Gazzetta di Modena

Modena

Carta d’identità, profughi nel limbo 

di Luca Gardinale
Carta d’identità, profughi nel limbo 

Problemi per l’iscrizione nelle liste anagrafiche, il ministero la prevede, ma le cooperative e i Comuni frenano

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In altre città la questione ha creato conflitti istituzionali, con sindaci contro prefetti e associazioni contro cooperative. La questione, piuttosto delicata, è quella dell’iscrizione anagrafica e del rilascio della carta d’identità ai profughi, che secondo il ministero dell’Interno dovrebbe essere garantita.
Dovrebbe, appunto, perché nella realtà le cose non stanno proprio così. Ne sa qualcosa un gruppo di persone, legate alla parrocchia di Sant’Antonio, alla Cittadella, che da tempo lavora proprio per garantire ai profughi il diritto ad avere una carta d’identità.
«Quello all’iscrizione anagrafica - spiegano Giulia Ognibene, Mattia Ferrari e Manuela Di Grazia – è un diritto fondamentale, come sostiene il ministero dell’Interno, che parla di ‘presupposto per qualsiasi processo di integrazione degli stranieri, compresi i beneficiari di protezione internazionale e i richiedenti asilo’. La questione - spiegano ancora i tre cittadini impegnati a fianco dei profughi – riguarda due tipi di situazione, ovvero i richiedenti asilo e le persone senza fissa dimora. Nel primo caso, la legge stabilisce chiaramente che i richiedenti asilo, sia quelli ospitati con il progetto ‘Sprar’, sia quelli arrivati con il ‘Mare Nostrum’, ovvero la stragrande maggioranza, hanno il diritto-dovere di chiedere l’iscrizione anagrafica, indicando come luogo di dimora abituale la struttura presso la quale sono ospitati, che può essere un hotel o un appartamento. Nel caso delle persone senza fissa dimora, tra le quali ci sono molti profughi che hanno ottenuto la protezione internazionale umanitaria ma che attualmente non hanno una casa, secondo il ministero è possibile effettuare l’iscrizione anagrafica presso una via territorialmente non esistente (ma istituita dal Comune), indicando di avere nel Comune il proprio domicilio». Questo, almeno, in teoria. Perché nella pratica molti dei richiedenti asilo accolti in provincia hanno fatto sapere ai cittadini impegnati in questa battaglia di non poter richiedere l’iscrizione anagrafica: in sostanza, esiste un accordo tra le cooperative che hanno vinto gli appalti e i Comuni in base al quale i profughi ospitati nei Centri di accoglienza straordinaria non possono presentare domanda di iscrizione anagrafica.
«A quel punto – spiegano ancora Ognibene, Ferrari e Di Grazia - insieme all’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, abbiamo scritto alla Prefettura, che ci ha ricevuti il 6 marzo scorso». La posizione di viale Martiri, che era all'oscuro della situazione, è molto chiara: l’accordo in questione non può essere valido, mentre i richiedenti asilo devono poter esercitare il loro diritto di ottenere l’iscrizione anagrafica.
«Ma le resistenze non sono cadute – spiegano ancora i tre cittadini impegnati nella battaglia – tanto che il sindaco di Modena Muzzarelli, replicando a un’interrogazione consiliare del 16 marzo, ha fatto sapere che ‘ai richiedenti asilo ospitati con lo Sprar viene concessa l’iscrizione anagrafica, mentre ciò non avviene per quelli ospitati nei Centri di accoglienza straordinaria’». Quindi, il 25 marzo scorso, tre richiedenti asilo e una persona senza fissa dimora, tutti muniti di permesso di soggiorno, si sono recati in anagrafe, ma anche in questo caso il personale ha spiegato di non poter procedere con l’iscrizione. A metà aprile è arrivata una svolta, ma solo parziale: la Prefettura ha inviato a tutti i Comuni modenesi una nota in cui si spiega che i richiedenti asilo hanno diritto all’iscrizione anagrafica temporanea, che di fatto non costituisce residenza. «Una cosa incomprensibile – riprendono Ognibene, Ferrari e Di Grazia – perché il ministero dell’Interno, con una circolare dell’agosto 2016, prevede l’iscrizione all’anagrafe della popolazione residente anche per i richiedenti asilo». Una battaglia difficile, insomma, che i tre cittadini vogliono continuare a portare avanti: «Oltre ad essere diritti tutelati dalla legge – concludono – l’iscrizione anagrafica e il possesso di una carta d’identità sono strumenti importanti per i profughi che vogliono cercare casa e un lavoro».

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