L’urbanista della difesa: vecchie baracchine non adeguabili, ma era possibile sostituirle
Se la Giunta Pighi aveva come obiettivo di rivalutare il Parco, lo strumento urbanistico adatto doveva essere il Poc (Piano Operativo Comunale). E il Poc, in alcuni suoi commi, permetteva un...
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Se la Giunta Pighi aveva come obiettivo di rivalutare il Parco, lo strumento urbanistico adatto doveva essere il Poc (Piano Operativo Comunale). E il Poc, in alcuni suoi commi, permetteva un “intervento diretto”, che è poi stata la procedura seguita. La trasformazione dei chioschi, inoltre, era nei fatti perché i vecchi chioschi erano «inadeguabili» e quindi non si poteva fare altro che sostituirli.
“Sostituire”: è questa la parola “magica” che spiega la trasformazione dopo anni di veti della Soprintendenza. La pronuncia il consulente di parte, l’architetto Carlo Maria Piacquadio, che ha illustrato con invidiabile precisione, abilità e semplicità il percorso nella giungla di leggi, leggine e strumenti messi in campo urbanistico da Regione Emilia-Romagna e Comune di Modena negli ultimi quindici anni. La sostituzione delle vecchie e brutte baracchine (spesso abusive) è stato possibile proprio perché, come ha spiegato Piacquadio, «era impossibile adeguare quelle vecchie e renderle conformi per igiene, sicurezza e altro. Insomma, era possibile solo la sostituzione. E i permessi di costruzione che ha concesso la Giunta erano perciò legittimi».
Ma come si è arrivati a questo? Com’è possibile che un parco come quella della Rimembranza possa subire una trasformazione da urbanistica a edilizia? L’esperto della difesa ha chiarito che è stato possibile perché era sorto un “interesse pubblico” (la stessa ragione invocata dall’ex sindaco Pighi) che poteva essere espresso attraverso il Poc nell’ambito di una trasformazione urbanistica, collegata al centro storico, «perfettamente in linea col Psc». Nel Poc di Modena, il punto 16.9 prevede che l’attuazione nella Zona G (quella del parco) era conservativa e poteva essere effettuata solo sull’esistente. Di qui la sostituzione delle baracchine non adeguabili con i piccoli edifici fatti secondo criteri prefissati.
“Sostituire”: è questa la parola “magica” che spiega la trasformazione dopo anni di veti della Soprintendenza. La pronuncia il consulente di parte, l’architetto Carlo Maria Piacquadio, che ha illustrato con invidiabile precisione, abilità e semplicità il percorso nella giungla di leggi, leggine e strumenti messi in campo urbanistico da Regione Emilia-Romagna e Comune di Modena negli ultimi quindici anni. La sostituzione delle vecchie e brutte baracchine (spesso abusive) è stato possibile proprio perché, come ha spiegato Piacquadio, «era impossibile adeguare quelle vecchie e renderle conformi per igiene, sicurezza e altro. Insomma, era possibile solo la sostituzione. E i permessi di costruzione che ha concesso la Giunta erano perciò legittimi».
Ma come si è arrivati a questo? Com’è possibile che un parco come quella della Rimembranza possa subire una trasformazione da urbanistica a edilizia? L’esperto della difesa ha chiarito che è stato possibile perché era sorto un “interesse pubblico” (la stessa ragione invocata dall’ex sindaco Pighi) che poteva essere espresso attraverso il Poc nell’ambito di una trasformazione urbanistica, collegata al centro storico, «perfettamente in linea col Psc». Nel Poc di Modena, il punto 16.9 prevede che l’attuazione nella Zona G (quella del parco) era conservativa e poteva essere effettuata solo sull’esistente. Di qui la sostituzione delle baracchine non adeguabili con i piccoli edifici fatti secondo criteri prefissati.
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