Cda della Smaltiflex, ha raccontato di un’azienda in fase di rilancio dopo i bilanci traballanti del 2011 e si è poi concentrato sul ruolo di Chelli “socio di minoranza al 33%, senza ruoli operativi, ma memoria storica”. A lui, ha detto l’ex manager, i soci di maggioranza avevano lasciato di fatto l’incombenza di gestire la ricostruzione post-sisma. E Chelli, per sostituire un tetto del capannone, si era rivolto alla Bianchini Costruzioni: la Smaltiflex, però, prima del concordato preventivo e stando all’accusa, non pagò mai tutti i lavori, quantificati in 180mila euro.

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