modena city ramblers in concerto a villa sorra
«Il 25 aprile deve essere la festa di tutti»
CASTELFRANCO. «Tutti vogliono portare il 25 aprile dalla propria parte, senza vedere una festa comune». Sono parole di Franco “Franchino” D’Aniello, storico componente dei Modena City Ramblers che...
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CASTELFRANCO. «Tutti vogliono portare il 25 aprile dalla propria parte, senza vedere una festa comune». Sono parole di Franco “Franchino” D’Aniello, storico componente dei Modena City Ramblers che oggi, in occasione delle celebrazioni del 25 aprile, suoneranno a Villa Sorra alla manifestazione “Le Radici e le Ali” organizzata dal Comune di Castelfranco. Per lui ed i suoi compagni è il primo 25 aprile da quando è stato pubblicato, il 10 marzo, il nuovo album “Mani come rami, ai piedi radici”, che ha visto un approccio diverso alla musica da parte della band.
Cos’è per voi il 25 aprile?
«Forse la data più importante, sia come gruppo che come persone. È dedicata alla memoria e al suo perdurare, e ricercarla è uno dei pochi valori cui riusciamo a rimanere attaccati. È sinonimo di quella libertà che l’uomo sta perdendo. Siamo fortunati ad essere figli di questa liberazione».
Oggi ci saranno molte manifestazioni, di significato anche diverso tra di loro.
«Questo 25 aprile è figlio di una società un po’ malata e disunita con pochissimo senso civico. Anni fa era una festa unica ed importante, un pensare e un capire che non saremmo qua senza la Liberazione. Ora c’è chi pensa che staremmo meglio senza, e non sono solo i nostalgici. È per questo che bisogna rimanere il più uniti possibile e pensare al concetto di libertà».
Oggi suonerete per un pubblico giovane.
«Nel nostro pubblico c’è stato un grande ricambio generazionale, e negli ultimi anni ci sono sempre più giovani, è una cosa che ci riempie d’orgoglio. Significa che hanno voglia di sentire le storie dei partigiani e di un mondo di ideali sempre più emarginato».
Il nome della festa, “Le Radici e le Ali”, è legato al vostro nuovo album?
«In realtà è casuale, le radici fanno parte dell’essere emiliani. Parlano della Liberazione, della vita contadina. Per questo album, invece, ci siamo misurati con le nuove tecnologie. Quando il mondo va in una direzione bisogna prenderne gli aspetti positivi. L’album rappresenta una novità anche per il contenuto: ci sono le musiche tradizionali è più marcata la componente rock delle canzoni, e i testi parlano di vicende più intime». (ev)
Cos’è per voi il 25 aprile?
«Forse la data più importante, sia come gruppo che come persone. È dedicata alla memoria e al suo perdurare, e ricercarla è uno dei pochi valori cui riusciamo a rimanere attaccati. È sinonimo di quella libertà che l’uomo sta perdendo. Siamo fortunati ad essere figli di questa liberazione».
Oggi ci saranno molte manifestazioni, di significato anche diverso tra di loro.
«Questo 25 aprile è figlio di una società un po’ malata e disunita con pochissimo senso civico. Anni fa era una festa unica ed importante, un pensare e un capire che non saremmo qua senza la Liberazione. Ora c’è chi pensa che staremmo meglio senza, e non sono solo i nostalgici. È per questo che bisogna rimanere il più uniti possibile e pensare al concetto di libertà».
Oggi suonerete per un pubblico giovane.
«Nel nostro pubblico c’è stato un grande ricambio generazionale, e negli ultimi anni ci sono sempre più giovani, è una cosa che ci riempie d’orgoglio. Significa che hanno voglia di sentire le storie dei partigiani e di un mondo di ideali sempre più emarginato».
Il nome della festa, “Le Radici e le Ali”, è legato al vostro nuovo album?
«In realtà è casuale, le radici fanno parte dell’essere emiliani. Parlano della Liberazione, della vita contadina. Per questo album, invece, ci siamo misurati con le nuove tecnologie. Quando il mondo va in una direzione bisogna prenderne gli aspetti positivi. L’album rappresenta una novità anche per il contenuto: ci sono le musiche tradizionali è più marcata la componente rock delle canzoni, e i testi parlano di vicende più intime». (ev)
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