L'aiuto che le chiediamo, Presidente Mattarella
di Enrico Grazioli
“Così giunsi ai giorni della Resistenza senza saperne nulla, se non lo stile: fu stile, tutta luce, memorabile coscienza di sole. Non poté mai sfiorire, neanche per un istante, neanche quando l'Europa...
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“Così giunsi ai giorni della Resistenza senza saperne nulla, se non lo stile: fu stile, tutta luce, memorabile coscienza di sole. Non poté mai sfiorire, neanche per un istante, neanche quando l'Europa tremò nella più morta vigilia”. Senza saperne nulla, scriveva Pier Paolo Pasolini: di quell’alba nascente di giustizia, di quella luce che attraversando la vita e spesso la morte cambiava intensità, fino a farsi infine speranza. Cosa ne sappiamo noi, 70 e passa anni dopo? Presidente Mattarella, se una cosa possiamo chiederLe oggi, mentre ci fa il dono di festeggiare la Liberazione con noi a Carpi e a Fossoli, è questa: ci aiuti a sapere. Da cosa dobbiamo liberare il nostro sguardo oggi per cogliere ancora quella luce. Perché a volte pensiamo che solo sciogliendo noi stessi dalle nostre paure, potremo difendere la nostra libertà e costruire quella di chi ancora non la può vivere come noi: noi liberi persino di non comprenderla, svilirla, ferirla, sprecarla; solo avendo un po’ almeno del coraggio che ebbe chi diede sé stesso, e magari anche ciò di cui neppure sapeva essere capace, per farci liberi, liberati. Ci dica, presidente, Lei che incarna quei valori e ne è garante nel rappresentarci davanti alla storia come al futuro: come non tremare, ad esempio, insieme all’Europa di oggi, così diversa e così uguale a quella che il giovane Pasolini ricordava; come dare ascolto, magari, a un Papa passato pochi giorni fa nella stessa città che oggi abbraccia Lei, quando dice che i campi profughi intorno a noi sono “i nuovi lager”; come cogliere il pericolo di ogni realtà in cui vengono rinchiuse le persone e negati i diritti. Come fare, presidente, a saperne qualcosa della libertà. E a farle festa, a ogni alba che nascerà.
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