«Renzi? Un leader ammaccato»
di Luca Gardinale
Orlando ai sostenitori: «Il referendum ci ha fatto capire molto. Nuova chance all’ex premier o al Pd?»
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Tecnicamente era l’appuntamento numero 12 (per fortuna l’ultimo della giornata), perché prima c’era stata mezza Emilia, da Parma a Bologna.
Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, sfidante di Matteo Renzi e Michele Emiliano alle primarie con le quali domenica prossima il Pd sceglierà il nuovo segretario, è arrivato al forum Monzani ieri sera alle 21.30. In platea tanti volti noti - dall’ex sindaco Giorgio Pighi ai parlamentari Stefano Vaccari e Davide Baruffi, dal segretario provinciale del Pd Lucia Bursi al consigliere regionale Luca Sabattini, dall’ex assessore modenese allo Sport Antonino Marino all’attuale titolare dell’Urbanistica Anna Maria Vandelli - ma anche tanti esponenti della 'base' del Pd.
In sala anche gli ex renziani Marco Miana e Fabio Rossi, mentre a prendere la parola dal palco è stata anche la presidente provinciale dell'Anpi Aude Pacchioni: «Il partito - ha detto - deve essere più partecipato, mentre oggi in Italia viviamo in una democrazia troppo fragile». A introdurre il candidato alla segreteria nazionale è stato Marco Biagini, vicesindaco di Fiorano e coordinatore del Comitato per Orlando: «Al referendum tante persone ci hanno detto no - ha spiegato - e hanno detto no alla guida del nostro partito. Lo Stato deve recuperare la vicinanza alle persone che soffrono, che fanno fatica: credo che Andrea Orlando lo abbia detto in maniera chiara e sobria».
A parlare è stato anche Mauro Lusetti, presidente nazionale di Legacoop: «Da anni non ho più la tessera del Pd - ha detto - ma credo sia importante sottolineare che stasera non ci sono solo gli iscritti, ma anche i cittadini. È importante che il 30 vadano a votare in tanti. Non faccio dietrologia ma aver costruito questo percorso in tempi così stretti è sicuramente un problema».
Lusetti ha spiegato: «Voterò Orlando perché nella sua mozione ci sono tanti aspetti che apprezzo. Si tratta di un progetto all’altezza delle sfide e dei bisogni del Paese. Il partito si è diviso e non è stato capace di fare sintesi: nella mozione di Orlando il tema dell’unità c’è, credo valga la pena sottoscrivere la sua mozione».
Per Filippo Molinari, sindaco di Medolla e possibile candidato alla guida del Pd dal 2018, «la campagna referendaria che abbiamo condiviso è stata giusta, ma ci siamo pian piano resi conto dell’isolamento sociale e politico in cui il nostro partito si trovava e si trova ancora oggi. Fuori c’è un mondo che forse ha smesso di capirci: un mondo che va ricomposto senza aver paura di andare a fondo nelle discussioni. Non servono le adunate per farsi ascoltare, ma bisogna ricostruire la nostra comunità».
La parola è quindi passata al ministro Orlando, che ha invitato «a riscoprire la forza e la compattezza dei partiti nella formazione della classe dirigente in un momento in cui c'è la corsa a dimostrare di non aver mai avuto nulla a che fare con i partiti, come dimostra il 'Macronismo' dopo il risultato francese». Per quanto riguarda la sfida di domenica, Orlando ha detto che «si tratta di scegliere se dare una chance ad un leader che è stato ammaccato dal referendum o darla al Pd».
Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, sfidante di Matteo Renzi e Michele Emiliano alle primarie con le quali domenica prossima il Pd sceglierà il nuovo segretario, è arrivato al forum Monzani ieri sera alle 21.30. In platea tanti volti noti - dall’ex sindaco Giorgio Pighi ai parlamentari Stefano Vaccari e Davide Baruffi, dal segretario provinciale del Pd Lucia Bursi al consigliere regionale Luca Sabattini, dall’ex assessore modenese allo Sport Antonino Marino all’attuale titolare dell’Urbanistica Anna Maria Vandelli - ma anche tanti esponenti della 'base' del Pd.
In sala anche gli ex renziani Marco Miana e Fabio Rossi, mentre a prendere la parola dal palco è stata anche la presidente provinciale dell'Anpi Aude Pacchioni: «Il partito - ha detto - deve essere più partecipato, mentre oggi in Italia viviamo in una democrazia troppo fragile». A introdurre il candidato alla segreteria nazionale è stato Marco Biagini, vicesindaco di Fiorano e coordinatore del Comitato per Orlando: «Al referendum tante persone ci hanno detto no - ha spiegato - e hanno detto no alla guida del nostro partito. Lo Stato deve recuperare la vicinanza alle persone che soffrono, che fanno fatica: credo che Andrea Orlando lo abbia detto in maniera chiara e sobria».
A parlare è stato anche Mauro Lusetti, presidente nazionale di Legacoop: «Da anni non ho più la tessera del Pd - ha detto - ma credo sia importante sottolineare che stasera non ci sono solo gli iscritti, ma anche i cittadini. È importante che il 30 vadano a votare in tanti. Non faccio dietrologia ma aver costruito questo percorso in tempi così stretti è sicuramente un problema».
Lusetti ha spiegato: «Voterò Orlando perché nella sua mozione ci sono tanti aspetti che apprezzo. Si tratta di un progetto all’altezza delle sfide e dei bisogni del Paese. Il partito si è diviso e non è stato capace di fare sintesi: nella mozione di Orlando il tema dell’unità c’è, credo valga la pena sottoscrivere la sua mozione».
Per Filippo Molinari, sindaco di Medolla e possibile candidato alla guida del Pd dal 2018, «la campagna referendaria che abbiamo condiviso è stata giusta, ma ci siamo pian piano resi conto dell’isolamento sociale e politico in cui il nostro partito si trovava e si trova ancora oggi. Fuori c’è un mondo che forse ha smesso di capirci: un mondo che va ricomposto senza aver paura di andare a fondo nelle discussioni. Non servono le adunate per farsi ascoltare, ma bisogna ricostruire la nostra comunità».
La parola è quindi passata al ministro Orlando, che ha invitato «a riscoprire la forza e la compattezza dei partiti nella formazione della classe dirigente in un momento in cui c'è la corsa a dimostrare di non aver mai avuto nulla a che fare con i partiti, come dimostra il 'Macronismo' dopo il risultato francese». Per quanto riguarda la sfida di domenica, Orlando ha detto che «si tratta di scegliere se dare una chance ad un leader che è stato ammaccato dal referendum o darla al Pd».
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