Modena, lo scippatore patteggia un anno di carcere. E ci resta
Ma solo per l’ultimo “strappo”: si indaga per gli altri 11 casi e l’evasione da casa
MODENA. Arresto convalidato. Misura di custodia cautelare in carcere. Un anno e dieci giorni di patteggiamento. E le sue scuse formali davanti al giudice per quello che ha combinato.
Ridha Sabaoudi è uscito dal tribunale sempre scortato dalla polizia penitenziaria diretto verso Sant’Anna. Su di lui restano aperti due fascicoli in Procura. Uno riguarda l’indagine appena avviata sugli altri undici casi noti (ma potrebbero emergerne altri) e l’altro sulla denuncia per evasione dal momento che il 3 marzo è uscito di casa pur essendo agli arresto domiciliari e restando uccel di bosco fino all’altro giorno. Il tunisino è rimasto in silenzio nel corso di tutta l’udienza di convalida avvalendosi della facoltà di non rispondere, come aveva chiarito al suo difensore d’ufficio, avvocato Lorenzo Bergami.
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Così aveva fatto anche al momento della cattura, dietro il vecchio Colorificio Modenese di via del Murazzo.
Quando i due agenti della polizia municipale lo hanno notato durante un pattugliamento - dopo l’allerta a tutte le radio delle forze dell’ordine per il dodicesimo scippo violento che aveva appena compiuto in via Giannone - è scappato a gambe levate senza neanche dire una parola. Solo quando lo hanno preso riconoscendolo che era Saboudi, clandestino da anni a Modena e prima a Rimini, spacciatore diventato tossicomane, e gli hanno chiesto del borsello che portava a tracolla, ha risposto: «Non so di chi è. Me l’ha dato Samir M. Chidete a Samir».
Ma la bugia era così grossa che è esplosa: il suo amico di mille avventure Samir era andato in carcere a Milano dopo aver rapinato e scippato donne in metropolitana. Invece la borsa che aveva addosso Sabaoudi era proprio della donna scippata poco prima.
L’arresto della municipale - un momento liberatorio dopo settimane di scippi violenti ai danni di donne di ogni età - è avvenuto però solo per quel caso. Per gli altri undici scippi ora chi conduce le indagini dovrà convocare le vittime e chiedere un riconoscimento formale dell’uomo e poi avviare singole indagini per ogni caso.
Per Sabaoudi è solo l’ultima di una serie di indagini che negli anni ha collezionato tra Modena e Rimini.
Per le forze dell’ordine è la fine di un a ricerca durata giorni e giorni e che venerdì scorso, come si è saputo solo ora, era arrivata a un passo dalla conclusione. Sabaoudi era stato visto in auto con la sua compagna - una italiana che lo ospitava nella sua casa in centro storico nella quale il tunisino era ai domiciliari - i due erano sull’auto di lei sempre nella zona del Parco Ferrari, una delle basi storiche dello spaccio a Modena (anche se oggi pare non più controllata dai nordafricani). Gli agenti lo avevano notato dalle telecamere ma non sono arrivati a catturarlo per un soffio: per una coincidenza, Sabaoudi è partito un attimo prima.
Carlo Gregori
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