Saviano agli studenti: l’onestà valore universale
Lo scrittore che vive sotto scorta ha parlato a 1400 giovani delle scuole cittadine «Non fatevi attrarre dai soldi facili. Oggi per salvarsi occorre leggere e capire»
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«Una delle cose più strane è dividere la vita tra momenti in cui sei solo e altri in cui sei pieno di occhi, braccia, sguardi: non ci sono vie di mezzo. Grazie per questa mattinata, grazie per il vostro tempo, per i vostri occhi». Roberto Saviano, ospite ieri mattina al PalaPaganelli, ha aperto l’incontro coi ragazzi delle scuole superiori con queste parole. E i ragazzi, sempre attenti, bisogna dirlo, erano davvero tanti: circa 1400, provenienti da vari istituti del distretto.
Lo scrittore campano, entrato nella sala seguito dalla sua scorta, ha instaurato con i ragazzi una conversazione “a tu per tu”, senza giri di parole e senza risparmiare argomenti crudi.
«Come probabilmente saprete - ha detto - viviamo in un mondo in cui ogni persona cercherà di fregarvi. L’unico modo di salvarsi è leggere, studiare, capire».
Molto toccanti i passi in cui ha raccontato episodi cui ha assistito durante la sua infanzia e adolescenza, che l’hanno portato a decidere di “vendicarsi”, di non tacere e di denunciare.
«Quando ero piccolo c’erano molte faide e gli omicidi erano all’ordine del giorno. Spesso si crede che “i cattivi”, quelli che appartengono ai clan, si limitino ad ammazzarsi tra loro, ma non è così. Purtroppo muoiono anche moltissimi innocenti, la cui unica colpa è, per esempio, essere parenti di parenti: voi conoscete i vostri cugini di quarto grado? Ecco, durante una faida muoiono anche loro».
Saviano ha continuato il dialogo con i giovani raccontando del primo morto ammazzato che ha visto, quando era ancora in terza media, e di quanto la morte, anziché spaventarlo, lo abbia fatto sentire prima grande e poi arrabbiato. Ha raccontato la storia di Gelsomina Verde, bruciata viva per aver rifiutato di rivelare il nascondiglio dell’ex fidanzato; di Dario Scherillo, 16enne ucciso perché indossava una camicia uguale a quella dell’obiettivo; di Don Peppe Diana, ucciso perché durante la messa aveva minacciato di non tacere più, di denunciare.
«Quando muoiono gli innocenti - ha continuato lo scrittore - la gente cerca delle motivazioni, infamandone la reputazione. È più facile pensare siano camorristi, complici, colpevoli».
Saviano ha concluso l’intervento facendo riflettere i ragazzi sull’enorme potere del denaro. «Il più grande errore - ha avvertito - è credere che vivere onestamente sia inutile, cercando scorciatoie. Molti giovanissimi diventano “paranzini” per appagare la bramosia di ricchezza, coi capi clan che offrono la scorciatoia per soldi e potere».
«Come puoi, nonostante tutte le cose viste - hanno chiesto, tra le altre cose, alcuni ragazzi del laboratorio di giornalismo del Formiggini - avere ancora fiducia nell’umanità?».
Saviano ha risposto sinceramente con un “Non ne ho. Se anche solo una persona, leggendo queste storie, cambia la sua vita c’è stato un senso al mio lavoro. Spesso mi sono pentito di quello che ho fatto e, per quanto non rinneghi il mio lavoro, se potessi tornare indietro userei più prudenza. Ricordatevi che la gioia più grande è guardarsi allo specchio e riconoscersi».
Dopo un grande applauso e i saluti, Saviano si è prestato a firmare gli autografi ai tanti che hanno acquistato uno dei suoi libri.
Gilioli-Alboresi
Lo scrittore campano, entrato nella sala seguito dalla sua scorta, ha instaurato con i ragazzi una conversazione “a tu per tu”, senza giri di parole e senza risparmiare argomenti crudi.
«Come probabilmente saprete - ha detto - viviamo in un mondo in cui ogni persona cercherà di fregarvi. L’unico modo di salvarsi è leggere, studiare, capire».
Molto toccanti i passi in cui ha raccontato episodi cui ha assistito durante la sua infanzia e adolescenza, che l’hanno portato a decidere di “vendicarsi”, di non tacere e di denunciare.
«Quando ero piccolo c’erano molte faide e gli omicidi erano all’ordine del giorno. Spesso si crede che “i cattivi”, quelli che appartengono ai clan, si limitino ad ammazzarsi tra loro, ma non è così. Purtroppo muoiono anche moltissimi innocenti, la cui unica colpa è, per esempio, essere parenti di parenti: voi conoscete i vostri cugini di quarto grado? Ecco, durante una faida muoiono anche loro».
Saviano ha continuato il dialogo con i giovani raccontando del primo morto ammazzato che ha visto, quando era ancora in terza media, e di quanto la morte, anziché spaventarlo, lo abbia fatto sentire prima grande e poi arrabbiato. Ha raccontato la storia di Gelsomina Verde, bruciata viva per aver rifiutato di rivelare il nascondiglio dell’ex fidanzato; di Dario Scherillo, 16enne ucciso perché indossava una camicia uguale a quella dell’obiettivo; di Don Peppe Diana, ucciso perché durante la messa aveva minacciato di non tacere più, di denunciare.
«Quando muoiono gli innocenti - ha continuato lo scrittore - la gente cerca delle motivazioni, infamandone la reputazione. È più facile pensare siano camorristi, complici, colpevoli».
Saviano ha concluso l’intervento facendo riflettere i ragazzi sull’enorme potere del denaro. «Il più grande errore - ha avvertito - è credere che vivere onestamente sia inutile, cercando scorciatoie. Molti giovanissimi diventano “paranzini” per appagare la bramosia di ricchezza, coi capi clan che offrono la scorciatoia per soldi e potere».
«Come puoi, nonostante tutte le cose viste - hanno chiesto, tra le altre cose, alcuni ragazzi del laboratorio di giornalismo del Formiggini - avere ancora fiducia nell’umanità?».
Saviano ha risposto sinceramente con un “Non ne ho. Se anche solo una persona, leggendo queste storie, cambia la sua vita c’è stato un senso al mio lavoro. Spesso mi sono pentito di quello che ho fatto e, per quanto non rinneghi il mio lavoro, se potessi tornare indietro userei più prudenza. Ricordatevi che la gioia più grande è guardarsi allo specchio e riconoscersi».
Dopo un grande applauso e i saluti, Saviano si è prestato a firmare gli autografi ai tanti che hanno acquistato uno dei suoi libri.
Gilioli-Alboresi
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