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il libro 

«La mia vita contro i tumori per sperare»

La professoressa emiliana, nel suo volume “Uccidere il cancro” (Mondadori, 240 pagine, € 17,90), paragona il cancro a un ubriaco cui via via si aggiungono altri ubriachi fino a formare una “squadra”...

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La professoressa emiliana, nel suo volume “Uccidere il cancro” (Mondadori, 240 pagine, € 17,90), paragona il cancro a un ubriaco cui via via si aggiungono altri ubriachi fino a formare una “squadra” che alla lunga purtroppo ha la meglio sulla bellezza della vita. «Oggi siamo in piena guerra contro il cancro - scrive Paterlini all’inizio del libro - e, per vincerla, un unico fattore è determinante: il tempo. Il tempo trascorso tra la comparsa nella nostra vita del primo ubriaco e il momento in cui ne scopriamo la presenza, solo, o con altri ubriachi, forti o deboli, che hanno raggiunto il primo. Se riusciamo a intercettarlo con anni di anticipo, quando è isolato o in compagnia di pochi complici ancora vacillanti, le armi che abbiamo oggi a disposizione per sconfiggerlo, la chirurgia, la radioterapia, le chemioterapie e altre terapie mirate, applicate da sole o combinate a seconda dei casi, bastano a eliminarlo definitivamente. Al suo insorgere, infatti, il cancro è mostruoso sì, ma malato, informe e fragile, a volte in stato comatoso».
Insomma, un bel messaggio di speranza, non solo per chi soffre questa tragedia, ma anche per chi desidera informarsi sulla materia. Nelle oltre duecento pagine che seguono l’autrice racconta la storia della malattia e soprattutto lancia la speranza della sconfitta. Parla ovviamente molto, in queste pagine appassionanti scritte con un linguaggio che tutti possono comprendere, del testo “Iset” da lei brevettato, in grado appunto di diagnosticare i tumori invasivi per tempo. Serve ottimismo, non bisogna smettere di sperare e di lottare, perché il cancro uccide solo se gli si lascia il tempo di farlo. È questo il messaggio di speranza - motivata - della oncologa emiliana alla base di questo libro. Il cancro, come racconta lei stessa, porta infatti sofferenze: «L’ho visto vincere battaglie spaventose, sotto i miei occhi. Ha falciato vite che io, giovane medico, non sono riuscita a salvare. Ha strappato al mio affetto alcuni amici. Ha paralizzato di paura persone dotate di razionalità e coraggio. Perché non solo si accanisce contro il corpo di uomini e donne, ma ne disgrega anche l’anima. E ciò dura da millenni». (s.l.)

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