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Interviste “impossibili” ai modenesi illustri per la galleria di Lavini  

di Michele Fuoco
Interviste “impossibili” ai modenesi illustri per la galleria di Lavini  

Medico e scrittore racconta in “Incontri tra cielo e terra” due millenni di vita della città attraverso i suoi figli migliori 

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Stabilisce un felice intrattenimento con protagonisti della storia di Modena. E non solo. Famosi personaggi “passati a miglior vita” si offrono a interviste che Corrado Lavini, specialista in chirugia toracica al Policlinico, autore di numerose pubblicazioni scientifiche ma pure di arte e storia locale, ha raccolto nel libro “Incontri tra cielo e terra” (pp. 278, 19,50 euro), pubblicato da Athena.
Come ha concepito queste interviste impossibili?
«Sono interviste di fantasia a personaggi scomparsi in più di due millenni, da Vetilia Egloge a Enzo Ferrari. L'incontro è in luoghi che hanno avuto un legame con la loro vita terrena. Per il resto c'è un approfondito studio biografico su ognuno di essi».
A quale personaggio va la sua ammirazione?
«A Angelo Fortunato Formiggini che, contrariamente a quanto dice la gente, si è ucciso, gettandosi dalla Ghirlandina, non perché era ebreo, ma per protesta contro l'anticultura del fascismo che aveva invischiato tutti. Il suo è stato un urlo di dolore nei confronti del regime. Aveva una mente estremamente aperta. Si sentiva italiano, tanto che è stato sepolto a S. Cataldo e non nel cimitero ebraico».
Con chi si è trovato più in difficoltà?
«Con Passerino (Rainaldo Bonacolsi), di carattere pessimo anche nella vita ultraterrena. Ma aveva qualche motivo: artefice della grande vittoria a Zappolino, nel 1325, contro i guelfi dei Malatesta, viene tradito e trucidato, con lo scempio del cadavere impagliato e messo in mostra come un trofeo. Un altro caratteraccio è Tassoni che ha sempre detto peste e corna di Modena che non lo amava, tanto che la città gli ha dedicato una statua, in piazza Torre, solo 200 anni dopo la morte».
E non manca il rammarico di alcuni, per ciò che Modena ha fatto dopo la loro morte...
«Il vescovo Leodoino lamenta l'abbattimento delle mura della città che egli aveva costruito. Le frecciate di Telesforo Fini contro la nouvelle cuisine; dell'archittetto Vigarani contro l'ecomostro (palazzone di 11 piani) che sovrasta la sua adorata Palazzina dei giardini. Lanfranco ricorda lo scandalo degli appalti di oggi e dei ponti che crollano. Francesco III evidenzia come Modena tenda a dimenticare gli Estensi, mentre Ferrara ha loro dedicato piazze e vie».
Ma Francesco III viene rimproverato per la sciagurata “vendita di Dresda”...
«Il duca ha venduto parte della quadreria di famiglia, con capolavori di maestri, al re di Polonia, Augusto III, per recuperare denaro e cambiare la città nell'assistenza, nella pubblica amministrazione, nell'allargamento della via Emilia, nella costruzione di via Vandelli e via Giardini. Un duca illuminato, come i regnanti del Settecento».
Anche Graziosi, che lei ha scelto, con Wiligelmo, Mazzoni e Begarelli, Lana, come artisti, ha pagato a caro prezzo la realizzazione della statua di Mussolini a cavallo per i Littoriali di Bologna?
«Lo si è ritenuto colluso col fascismo, ma Graziosi è rimasto coerente con se stesso. Poteva aderire al Futurismo ma ha voluto praticare un'arte di realismo. Purtroppo la storia lo ha condannato per oltre 40 anni. Solo da qualche tempo si è cominciato a riabilitarlo».
Tra i protagonisti anche uomini di scienza, come Gabriele Falloppia, Bernardino Ramazzini, Antonio Scarpa. Come medico a chi vanno le sue preferenze?
«A Scarpa, grandissimo anatomico e chirurgo. L'unico scienziato a livello europeo che l'Italia abbia prodotto nel Settecento. Cattedratico a 20 anni, si rifiutò di giurare fedeltà alla Francia. Esautorato, viene riammesso a Pavia dallo stesso Napoleone».
Inevitabile la presenza dello storico Muratori, ma anche di Tiraboschi autore della storia della letteratura italiana in 16 volumi. Un lavoro di tutto rispetto?
«Molti non conoscono la grandezza di Tiraboschi. Occorrerebbe dare più visibilità a queste figure».
Qual è la figura di riferimento per Modena?
«Il vescovo Leodoino che, nel IX secolo, ha ricostruito la città, come un governatore laico. E naturalmente Ferrari».
Francesco V sostiene nella sua intervista che la città nel XIX secolo era molto vivace culturalmente. Si può dire altrettanto oggi?
«Modena potrebbe fare molto di più, per la storia e il passato che ha. Ha le prerogative per essere una città turisticamente viva. Meriterebbe di essere meglio gestita».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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