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Mohamed: «Così alleno i bambini Calcio e rispetto» 

di Vincenzo Brancatisano
Mohamed: «Così alleno i bambini Calcio e rispetto» 

Marocchino di 45 anni il mister della Modenese «Qui a Modena tanti lavori e una mia famiglia»

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“Come vedo questi bambini? Li vedo come i miei bambini, cerco di lasciare loro qualcosa di buono”.
Mohamed Dahbani è nato a Casablanca 45 anni fa. È arrivato a Modena nel 1999 dopo un mese trascorso tra Germania, Milano e Reggio Calabria. Cercava un lavoro e l’aveva trovato nei campi, come tanti altri. Poi l’approdo nella nostra città, che ha amato subito, e un amore grande per il calcio lo ha portato sui campi, prima come arbitro, ora come allenatore dei bambini della A.s.d. Modenese calcio.
Mohamed Dahbani, che cosa faceva in Marocco?
«Ero un commesso, riuscivo ad aiutare i miei fratelli. Poi, sentendo miei concittadini che tornando dall’Europa narravano di come si stesse bene qui, decisi di partire. Ma la realtà è stata ben diversa. Ma come facevo a tornare? Per la mentalità di là, se uno torna senza niente non è un vero uomo. Ho atteso anni per i documenti, ho fatto il muratore, il distributore di pubblicità, dimagrivo sempre di più, è stata dura, perché da lontano uno pensa sempre alla famiglia».

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Poi finalmente il lavoro vero.
«Nel 2002 sono andato per tre giorni a fare il lavapiatti presso la Pizzeria ristorante La Medusa, ex Arturo, dove dopo qualche anno sono diventato aiuto cuoco, poi cuoco responsabile della cucina e fino al 2013. Mi è piaciuto, sono riuscito sempre a mandare soldi alla mia famiglia, sono come un secondo papà. Anche se non hanno bisogno lo voglio fare, devo lasciare una presenza alla mia famiglia d’origine».
È qui a Modena la sua nuova famiglia, ora ha dei bei bambini.
«Prima ero solo con gli amici, poi ho capito che senza una propria famiglia non si va avanti. Molti hanno un’idea sbagliata, dicono: vado in Europa, poi torno, costruisco un appartamento e mi sposo. Ma non è certo. Magari si giunge tardi. Così ho chiesto ad Hasna di sposarmi, abitava già qui, e ci siamo sposati nel 2006 in Marocco. Mi ha dato tre bambini, Yassin, Wessam, Bader, frequentano la scuola primaria Palestrina».
Dalla cucina ai campi di calcio.
«Nel 2013 sono stato in Marocco per le vacanze. Quando sono tornato purtroppo il ristorante aveva chiuso. Ho fatto volontariato al Portobello, tanta solidarietà agli altri, poi mi è venuta l’idea di fare il corso per arbitri al Csi. Ho passato l’esame e preso il dipoloma, ho arbitrato tante partire di bimbi piccoli. Poi ho preso il diploma come allenatore della squadra Modenese dove giocava già mio figlio, così sono rimasto con loro. Mi piace molto, ormai non riesco a lasciare il calcio e i bambini».
Come vede questi bambini?
«Chiedo sempre della scuola, dico sempre loro di comportarsi bene soprattutto con i genitori, cerco di lasciare un’impronta. Se i genitori mandano dei messaggi importanti ai bambini, loro crescono bene. E se un allenatore aggiunge qualcosa di suo, allora diventa una bella cosa».
Proprio all’ultimo minuto è arrivato un altro mezzo lavoro…
«Ora faccio anche il custode. Alla Modenese hanno saputo che sono senza lavoro, e mi hanno offerto questa opportunità. Ne sono grato e ora farò la mia parte, il campo dev’essere perfetto, gli spogliatoi puliti. Gli altri devono essere contenti di quello che faccio. La mia mamma mi ha sempre insegnato che i soldi vanno e vengono, si può vivere con poco, basta che hai il cuore buono. Non devi odiare nessuno, siamo tutti fratelli. Non c’entra la religione, basta una parola buona, fai un sorriso a una persona e l’hai già aiutata. E poi, se faccio il bene agli altri, un giorno arriverà qualcuno che lo farà ai miei figli…».

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