Si Cobas, ora si indaga sui cortei
La Procura apre 10 fascicoli sulle varie manifestazioni e il blocco in stazione
3 MINUTI DI LETTURA
Giudizio immediato per il sindacalista nazionale dei Si Conad Aldo MIlani e per il consulente Danilo Piccinini, linea dura nei confronti di chi ha occupato la stazione dei treni, bloccato i camion ed effettuato manifestazioni non autorizzate.
Sono le “mosse” della procura di Modena illustrate ieri dal procuratore capo Lucia Musti.
Aldo Milani, attualmente agli arresti domiciliari, misura confermata dal tribunale del riesame, venne arrestato dalla Mobile in flagranza di reato assieme al consulente Danilo Piccinini durante una riunione nella sede dell'azienda Alcar Uno della famiglia Levoni.
I due sono accusati di estorsione in concorso nei confronti di Luca e Lorenzo Levoni, titolari delle società Alcar Uno e Global Carni. Secondo la Procura avrebbero richiesto in ripetute occasioni somme di denaro, per ultimo 90mila euro, minacciando che, in caso contrario, sarebbero continuate le attività di agitazione (picchetti, blocco dell’attività aziendale) nate a seguito della rottura del contratto di appalto effettuata dalla cooperativa di manodopera Alba Service. In sostanza pace sociale in cambio di denaro Nello specifico Milani e Piccinini, secondo la Procura, avrebbero proposto ai Levoni di stipulare nuovi appalti di manodopera con cooperative di loro conoscenza, in alternativa avrebbero chiesto 10mila euro per una presunta consulenza di lavoro, pagamento che i Levoni accettarono, per quieto vivere, per un importo di 5mila euro (versati il 14 dicembre 2016) e fatturato come consulenze per trattative sindacali. Infine avrebbero chiesto 90mila euro per una “cassa di resistenza, ricevendo un acconto di 5mila euro il 26 gennaio 2016.
«La procura ha richiesto il giudizio immediato nei confronti del sindacalista Si Cobas Aldo Milani e di Danilo Piccinini - spiega il procuratore Musti - in ordine del reato di estorsione in concorso. Abbiamo chiesto giudizio immediato visto che anche il tribunale del riesame ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari».
Ed ecco la parte riguardante i manifestanti. «Abbiamo registrato numerosi cortei che sono conseguiti evidentemente a questa indagine - afferma Lucia Musti, procuratore capo - cortei che hanno portato ad un vero e proprio sconquasso, ma non è solo uno “sconquasso”, si tratta di reati che sono stati posti in essere da coloro che hanno sfilato in cortei non autorizzati, che hanno commesso resistenza, commesso violenze private, che hanno interrotto pubblico servizio, penso ad esempio al corteo dal quale è conseguita l’occupazione delle linee ferroviarie della stazione di Modena. Tutti questi fatti non sono manifestazioni del proprio pensiero ma sono reati nella misura in cui vengono posti in essere con queste modalità. E allora ovviamente la procura ha aperto una serie di fascicoli una decina, che riguardano i vari episodi, i vari cortei che si sono susseguiti nel tempo Sono fascicoli che sono stati assegnati ad un unico magistrato, il pm Claudia Natalini e verranno valutati caso per caso e, se del caso ci saranno delle conseguenze per quelli che verranno identificati come gli autori del fatto. Questo per dire che la Procura della Repubblica risponderà a questi cortei non autorizzati ovvero commessi con modalità che hanno portato a reati nelle forme di legge. Verranno aperti i fascicoli e, se caso, verrà esercitata l’azione penale. Non sono ammessi cortei di protesta ad una indagine che fra l’altro è stata confermata nella misura cautelare dal tribunale del riesame. se si vuole manifestare si deve manifestare nel rispetto della legge, con cortei autorizzati e senza commettere dei reati: questa è la libera manifestazione del pensiero. Altre manifestazioni del pensiero, se costituiscono reato, non sono ammesse»
Sono le “mosse” della procura di Modena illustrate ieri dal procuratore capo Lucia Musti.
Aldo Milani, attualmente agli arresti domiciliari, misura confermata dal tribunale del riesame, venne arrestato dalla Mobile in flagranza di reato assieme al consulente Danilo Piccinini durante una riunione nella sede dell'azienda Alcar Uno della famiglia Levoni.
I due sono accusati di estorsione in concorso nei confronti di Luca e Lorenzo Levoni, titolari delle società Alcar Uno e Global Carni. Secondo la Procura avrebbero richiesto in ripetute occasioni somme di denaro, per ultimo 90mila euro, minacciando che, in caso contrario, sarebbero continuate le attività di agitazione (picchetti, blocco dell’attività aziendale) nate a seguito della rottura del contratto di appalto effettuata dalla cooperativa di manodopera Alba Service. In sostanza pace sociale in cambio di denaro Nello specifico Milani e Piccinini, secondo la Procura, avrebbero proposto ai Levoni di stipulare nuovi appalti di manodopera con cooperative di loro conoscenza, in alternativa avrebbero chiesto 10mila euro per una presunta consulenza di lavoro, pagamento che i Levoni accettarono, per quieto vivere, per un importo di 5mila euro (versati il 14 dicembre 2016) e fatturato come consulenze per trattative sindacali. Infine avrebbero chiesto 90mila euro per una “cassa di resistenza, ricevendo un acconto di 5mila euro il 26 gennaio 2016.
«La procura ha richiesto il giudizio immediato nei confronti del sindacalista Si Cobas Aldo Milani e di Danilo Piccinini - spiega il procuratore Musti - in ordine del reato di estorsione in concorso. Abbiamo chiesto giudizio immediato visto che anche il tribunale del riesame ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari».
Ed ecco la parte riguardante i manifestanti. «Abbiamo registrato numerosi cortei che sono conseguiti evidentemente a questa indagine - afferma Lucia Musti, procuratore capo - cortei che hanno portato ad un vero e proprio sconquasso, ma non è solo uno “sconquasso”, si tratta di reati che sono stati posti in essere da coloro che hanno sfilato in cortei non autorizzati, che hanno commesso resistenza, commesso violenze private, che hanno interrotto pubblico servizio, penso ad esempio al corteo dal quale è conseguita l’occupazione delle linee ferroviarie della stazione di Modena. Tutti questi fatti non sono manifestazioni del proprio pensiero ma sono reati nella misura in cui vengono posti in essere con queste modalità. E allora ovviamente la procura ha aperto una serie di fascicoli una decina, che riguardano i vari episodi, i vari cortei che si sono susseguiti nel tempo Sono fascicoli che sono stati assegnati ad un unico magistrato, il pm Claudia Natalini e verranno valutati caso per caso e, se del caso ci saranno delle conseguenze per quelli che verranno identificati come gli autori del fatto. Questo per dire che la Procura della Repubblica risponderà a questi cortei non autorizzati ovvero commessi con modalità che hanno portato a reati nelle forme di legge. Verranno aperti i fascicoli e, se caso, verrà esercitata l’azione penale. Non sono ammessi cortei di protesta ad una indagine che fra l’altro è stata confermata nella misura cautelare dal tribunale del riesame. se si vuole manifestare si deve manifestare nel rispetto della legge, con cortei autorizzati e senza commettere dei reati: questa è la libera manifestazione del pensiero. Altre manifestazioni del pensiero, se costituiscono reato, non sono ammesse»
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google