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Modena

S. Agostino, scoppia il caso Trombone 

Stefano Luppi
S. Agostino, scoppia il caso Trombone 

L’ex presidente Carimonte ora guida la CCC che ha vinto l’appalto. Italia Nostra chiede spazio nella “Conferenza dei servizi”

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MODENA. Sul recupero del Sant'Agostino potrebbero accendersi nuove polemiche, con l'associazione culturale Italia Nostra che chiede di entrare nella Conferenza dei servizi , al via tra pochi giorni. Ed emerge anche, collegato al tema, il "caso Trombone". Partiamo da qui. L'altra sera, durante una trasmissione sulle rete "Tvqui", è stato sollevato un tema riguardo al noto commercialista modenese Domenico Livio Trombone. Il professionista diventa ora un protagonista anche della riqualificazione del Sant'Agostino, il cui travagliato cantiere da 41 milioni di euro dovrebbe partire entro fine 2017 come ha annunciato giorni fa in commissione comunale il direttore della Fondazione Cassa di risparmio Luigi Benedetti. Trombone, infatti, oggi è presidente del Consorzio cooperativo Ccc che ha vinto nel 2014 l'appalto milionario per ridare vita all'ex ospedale settecentesco modenese. Qualcuno, appunto, ha sollevato problemi di opportunità - se non di vero e proprio conflitto di interessi - perché lo stesso Trombone fino a poche settimane fa era il presidente di "Carimonte Holding". L'ente, controllato per il 60% dalla stessa Fondazione Cassa di risparmio di Modena che ha deciso nel 2014 l'appalto del Sant'Agostino, di recente ha ceduto le sue partecipazioni in Unicredit banca e ha chiuso il 2016 con un passivo di 356 milioni di euro. Di recente il commercialista, accreditato di gestire una quarantina di incarichi contemporaneamente in enti e società tra cui Coop Alleanza 3.0, è entrato anche nel consiglio di amministrazione dell'Eni. Qui ha preso il posto di Alessandro Profumo, ossia del banchiere per anni a capo di Unicredit di cui la stessa Fondazione modenese attraverso Carimonte è uno dei soci principali. Interpellato da Tvqui sul tema di un ipotetico problema di conflitto di interessi il vicesindaco di Modena Gianpietro Cavazza ha detto: «Conflitto di interessi o questione di opportunità su questa vicenda? Ma nel 2014 quel conflitto di interessi non c'era". La Ccc intanto da tempo - e senza proteste, come invece di norma fanno le imprese che ottengono un appalto che poi non si trasforma in cantiere vero e proprio - attende di potere fare il lavoro che ha vinto. E qui si inserisce la vicenda Sant'Agostino che vede tra i suoi protagonisti anche l'ex giudice di Cassazione Giovanni Losavio, presidente di Italia Nostra Modena. «In questi giorni - spiega l'ambientalista che negli anni scorsi ha presentato un ricorso sul S.Agostino accolto dal Tar - chiederemo ufficialmente che Italia Nostra faccia parte della Conferenza dei servizi. In quella riunione con gli enti, tra cui quelli che decidono Comune e Soprintendenza, che hanno interessi legati al Sant'Agostino pensiamo di avere il diritto a starci. La legittimazione a esserci l'abbiamo, visto che siamo una associazione riconosciuta e portatrice di interessi pubblici diffusi. Del resto di recente siamo anche entrati nella Conferenza dei servizi di Fiorano-Spezzano dove si vuole realizzare un polo scolastico che lede l'interesse paesaggistico di quell'area». La guida della Conferenza dei servizi è del sindaco Gian Carlo Muzzarelli: ammetterà Losavio che ha definito il presidente di Italia Nostra un "distruttore di opportunità"? Si vedrà. Per ora Losavio si limita a ricordare, dal suo punto di vista, le vicende intorno a questo progetto oggi inserito in un più ampio "ridisegno" da 110 milioni di euro che comprende anche Palazzo dei Musei ed ex ospedale Estense. «Italia Nostra - continua Losavio - ha a suo tempo ottenuto l'annullamento del permesso di costruire al S.Agostino (senza entrare nel merito, ndr.). Ora vedo che con l'Accordo di programma fatto dalla amministrazione si va nella stessa direzione perché gli aspetti 'censurati' nella prima sentenza vengono riproposti tali e quali (Losavio, ha già ipotizzato un ulteriore intervento del Tar, ndr.). È stato certo un bene eliminare le torri di Gae Aulenti, ma ci sono problemi anche sulla copertura del cortile centrale». L'ex giudice spiega: «Nel progetto pesano alterazioni della disciplina urbanistica edilizia, quelle che un qualsiasi altro cittadino o la stessa pubblica amministrazione dovrebbe rispettare. Si manifestano proprio nella copertura del cortile centrale che non è un semplice cavedio, ma vanta una forma originale a tenaglia che si smarrirebbe. Si perderebbe con questa ristrutturazione il suo significato se il cortile interno che definisce le due braccia della tenaglia fosse assorbito all'interno».

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