Il D-day della Libertà sfila tra sorrisi e ferite di San Felice
Una folla ha accolto i 170 mezzi militari e i 500 “soldati” italiani e stranieri per un evento amarcord unico in Italia
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SAN FELICE. Afro ha novantasei anni e la fierezza di un bersagliere. Gli inglesi e gli americani quando lo catturarono, a lui e a tutti gli altri soldati italiani che combatterono sul fronte del Nord Africa, tributarono un “presentat’arm” in segno di rispetto e onore per il coraggio. Ha gli occhi lucidi Afro Manfredini quando rivede quei camion, le jeep, i mezzi militari che sbucano da via Mazzini nel D-day di San Felice. In un giorno di primavera ancora macchiato dalle ferite del terremoto che punteggiano tutt’attorno il centro storico. Sono cicatrici che resteranno - come dice papa Francesco - come quelle che la guerra ha lasciato ad Afro nel cuore e negli occhi. «Ho combattuto a Tobruk, a El Alamein... Dal 43’ al 46’ sono stato in un campo di prigionia a Tunisi ma a me è andata bene...».
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E scoppia a piangere ricordando i suoi commilitoni morti. «Cos’è per me il 25 Aprile? La libertà! Senza colore politico!. Sì libertà. Ai giovani dico: difendetela sempre». Lo abbracciano e vogliono una foto con Afro i “soldati” della Colonna della Libertà che hanno sfilato, gettato caramelle e cioccolate dai camion come gli yankee quando arrivavano in un’Italia in ginocchio. Il D-day che ieri mattina ha portato centinaia di persone a San Felice e domani replicherà a Finale è uno dei raduni storici più importanti d’Italia e commuove, fa sorridere, riempie i cuori di gioia unendo famiglie, generazioni.
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Merito di Sergio Gualdi, sanfeliciano doc, una passione per il collezionismo di mezzi e divise militari, che per un giorno sveste i panni di geometra della ricostruzione del terremoto per vestire quelli di marines dell’amarcord (e un evento - è un consiglio - che dovrebbe diventare fisso a San Felice e su cui col Comune costruire un vero progetto promozionale).
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«Ho voluto portare qui la Colonna della Libertà per dire che si può ricostruire oggi come allora.Questo è il mio paese...». Centosettanta i mezzi militari che sono sfilati tra due ali di folla in via Mazzini, sotto il castello e poi si sono accampati nella piazza del Mercato. Il “Silenzio” davanti al monumento ai caduti della corazzata Roma col sindaco Alberto Silvestri che accoglie la “task force” che da tre giorni - con base a Cento - parla lingue di mezzo mondo. Americani, inglesi, francesi, tedeschi, svizzeri, perfino dal Brasile. Tutti collezionisti di mezzi militari e divise.
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Ad organizzare il tutto la "North Apennines Po Valley Park", con Simone Guidorzi del Museo della Seconda Guerra Mondiale del Fiume Po a Felonica e altre cinque associazioni museali come la Gotica Toscana Onlus di Scarperia . Quasi cinquecento “soldati”, un D-day della libertà portato in giro a cavallo del Po per un mondo del collezionismo che non conosce confini, dove una jeep in buono stato costa 15-20mila euro e un carro armato Sherman arriva a 200mila. Mezzi e divise tedesche più rare costano di più... Ma questo importa poco a Afro, Sergio e la Colonna della Libertà. Oggi, domani e sempre è tempo di mettere “dei fiori nei vostri cannoni...”.
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