Antonio Pigozzi: "Nei miei diorami profumo d’antico e magia di Natale"
Maestro presepista lavora in tutta Europa Trent’anni di lavoro alle Poste. Poi la svolta
MODENA. «Quando ero bambino vivevo il Natale con grande emozione. Ricordo che andavamo per boschi a raccogliere il muschio. E poi con quale immutata aspettativa scartavo anno dopo anno le ben note statuine! Maria, Giuseppe, i pastorelli… Il presepe da queste parti è sempre stata una tradizione molto sentita». Queste parti sono i paesi gioiello del nostro Appennino, sulla linea di confine tra la provincia modenese e quella reggiana. Lui è Antonio Pigozzi, maestro presepista che, dopo trent’anni da impiegato alle Poste, ha deciso di licenziarsi e di trasformare una sincera passione in sentita professione. «Lavoro molto per i musei, ho richieste soprattutto dall’Austria, da Spagna e Germania. Anche da Malta. Inoltre tengo corsi sia in Italia sia all’estero. Chi sono i miei allievi? Non esiste un target definito. C’è chi desidera acquisire un’abilità sufficiente per fare il “presepietto” di casa e chi invece mira assai più in alto». Non sorprende che i diorami firmati Pigozzi - «io realizzo solo le scenografie, per le figure mi affido ad ottimi scultori» - riscuotano notevole consenso in patria così come oltre confine. Sono di una bellezza quasi insostenibile. Piccoli scorci che nulla lasciano alla trascuratezza del singolo dettaglio sbucati come per magia da un passato sospeso tra fede e suggestione laica. Diorami quasi a misura d’uomo che pretendono oltre sei mesi di lavoro e che, soprattutto durante il periodo natalizio, risvegliano commozioni smarrite nella frenesia di un quotidiano sempre in corsa. Poco importa la dimensione, l’effetto è il medesimo. Sciolgono l’anima di chi li guarda. È una primavera tiepida, quasi calda, quando visitiamo il museo dei presepi di Gazzano. Eppure è il brivido del Natale, il Natale delle meraviglie che da piccoli, tutti presi dall’eccitazione, non ci faceva chiudere occhio nella notte della vigilia, a sedurre ogni centimetro di pelle. Una passione quella per i presepi che, a detta dello stesso Antonio, molto assomiglia ad una malattia cronica.
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Rammenta il momento del “contagio”?
«Certo. Fu una folgorazione. Vidi un’esposizione nel duomo di Reggio Emilia e ne restai incantato. L’artefice dei diorami, ambientazioni realistiche di raro splendore, era Giancarlo Beltrami, maestro nella tecnica catalana. Mi si è aperto un mondo. Il mio primo presepio l’ho fatto qui, accanto al museo, nella chiesa di Gazzano. Durante gli anni Ottanta tutti noi, ragazzi del paese, condividevamo questa attività. Poi qualcuno si è sposato, altri non avevano più tempo… Io non ho mai smesso, anzi. Ho avuto la fortuna di conoscere Giorgio Del Monte, professore di Puianello che ogni anno veniva qui in villeggiatura. Oltre a parlarmi dell’associazione nazionale “Amici del Presepio” il professore mi ha insegnato a padroneggiare la tecnica catalana».
Quali sono le peculiarità di questa tecnica?
«La tradizione catalana predilige l’utilizzo del gesso o scagliola come materiale principe. E, al contrario di quella tirolese la cui peculiarità, oltre all’uso di elementi raccolti nei boschi come cortecce e vecchi tronchi, sono i fondali dipinti, vuole che i diorami siano costruiti nella loro totalità. Le scenografie dei presepi napoletani vengono invece realizzate in sughero. Dal canto mio, pur sentendomi vicino per formazione ai colleghi catalani, tendo a mischiare un po’ le carte».
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Sostiene dunque il sincretismo. Se così si può dire…
«I miei diorami sono espressione del nostro Appennino, di quella cultura contadina che rappresenta la nostra eredità. Tengono testa al mutare delle stagioni ma restano costruzioni un poco effimere».
Occorre una buona dose di manutenzione?
«Sì, spesso me ne occupo in prima persona. A meno che non si tratti di sostituire uno scampolo di muschio ormai secco. In quel caso il mio aiuto è superfluo».
Lei ha accennato agli Amici del Presepio. Quanto peso ha avuto l’incontro con l’associazione nel suo percorso creativo?
«Entrare in contatto con gli Amici è stato fondamentale per la mia crescita. Mi ha infatti spalancato numerose porte. Ho iniziato a partecipare a diversi convegni. Nazionali e internazionali. Nel 2000, durante uno di questi eventi, ho preso il coraggio a due mani e ho chiesto ad alcuni grandi maestri catalani se fossero dell’idea di prendermi a bottega per un certo periodo. Desideravo guardarli lavorare, volevo imparare da loro la cura del particolare. Acconsentirono. Fu un’esperienza bellissima. Grazie all’associazione, che io vivo un po’ come se fosse la mia famiglia, ho avuto l’opportunità di confrontarmi con persone in ostaggio della mia stessa malattia».
Come reagiscono i bambini di fronte ai suoi capolavori? Sappiamo che lei, nella sua inconsueta umiltà, non li considera tali. Ma se siamo rimasti a bocca aperta per lunghi minuti incantati dalla neve che, quasi miracolosamente, cade in primavera… beh, un motivo ci sarà.
«I bambini apprezzano molto. E questo nonostante la visita al museo sia spesso veloce, un filo troppo superficiale. Qui vengono molte scolaresche. Forse una volta la suggestione era più profonda e immediata, i ragazzini oggi sono più sgamati. Ma sono convinto che dentro di loro qualcosa dell’antica magia rimane».
LA SCHEDA: IL GRUPPO PRESEPISTICO CAMMINO D'ORIENTE
“Un’avventura nata dopo anni di amicizia, frequentazione, lunghe chiacchierate, “scorribande” in giro per l’Italia e non solo, uniti da un comune denominatore: il presepio. Nel 2008 viene l’idea, già da tempo per la testa, di formalizzare questa unione d’intenti e di passioni creando un’entità solida nella quale riunirsi e identificarsi. Il gruppo si riconosce da sempre e in pieno nella storia e nei valori dell’Associazione Italiana Amici del Presepio (fondata a Roma nel 1953 l’associazione conta alcune migliaia di iscritti e si propone di mantenere viva la tradizione del presepio con grande attenzione all’aspetto qualitativo ndr). Al nostro interno vige uno spirito di fraterna amicizia e collaborazione. Nello stesso tempo sosteniamo l’autonomia individuale. Ogni presepista rimane infatti pienamente libero di esprimere la propria arte nei modi e nei luoghi che ritiene opportuni”. Ecco in sintesi il profilo tratto da Facebook del “Gruppo presepistico cammino ad oriente” che in Antonio Pigozzi individua l’uomo di punta. Una quindicina di artisti del presepio di tre regioni: Emilia Romagna, Veneto, Lombardia. «Il nostro obiettivo - spiega Antonio - si traduce nell’elevare il presepio sia dal punto di vista estetico sia dal lato tecnico. Tanto da farne vera e propria opera d’arte. Il riferimento all’oriente è di matrice storica. Io prediligo diorami di stampo “popolare” che consentono una certa libertà di ambientazione. Sento molto forte il legame con le mie radici. Il presepe orientale invece riporta gli eventi raccontati dalla storia con estrema fedeltà».
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