Cemento scadente, l’indagine di Modena si allarga
Oltre alle cinque imprese già conosciute, verifiche anche sulla Marchesini Group di Carpi e due fienili nel Ferrarese
MODENA. L’indagine “Cubetto” non poteva ritenersi conclusa con gli accertamenti su scuole e cinque capannoni della Bassa terremotata. Troppi gli incartamenti sequestrati da Polizia di Stato e polizia municipale di Modena, su richiesta del pubblico ministero Claudia Ferretti, per non attendersi ulteriori sviluppi. Che puntualmente sono arrivati e che oggi approderanno in tribunale. Davanti al giudice per le indagini preliminari, infatti, saranno conferiti gli incarichi ai periti dell’incidente probatorio, tecnici che dovranno cristallizzare la prova nel processo che a oggi vede 16 persone e tre aziende indagate ( Betonrossi, Industria Cementi Giovanni Rossi, A&C Costruzioni) per associazione a delinquere e truffa ai danni dello Stato.
Ma alle imprese già coinvolte come vittime nel primo filone di inchiesta - la Zimor del polo industriale di Finale, la Medica di Medolla, l’Off Mecc di Mirandola, l’Acetum di Cavezzo e l’Agritecnica di San Felice - si sono aggiunti altre costruzioni di proprietà del gotha della Confindustria regionale.
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A Carpi, gli inquirenti si sono infatti concentrati sulla Marchesini Group, grande player del settore packaging, inaugurata in ottobre in via Emilia Romagna. La proprietà è di Maurizio Marchesini, presidente regionale dell’associazione confindustriale. Si tratta, con i suoi 14 mila metri quadrati di superficie, del più grande polo italiano delle macchine per la termoformatura, la tecnica di stampaggio di materie plastiche a caldo utilizzata per la realizzazione dei blister farmaceutici. La realizzazione dello stabilimento ha comportato un investimento di 14 milioni di euro. Secondo gli investigatori, il calcestruzzo fornito dalla galassia Betonrossi per realizzare l’imponente polo produttivo è di tipo piuttosto scadente e quantomeno al di sotto delle soglie minime, necessarie per garantire la massima sicurezza antisismica.
Davanti al gip, che prenderà in considerazione soltanto le posizioni di Zimor, Agritecnica, Acetum e Marchesini Group, finiranno anche due fienili costruiti nel Ferrarese, che risultano di proprietà di Ennio Manuzzi, già presidente di Confindustria Ferrara e titolare della ceramica Sant’Agostino, stabilimento distrutto dal sisma del 2012 e che piange due morti, Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni.
Stavolta Manuzzi, così come tutti i proprietari delle altre imprese coinvolte dall’inchiesta “Cubetto”, è vittima. Ovviamente non poteva sapere che il calcestruzzo fornito dalla Betonrossi di Piacenza fosse scadente.
Con l’udienza odierna parte quindi il secondo filone dell’indagine, già approdata nelle aule di tribunale con la scuola media di Finale per cui si attendono gli esiti degli accertamenti sui carotaggi a fine maggio. Anche l’incidente probatorio sui capannoni degli imprenditori si svilupperà in modo analogo: saranno effettuati scavi e prelievi dalle fondamenta e poi inviati ad un laboratorio specializzato. In alcuni casi quei prelievi sono già stati eseguiti privatamente e sono sempre arrivate rassicurazioni, ma secondo investigatori e procura è meglio avere una certezza sancita da un giudice.
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