«Un 25 Aprile di rinascita»
Recital di David Riondino, le testimonianze su lavoro e collaborazionisti nel ’45
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Parole e musica, ricordi e pagine di vita vissuta con la voce di chi ha saputo far rivivere le tensioni e i sogni dei ventenni del dopoguerra.
Il 25 Aprile dei modenesi è stato ricco di momenti e appuntamenti ma le centinaia di persone che hanno assistito in piazza al recital di David Riondino hanno potuto assistere a un momento più rievocativo che celebrativo.
Quando si parla di memoria condivisa si parla di slogan attuali, di polemiche sul numero di morti o di torti. La verità dei fatti, scolorita dopo 70 anni dalla fine della guerra, torna invece ad avere tutti i suoi colori con le testimonianze di chi all’epoca raccontava per iscritto ciò che aveva appena vissuto. In questo la scrittura dei testi scritti non ha avuto nulla di artificiale; non c’era bisogno di una sceneggiatura per riportare gli articoli di Ilva Vaccari, socialista, sulle colonne del Domani nel 1945 o di un operaio delle Fonderie piuttosto che di quelle di una sigaraia della Manifattura Tabacchi. La selezione dei testi effettuata dagli archivi dell’Istituto Storica della resistenza ha fornito ampio materiale,
Gli studenti dell’istituto musicale Vecchi - Tonelli poi sono stati bravissimi nel rendere, negli intermezzi musicali, le canzoni dell’epoca arrangiate per un ensemble che sembrava una piccola orchestra da camera. Ma cos’hanno raccontato, a distanza di quattro generazioni, le voci dei giovani della Modena da poco liberata dall’occupazione nazifascista?
Dei problemi di tutti i giorni. Ilva Vaccari racconta in quei giorni, a chi non lo sapeva ancora, di quella forte e pacifica immigrazione silenziosa di bambini che arrivavano da paesi e città in miseria dopo i bombardamenti, dall’Appennino modenese come da Roma o Napoli, per venire a passare l’estate nelle campagne, dove almeno c’era da mangiare tutti i giorni. Una catena di solidarietà vera che per qualcuno di loro è significata un’adozione di fatto prima di tornare in famiglia. E ancora i problemi delle fabbriche da far ripartire, con imprenditori svogliati, abituati com’erano ai sovrapprofitti delle commesse belliche. Dello stesso tenore anche la testimonianza di una giovanissima operaia della Manifattura, che ricorda i difficili giorni di chi era privilegiata ad avere un posto da operaia rispetto a una coetanea che era a servizio in famiglia.
Saverio Cioce
Il 25 Aprile dei modenesi è stato ricco di momenti e appuntamenti ma le centinaia di persone che hanno assistito in piazza al recital di David Riondino hanno potuto assistere a un momento più rievocativo che celebrativo.
Quando si parla di memoria condivisa si parla di slogan attuali, di polemiche sul numero di morti o di torti. La verità dei fatti, scolorita dopo 70 anni dalla fine della guerra, torna invece ad avere tutti i suoi colori con le testimonianze di chi all’epoca raccontava per iscritto ciò che aveva appena vissuto. In questo la scrittura dei testi scritti non ha avuto nulla di artificiale; non c’era bisogno di una sceneggiatura per riportare gli articoli di Ilva Vaccari, socialista, sulle colonne del Domani nel 1945 o di un operaio delle Fonderie piuttosto che di quelle di una sigaraia della Manifattura Tabacchi. La selezione dei testi effettuata dagli archivi dell’Istituto Storica della resistenza ha fornito ampio materiale,
Gli studenti dell’istituto musicale Vecchi - Tonelli poi sono stati bravissimi nel rendere, negli intermezzi musicali, le canzoni dell’epoca arrangiate per un ensemble che sembrava una piccola orchestra da camera. Ma cos’hanno raccontato, a distanza di quattro generazioni, le voci dei giovani della Modena da poco liberata dall’occupazione nazifascista?
Dei problemi di tutti i giorni. Ilva Vaccari racconta in quei giorni, a chi non lo sapeva ancora, di quella forte e pacifica immigrazione silenziosa di bambini che arrivavano da paesi e città in miseria dopo i bombardamenti, dall’Appennino modenese come da Roma o Napoli, per venire a passare l’estate nelle campagne, dove almeno c’era da mangiare tutti i giorni. Una catena di solidarietà vera che per qualcuno di loro è significata un’adozione di fatto prima di tornare in famiglia. E ancora i problemi delle fabbriche da far ripartire, con imprenditori svogliati, abituati com’erano ai sovrapprofitti delle commesse belliche. Dello stesso tenore anche la testimonianza di una giovanissima operaia della Manifattura, che ricorda i difficili giorni di chi era privilegiata ad avere un posto da operaia rispetto a una coetanea che era a servizio in famiglia.
Saverio Cioce
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