Quell’appalto vinto con il trucco per garantirsi un aiuto da Prodi
di Francesco Dondi
Occhio di riguardo del funzionario Anas per l’ex sindaco Guigli: cercava un’intercessione con il politico Oggi interrogatorio di garanzia: a casa di Bertini ritrovato un biglietto di auguri che lo scagionerebbe
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Roberto Troccoli aveva un secondo fine nel mettersi a disposizione di Domenico Guigli nel truccare gli appalti Anas in Toscana. I soldi gli interessavano - gli investigatori contestano l’incasso di 20mila euro, che poi si spartì con il suo capo Antonio Mazzeo - ma ciò che più lo allettava erano le intercessioni che l’ex sindaco di Palagano avrebbe potuto garantirgli. La più importante è quella con Romano Prodi, attraverso il suo capo scorta, che Guigli conosceva bene. Perché la storia di mazzette e favori che ha travolto l’Appennino, da Palagano a Pievepelago, passando per Montefiorino e Lama, sembra un incrocio di favori e centri di potere amicali.
Troccoli, che parla di gare truccate nel 90% dei casi, racconta anche l’interesse che aveva verso Guigli. Nel 2014 era rimasto coinvolto in una truffa, come parte lesa, per un appartamento acquistato a Bologna. C’è una querela in corso e il funzionario Anas cerca un ingegnere che possa fare una perizia. Ma vuole anche liberarsi di quel fardello. «Quando lui mi aveva promesso un ringraziamento - confessa ai magistrati di Firenze, parlando di Guigli - che non era stato manco quantificato, io gli avevo fatto presente che non volevo nulla, ma perché avevo interesse ad avere una mano da lui, tramite un suo amico. Pensavo potesse aiutarmi nella questione della querela che avevo fatto alla venditrice, la truffa che avevo subito...». L’amico di Guigli è il capo scorta di Romano Prodi e tramite il politico, Troccoli sperava di risolvere la faccenda.
Quella corsia preferenziale Guigli però la sfrutta a pieno e ottiene l’aggiudicazione di due appalti. Il primo per la sua “Stradedil”, l’impresa di Boccasuolo di cui era socio di maggioranza con il 26%, poi ridotto a sotto il 10% dopo le perquisizioni del 2015, e che vale 597mila euro. Lo conquista dopo che Troccoli gli ha comunicato che “una di queste qua non ha rispettato i patti”, facendo riferimento ad un’azienda che ha fatto un ribasso non concertato, quasi a significare che per ogni bando vi fossero degli accordi preventivi sottobanco. Guigli allora cambia la sua offerta come viene riscontrato dai carabinieri, che durante un’ispezione trovano gli appunti di quella gara. Il secondo appalto è invece un’intercessione per conto di un’azienda reggiana, che gravita nella galassia Guigli e che lui sponsorizza negli uffici Anas toscani, tant’è che vince un appalto da 234mila euro.
Oggi, a Firenze, ci sarà l’interrogatorio di garanzia sia per Guigli che per il geometra Paolo Bertini, manager della “Crovetti Dante” di Pievepelago. Al giudice e ai magistrati, il 53enne cercherà di spiegare la propria posizione e quel pagamento di una vacanza, in un resort all’Abetone a favore di Antonio Mazzeo. Bertini, per cui gli stessi magistrati avevano sollevato alcune perplessità sulla misura degli domiciliari, sostiene infatti di aver soltanto anticipato 2mila euro di caparra. Soldi che poi l’ex capo dipartimento Anas gli avrebbe poi restituito durante un incontro a Capodanno nell’hotel. Oltre ai soldi Mazzeo avrebbe dato all’imprenditore un biglietto di ringraziamento, che dopo una notte di ricerche Bertini ha trovato in casa e oggi fornirà. Perché la tesi che si sostiene alla “Crovetti” è che mai si è pagata una tangente per vincere un appalto, tantomeno a Mazzeo con cui non vi era alcun rapporto confidenziale, come scrivono gli investigatori.
Troccoli, che parla di gare truccate nel 90% dei casi, racconta anche l’interesse che aveva verso Guigli. Nel 2014 era rimasto coinvolto in una truffa, come parte lesa, per un appartamento acquistato a Bologna. C’è una querela in corso e il funzionario Anas cerca un ingegnere che possa fare una perizia. Ma vuole anche liberarsi di quel fardello. «Quando lui mi aveva promesso un ringraziamento - confessa ai magistrati di Firenze, parlando di Guigli - che non era stato manco quantificato, io gli avevo fatto presente che non volevo nulla, ma perché avevo interesse ad avere una mano da lui, tramite un suo amico. Pensavo potesse aiutarmi nella questione della querela che avevo fatto alla venditrice, la truffa che avevo subito...». L’amico di Guigli è il capo scorta di Romano Prodi e tramite il politico, Troccoli sperava di risolvere la faccenda.
Quella corsia preferenziale Guigli però la sfrutta a pieno e ottiene l’aggiudicazione di due appalti. Il primo per la sua “Stradedil”, l’impresa di Boccasuolo di cui era socio di maggioranza con il 26%, poi ridotto a sotto il 10% dopo le perquisizioni del 2015, e che vale 597mila euro. Lo conquista dopo che Troccoli gli ha comunicato che “una di queste qua non ha rispettato i patti”, facendo riferimento ad un’azienda che ha fatto un ribasso non concertato, quasi a significare che per ogni bando vi fossero degli accordi preventivi sottobanco. Guigli allora cambia la sua offerta come viene riscontrato dai carabinieri, che durante un’ispezione trovano gli appunti di quella gara. Il secondo appalto è invece un’intercessione per conto di un’azienda reggiana, che gravita nella galassia Guigli e che lui sponsorizza negli uffici Anas toscani, tant’è che vince un appalto da 234mila euro.
Oggi, a Firenze, ci sarà l’interrogatorio di garanzia sia per Guigli che per il geometra Paolo Bertini, manager della “Crovetti Dante” di Pievepelago. Al giudice e ai magistrati, il 53enne cercherà di spiegare la propria posizione e quel pagamento di una vacanza, in un resort all’Abetone a favore di Antonio Mazzeo. Bertini, per cui gli stessi magistrati avevano sollevato alcune perplessità sulla misura degli domiciliari, sostiene infatti di aver soltanto anticipato 2mila euro di caparra. Soldi che poi l’ex capo dipartimento Anas gli avrebbe poi restituito durante un incontro a Capodanno nell’hotel. Oltre ai soldi Mazzeo avrebbe dato all’imprenditore un biglietto di ringraziamento, che dopo una notte di ricerche Bertini ha trovato in casa e oggi fornirà. Perché la tesi che si sostiene alla “Crovetti” è che mai si è pagata una tangente per vincere un appalto, tantomeno a Mazzeo con cui non vi era alcun rapporto confidenziale, come scrivono gli investigatori.
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