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«I giovani difendano la libertà» 

«I giovani difendano la libertà» 

Centro città gremito per le cerimonie di commemorazione del 25 Aprile

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Centro storico gremito, ieri mattina, con tantissimi giovani e non, per la commemorazione del 25 aprile, festa della Liberazione e della Resistenza. Dopo la messa il corteo, con la banda, i rappresentanti delle istituzioni, militari e civili, e delle associazioni combattentistiche e d'arma, ha percorso le vie della città, facendo tappa nei principali luoghi che ricordano i caduti per la Libertà e per la Patria, giungendo infine in un'affollatissima piazza Garibaldi, dove, dopo gli onori al monumento ai caduti, il vicesindaco Maria Savigni e la presidente dell'Anpi Sassuolo, Antonia Bertoni, hanno pronunciato i tradizionali discorsi. Il vicesindaco, dopo aver portato i saluti del primo cittadino, Claudio Pistoni, impegnato a Carpi per la visita del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto sottolineare come la festa della Liberazione non debba essere una mera ricorrenza della tradizione, bensì un momento in cui riflettere sul sacrificio di tanti giovani per la libertà, e, soprattutto, sui valori che il loro eroico gesto ha lasciato a tutti noi. Nel discorso anche diversi riferimenti all'oggi: dai venti di guerra che continuano a soffiare nel mondo, ai problemi di annichilimento della nostra società. «Le forze dell'ordine – ha affermato Savigni salutando le rappresentanze militari - stanno pagando un prezzo assai alto per difendere la nostra sicurezza e hanno bisogno di tutta la nostra riconoscenza. Da quel 25 aprile sono passate tre generazioni e tanto è cambiato. Dopo la fine della seconda guerra mondiale pensavamo di aver sepolto l'idea di guerra, ma purtroppo non è così; pensavamo di aver abbattuto i muri, che invece continuano ancora a sorgere, alimentati dai populismi. Noi siamo gli eredi dell'impresa partigiana e dobbiamo essere i continuatori di quella cultura antifascista, di uguaglianza, partecipazione e libertà. Nella società di oggi a volte mancano quell'umanità e quel senso di bene comune che animarono la lotta partigiana. Ricordando il sacrificio di quei giovani dobbiamo normalizzare i nostri rapporti umani e soprattutto combattere il nichilismo di chi crede tutto vada male e, arrendendosi, non fa nulla».
Andrea Gilioli

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