Profughi, altolà di Caleidos «Baraccopoli a Modena? No grazie»
La coop che segue l’accoglienza: «Difficili da gestire, non saremmo disponibili» «Il problema sono i privati che non offrono spazi. Soprattutto nella Bassa»
«Baraccopoli o capannoni industriali riconvertiti per ospitare i profughi? No, ci spiace ma non siamo disponibili ad occuparci dell'accoglienza così. Se si prende questa piega, noi ci chiamiamo fuori». Chiusura netta della coop Caleidos (principale operatore della provincia con già 1200 persone seguite) alla prospettiva ventilata mercoledì a Bologna nel summit "urgentissimo" convocato dal prefetto Ennio Mario Sodano per fare il punto con gli organi provinciali di tutta la regione, di fronte all'imminente arrivo di altri 500 profughi che va a complicare ulteriormente una situazione già squilibrata.L'Emilia-Romagna infatti è tuttora in deficit di 1.200 profughi rispetto alla quota ministeriale, e in questo una "responsabilità pesante" ce l'ha la provincia di Modena, che da sola è sotto di 750, circa il 60% del gap. Motivo per cui serve soprattutto qui un cambio di marcia, tanto che il prefetto Maria Patrizia Paba ha rilanciato con forza ai sindaci l'avvertimento già lanciato un mese fa. Ovvero, se non si riscontra maggiore collaborazione nel sollecitare i privati a mettere a disposizione gli alloggi, si passa inevitabilmente all'allestimento (a margine dei grandi centri urbani) di aree con container o al riutilizzo dei capannoni dismessi.Lei non ci vorrebbe arrivare, conscia di tutte le incognite legate anche alla sicurezza, ma se le cose non cambiano dovrà farlo. «E chi va a gestire poi centri del genere? Noi di sicuro no - rimarca Elena Oliva, presidente della Caleidos - ci siamo confrontati coi colleghi di fronte alla prospettiva e su questo siamo tutti d'accordo. Perché crediamo in un modello di integrazione inattuabile in realtà così, che si trasformano in ghetti con enormi criticità, come si è visto a Cona, nel veneziano. O per diventare un altro Cie a Modena, e allora se ne occupino altri. Qui serve un lavoro diverso sui territori da parte dei sindaci e non solo, per trovare alloggi che ci sono perché i dati sugli sfitti sono evidenti».Una questione che riguarda tutta la provincia, ma in particolare la Bassa e il cratere: «È un'area che da sola dovrebbe ospitare quasi 300 profughi, ma fatichiamo tantissimo per collocare anche solo poche persone» sottolinea. «Qualcosa abbiamo trovato a San Felice, ma ad esempio a Mirandola e Finale niente. Non so se sia per pressioni politiche o meno, ma è assurdo per centri così grandi. A San Possidonio e Medolla i sindaci ci hanno garantito collaborazione, ma mancano ancora i privati». E dire che l'offerta economica non è trascurabile: «Diamo ai proprietari 150-200 euro al mese per ogni profugo ospitato - nota - per appartamenti grandi arriviamo a 1500 euro al mese che sono ben oltre la quota di mercato». E questo nonostante la Caleidos aspetti sempre dal Ministero dell'Interno parecchi soldi: «Ci devono dare ancora una coda di dicembre, più febbraio e marzo: ad oggi lo Stato con noi è in debito di 3 milioni». Notizie migliori invece sul fronte economico per i Comuni, a cui sono appena arrivati dalla Prefettura 500 euro per ogni profugo ospitato nel 2016 in base alle operazioni Mare Nostrum e Triton. La Caleidos sembra meno preoccupata per la montagna: «Ci sono ancora comuni dove non c'è nessuno, ma qui si parla di un deficit di sole 59 persone e comunque qualcosa si sta muovendo. E nel centro più grande, Pavullo, l'integrazione funziona». Con già 1200 persone da seguire, che prospettive si vede ora davanti la Caleidos? «Noi ci saremmo fermati anche molto prima - precisa la Oliva - ma il bisogno era evidente. Possiamo forse arrivare a 1500, a fronte delle nuove ondate. Ma ci servono appartamenti, il punto è sempre quello».
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