Gazzetta di Modena

Modena

FILM alle 21 al windsor park 

Il mondo di Rossana Rossanda giornalista comunista di razza

di Alberto Morsiani
Il mondo di Rossana Rossanda giornalista comunista di razza

Questa sera, alle 21, alla Sala Polivalente del Windsor Park in via San Faustino, 155. viene proiettato il film documentario «Essere Rossana Rossanda» grazie all’iniziativa sette Circoli ed...

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Questa sera, alle 21, alla Sala Polivalente del Windsor Park in via San Faustino, 155. viene proiettato il film documentario «Essere Rossana Rossanda» grazie all’iniziativa sette Circoli ed associazioni modenesi: Legambiente, Rete Lilliput, Circolo il Manifesto, Comitato Acqua Pubblica, Attac, Alkemia. A Modena presenteranno il regista e documentarista Ivan Andreoli, insieme al giornalista Loris Campetti, coordinati dal Consigliere Comunale Memi Campana. Il nostro critico Alberto Morsiani ha visto in anteprima il film. A seguire la recensione.
Charlot agita un drappo rosso per attirare l’attenzione e immediatamente dietro di lui si forma una colonna di manifestanti. Con questo celebre fotogramma derisorio di “Tempi moderni” termina il documentario “Essere Rossana Rossanda” che Mara Chiaretti ha dedicato alla 92enne dirigente della sinistra italiana: è la immagine folgorante e sintetica di quanto, insieme, sia necessario e casuale il destino del leader rivoluzionario. Il destino della Rossanda. Abbiamo conosciuto bene la Rossanda, era il 1970 quando aderimmo al gruppo del Manifesto, formatosi anche a Modena dopo la rottura col PCI dell’anno precedente. Peraltro, la Rossanda a Modena ci veniva poco o niente, a differenza di Magri, Castellina e altri. A noi giovanissimi militanti ci pareva algida, distaccata, altera. Del resto, è lei stessa nel film a dichiarare: “Ero nata per stare in biblioteca, non per combattere”. Insomma, un destino deciso dalle bombe cadute sull’Istituto d’Arte romano dove, ventenne, si recava a studiare. Da lì in poi, invece, la necessità, l’ “ananke” greca, di dover essere fedeli alla lotta rivoluzionaria, oltre ogni dubbio, al punto di rompere anche, più tardi, con lo stesso gruppo del Manifesto e uscire dal giornale che nel 1971 aveva fondato e anche diretto con Pintor. Però, Rossana a tratti ha cercato di sottrarsi dal viluppo soffocante dell’ideologia: curando l’aspetto fisico, l’eleganza dei vestiti, l’arte e la cultura. Una che frequentava Castro e Sartre, leggeva Lenin e andava a vedere la Callas a teatro. Si chiama “comunista dura e pura”, ma, come la Ninotchka di Greta Garbo che compare nel doc, si fa sedurre dalle mollezze capitalistiche e borghesi. Il film segue la biografia di Rossana che è, anche, la biografia della sinistra italiana e dello stesso nostro Paese negli ultimi 70 anni, delle sue contraddizioni e contaminazioni. Attraverso filmati d’epoca, brani della sua autobiografia letti da Anna Bonaiuto, spezzoni di interviste, e soprattutto colloqui nella sua casa parigina con una serie di visitatori scelti, la Fusini, Daverio, Barca, Lombardi, Freccero (il più provocatore: si lasci un po’ andare!, le dice), emerge un ritratto a tutto tondo scandito in capitoli, tra Toscanini che dirige “L’Internazionale”, le critiche delle amiche femministe, viaggi a Mosca con abiti scollati Dior, a New York per la mostra di Ugo Mulas da Castelli, l’amore per il mare e l’acqua, l’amicizia per un religioso di Camaldoli, riflessioni a tutto spiano, frasi celebri: “Non accetterò mai che il mondo sia ingiusto”, “Essere lucidi è l’unico dovere con noi stessi”, “Mai rinunciare alla ragione e alla libertà”. Sempre severa, sempre elegante, sempre Rossana Rossanda.

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