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Modena, profughi, lo spettro baraccopoli

Modena, profughi, lo spettro baraccopoli

Prefetto ai sindaci: «Costretta ad aprire area accoglienza in pianura, se i Comuni non li ospiteranno»

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MODENA. È imminente l'arrivo di altri 500 profughi in Emilia-Romagna e tutte le province dovranno fare la loro parte nel piano di accoglienza, specie Modena che finora è stata “pecora nera” in regione.
Questo il cuore della comunicazione “urgentissima” che il prefetto di Bologna Ennio Mario Sodano ha inviato martedì pomeriggio a sindaci e presidenti di Unioni di tutta la regione per averli presenti al tavolo subito mercoledì mattina e mettere in chiaro che c'è necessità di un cambio di marcia nella gestione dei migranti, in un modo o nell'altro.


Anche perché, come lui stesso ha precisato, «non possono escludersi ulteriori arrivi anche alla luce dei continui sbarchi che si stanno registrando in queste ore». Tanto che per questo Bologna si sta già attrezzando per la realizzazione di un nuovo hub per la prima accoglienza dei richiedenti asilo (poi da smistare) perché quello attuale non basta più adesso e non basterà mai domani. Ma serve anche uno scatto collaborativo a cascata da parte degli altri enti.


La situazione emersa al tavolo (presente anche il direttore della Protezione civile regionale Maurizio Mainetti) è questa: l'Emilia-Romagna rispetto alle altre regioni ha un deficit di 1.200 profughi dalla quota ministeriale, e la “colpa” maggiore ce l'ha la provincia di Modena, che da sola è sotto di 750, rappresentando più del 60% del gap. Questo già un mese fa, quando lo sottolineò lo stesso prefetto Maria Patrizia Paba nel convocare un tavolo tutto modenese per annunciare l'incremento di quota di accoglienza dal 2,5 al 3,3 per mille. La stessa Paba mercoledì ha fatto capire chiaramente due cose ai modenesi. Innanzitutto che i comuni che ancora non ospitano devono farlo, a cominciare da quelli del cratere da cui ci si aspetta accoglienza ad almeno 300 persone. Ma anche nel ricco distretto ceramico c'è ancora chi è sotto quota, e in montagna addirittura comuni dove non c'è ancora nessuno (tipo Fanano, Montecreto, Riolunato e Prignano).


Seconda cosa da aver chiara ormai è che se non si trovano gli alloggi si passa al piano B: l'allestimento di aree con container (baraccopoli) a margine dei grandi centri urbani, oppure la riconversione di capannoni industriali a luoghi di alloggio. Cosa che però si vorrebbe in tutti i modi evitare, perché è chiaro che, pur con tutte le accortezze del caso, così si finirebbe per creare dei ghetti con ovvie questioni di sicurezza. Reggio, con rassegnato realismo, ci sta già pensando. Modena non ci vorrebbe arrivare, «però in mancanza di altro mi vedrò costretta a questo» è il senso del messaggio del prefetto. Chiaro lo sprone ai sindaci a fare quello che non è stato fatto finora. Ovvero a sollecitare davvero i privati, a fronte anche di episodi strani registrati nelle settimane scorse in giro per la provincia. Contratti con la Caleidos che erano quasi fatti e poi improvvisi dietrofront, col sospetto che siano stati motivati dalla paura dei privati di essere malvisti dalla comunità. In montagna soprattutto è innegabile il freno legato ai possibili contraccolpi di immagine turistica. Ma va detto che si tratta poi di piccoli numeri qui: i dieci comuni del Frignano, col loro basso indice demografico, ospitano già 81 persone. Ne mancano 59 al raggiungimento della quota, non tantissime. E c'è anche l'eccezione di Polinago, che ha 10 presenze: il doppio di quelle stabilite dall'accordo Anci.
Daniele Montanari

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