L’EX “SOPRINTENDENTE DI FERRO”
Garzillo: «Dissi tre volte di no E l’esistente andava ridotto»
Tre lettere ufficiali spedite ogni due anni per dire no: sul Parco della Rimembranza non si potevano costruire altri chioschi; anzi, andavano ridotti quelli esistenti. Ieri mattina al processo...
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Tre lettere ufficiali spedite ogni due anni per dire no: sul Parco della Rimembranza non si potevano costruire altri chioschi; anzi, andavano ridotti quelli esistenti. Ieri mattina al processo davanti al giudice Barbara Malvasi è venuto a testimoniare l’ex soprintendente ai Beni Artistici e Architettonici dell’Emilia-Romagna tra il 2002 e il 2004. È l’architetto Elio Garzillo, una delle più importanti figure nazionali nel campo della conservazione del nostro patrimonio, famoso per i suoi interventi di estremo rigore improntati a evitare scempi e nuove inutili costruzioni che possono deturpare il paesaggio. Una vera “bestia nera” non solo dei palazzinari ma anche di tanti amministratori pubblici italiani che credono nello sviluppo edilizio o urbanistico dei loro territori.
In aula il pm Claudia Natalini ha sollecitato Garzillo a raccontare di queste tre lettere spedite al Comune di Modena nel 1996, 1998 e 2000 (quindi prima delle due Giunte Pighi) con le quali in maniera didascalica ma chiarissima sottolineava che al Parco c’era già «un’eccessiva edificazione». E che considerando l’«esistente» - i chioschi con le loro parti abusive - non si poteva farne dei nuovi ma quelli vecchi andavano anzi ridotti. «La situazione va certo migliorata», sollecitava la seconda lettera.
Considerate dalle due Giunte Barbolini come secchiate d’acqua gelata, le sue tre lettere - come ha spiegato - rispondevano a domande su uno specifico caso di chiosco, si riferivano ai chioschi in genere o oppure dava un indirizzo generale. E in ogni caso la risposta era: no e no, stop ai chioschi, semmai riduceteli. Tenere il chiosco in un parco, ha ricordato Garzillo, non è un diritto perpetuo (anche perché dovrebbe essere una struttura mobile e temporanea). Nel caso del Parco delle Rimembranze la quantità di chioschi e di spazio utilizzato non poteva aumentare. E quando il pm l’ha incalzato sul progetto della Giunta Pighi, Garzillo ha sbottato: «Ho visto la tavola del 2012. Parlano di un programma di valorizzazione. Mi pare una provocazione». Garzillo ha spiegato che i volumi erano già eccessivi in base alle norme che erano allora in vigore, soprattutto secondo la Legge 42 sull’urbanistica che la Regione aveva varato proprio nel 2004. E infatti la Giunta Pighi un anno dopo chiederà il Decreto (che Pighi chiama “vincolo culturale”) che permetterà di uscire dall’impasse. Il punto è che secondo Garzillo il vincolo c’era eccome. Non solo per il Parco dedicato ai Caduti della Grande Guerra o per il Parco come luogo paesaggistico e urbanistico da tutelare, come avveniva da mezzo secolo, ma anche per un ambiente delicato da preservare naturalisticamente. Secondo Garzillo, infatti, il Parco non è una striscia di verde in mezzo a viali di scorrimento ma un area verde tra vie antiche. E - anche restando l’esistente - la differenza è sostanziale.
Carlo Gregori
In aula il pm Claudia Natalini ha sollecitato Garzillo a raccontare di queste tre lettere spedite al Comune di Modena nel 1996, 1998 e 2000 (quindi prima delle due Giunte Pighi) con le quali in maniera didascalica ma chiarissima sottolineava che al Parco c’era già «un’eccessiva edificazione». E che considerando l’«esistente» - i chioschi con le loro parti abusive - non si poteva farne dei nuovi ma quelli vecchi andavano anzi ridotti. «La situazione va certo migliorata», sollecitava la seconda lettera.
Considerate dalle due Giunte Barbolini come secchiate d’acqua gelata, le sue tre lettere - come ha spiegato - rispondevano a domande su uno specifico caso di chiosco, si riferivano ai chioschi in genere o oppure dava un indirizzo generale. E in ogni caso la risposta era: no e no, stop ai chioschi, semmai riduceteli. Tenere il chiosco in un parco, ha ricordato Garzillo, non è un diritto perpetuo (anche perché dovrebbe essere una struttura mobile e temporanea). Nel caso del Parco delle Rimembranze la quantità di chioschi e di spazio utilizzato non poteva aumentare. E quando il pm l’ha incalzato sul progetto della Giunta Pighi, Garzillo ha sbottato: «Ho visto la tavola del 2012. Parlano di un programma di valorizzazione. Mi pare una provocazione». Garzillo ha spiegato che i volumi erano già eccessivi in base alle norme che erano allora in vigore, soprattutto secondo la Legge 42 sull’urbanistica che la Regione aveva varato proprio nel 2004. E infatti la Giunta Pighi un anno dopo chiederà il Decreto (che Pighi chiama “vincolo culturale”) che permetterà di uscire dall’impasse. Il punto è che secondo Garzillo il vincolo c’era eccome. Non solo per il Parco dedicato ai Caduti della Grande Guerra o per il Parco come luogo paesaggistico e urbanistico da tutelare, come avveniva da mezzo secolo, ma anche per un ambiente delicato da preservare naturalisticamente. Secondo Garzillo, infatti, il Parco non è una striscia di verde in mezzo a viali di scorrimento ma un area verde tra vie antiche. E - anche restando l’esistente - la differenza è sostanziale.
Carlo Gregori
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