Romantici rospisti
di CRISTIANA MINELLI
Beh, d’accordo: il più famoso è quello baciato dalla principessa, il principe ranocchio di tutte le fiabe più belle. Ma di questi animali ce ne sono così tanti, nelle specie più diverse e bizzarre,...
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Beh, d’accordo: il più famoso è quello baciato dalla principessa, il principe ranocchio di tutte le fiabe più belle. Ma di questi animali ce ne sono così tanti, nelle specie più diverse e bizzarre, da attirare l’attenzione di una nuova leva del volontariato.
Si tratta dei rospisti, gruppo organizzato che si preoccupa di salvare i verdi anfibi da morte certa quando transitano sull’asfalto che non perdona. Sì perché le stagioni dell’amore portano le bestiole a muoversi in massa dalle comode tane dei luoghi palustri verso allettanti meeting riproduttivi che, ahimè, pullulano di strade di collegamento e sottopassi che espongono le piccole creature a una triste mattanza.
Così i rospisti, con tanto di giubbotto catarifrangente per farsi vedere dalle macchine in transito e guanti di lattice per non trasmettere malattie agli animali, si gettano sulla strada per salvare mucchi di ranocchi.
Sono presenti in tutta Italia e, solo quest’anno, hanno permesso a oltre 40mila animali di sopravvivere.
Si esce nelle sere piovose, si va per boschi, si fa per dire, come se si trattasse di una notte incantata. E si pescano rospi a piene mani come orsi a caccia di salmoni. Un’immagine che sembra mutuata da un contesto magico e fiabesco, una miniatura da bestiario medievale, e che invece si deve soprattutto a un deciso tam tam virtuale, dato che l’esercito di volontari comunica e si ritrova, per lo più tramite i social media.
Anche in città sono stati diversi nel corso degli anni gli interventi a tutela di queste bestiole, peraltro preziose perché si nutrono di una gran quantità di zanzare e insetti contribuendo a un certo equilibrio dell’ecosistema come già altre specie presenti in natura. Il salvataggio di 400 rospi smeraldini della scorsa estate, per dirne una, e per ringraziare, ancora una volta, il centro fauna selvatica il Pettirosso.
Il rospista, in fondo, è una espressione mitologica moderna, un ibrido affascinante, capace di miscelare la sua umanità con la materia di cui sono fatti i sogni, ammantato com’è da un’aura fiabesca popolata da gnomi, fate e compagnia.
Il rospista è un romantico. E anche se a baciarlo non si trasforma in principe, al giorno d’oggi è già tanto.
Si tratta dei rospisti, gruppo organizzato che si preoccupa di salvare i verdi anfibi da morte certa quando transitano sull’asfalto che non perdona. Sì perché le stagioni dell’amore portano le bestiole a muoversi in massa dalle comode tane dei luoghi palustri verso allettanti meeting riproduttivi che, ahimè, pullulano di strade di collegamento e sottopassi che espongono le piccole creature a una triste mattanza.
Così i rospisti, con tanto di giubbotto catarifrangente per farsi vedere dalle macchine in transito e guanti di lattice per non trasmettere malattie agli animali, si gettano sulla strada per salvare mucchi di ranocchi.
Sono presenti in tutta Italia e, solo quest’anno, hanno permesso a oltre 40mila animali di sopravvivere.
Si esce nelle sere piovose, si va per boschi, si fa per dire, come se si trattasse di una notte incantata. E si pescano rospi a piene mani come orsi a caccia di salmoni. Un’immagine che sembra mutuata da un contesto magico e fiabesco, una miniatura da bestiario medievale, e che invece si deve soprattutto a un deciso tam tam virtuale, dato che l’esercito di volontari comunica e si ritrova, per lo più tramite i social media.
Anche in città sono stati diversi nel corso degli anni gli interventi a tutela di queste bestiole, peraltro preziose perché si nutrono di una gran quantità di zanzare e insetti contribuendo a un certo equilibrio dell’ecosistema come già altre specie presenti in natura. Il salvataggio di 400 rospi smeraldini della scorsa estate, per dirne una, e per ringraziare, ancora una volta, il centro fauna selvatica il Pettirosso.
Il rospista, in fondo, è una espressione mitologica moderna, un ibrido affascinante, capace di miscelare la sua umanità con la materia di cui sono fatti i sogni, ammantato com’è da un’aura fiabesca popolata da gnomi, fate e compagnia.
Il rospista è un romantico. E anche se a baciarlo non si trasforma in principe, al giorno d’oggi è già tanto.
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